David Stern è la NBA

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Nella serata italiana di capodanno, il 1 gennaio 2020, a New York si è spento a 77 anni David Stern, storico commissioner NBA dal 1984 al 2014. Precedentemente, dal 1980, era stato vice di Larry O’Brien, il commissioner che oggi, grazie a Stern, dà il nome al trofeo di campioni NBA. Quando si insediò, Stern trovò una Lega non allo sbando, ma quasi: le partite, persino alcune delle Finals, venivano spesso trasmesse in differita, le arene erano sempre mezze vuote ed i ricavi incredibilmente miseri. Nel corso di 30 anni di lavoro, l’avvocato newyorchese riuscì a trasformare un piccolo campionato sportivo in una Lega globale ed un brand riconosciuto in tutto il mondo, tra i più ricchi nella storia dello sport.

David Stern nel corso del proprio mandato fu però anche spesso e volentieri molto criticato. In molti si ricorderanno le polemiche per aver “vietato” la trade che avrebbe portato Chris Paul ai Lakers nel 2011, anche se il commissioner era legittimato dal fatto di essere, in quel momento, owner dei New Orleans Hornets. E’ il caso più recente, ma non l’unico: dall’aver truccato la Lottery per favorire un big market come i Knicks nel 1985, al dress code che fece infuriare Allen Iverson nel 2003, fino al 2007 col caso di Tim Donaghy e le partite truccate, sono state diverse le occasioni nelle quali si sono gettate ombre verso l’ex commissioner.

Per quanto numerose possano essere state le controversie, sono e rimarranno comunque infinitesimamente inferiori ai meriti di Stern, probabilmente il miglior dirigente di una Lega sportiva nella storia. In questo articolo abbiamo raccolto 10 innovazioni o cambiamenti che sono stati introdotti durante il suo mandato trentennale, per avere una percezione reale di come Stern abbia plasmato la NBA. Sono i più importanti, ma non tutti. Menzione va sicuramente fatta anche per le lotta alla droga, in particolare alla cocaina, che dilagava tra i giocatori negli anni Settanta e Ottanta: una battaglia che culminò nella coraggiosa squalifica a vita a Micheal Ray Richardson, soprannominato Sugar per ovvi motivi, un All Star. E come non ricordare anche la gestione del caso di Magic Johnson, accompagnato da Stern verso il ritorno in campo nonostante il ritiro di qualche mese prima a causa della contrazione del virus dell’HIV?

 

1 – Il numero di franchigie NBA e la loro espansione

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Moe Doiron/CP

Quando David Stern divenne commissioner nel 1984, la NBA contava 23 franchigie. Nel corso dei 30 anni a capo dell’Associazione, il numero di squadre è salito fino alle 30 di oggi, cifra raggiunta definitivamente nel 1995 con la nascita dei Toronto Raptors. Non solo: con Stern la NBA si è espansa anche globalmente. Il mese scorso il suo successore Adam Silver ha annunciato che, a partire dall’anno prossimo, una squadra di G-League avrà sede in Messico. Stern anticipò di gran lunga i tempi portando invece la NBA in Canada, prima a Vancouver con i Grizzlies e poi proprio a Toronto con i Raptors.

 

2 – Una Lega “globale”: i Global Games

David Stern è stato il primo a credere nella possibilità di portare il prodotto NBA in tutto il mondo, ed il primo a cercare attivamente di farlo. Non è un caso che solo dopo il suo insediamento, nel 1984, si tentò il primo esperimento con i cosiddetti Global Games: amichevoli pre-stagionali fuori dai confini americani. Tra l’altro il primo incontro di questo tipo fu proprio in Italia, a Milano, tra Phoenix Suns e New Jersey Nets. Dopo qualche anno di pausa, i Global Games sono diventati appuntamento fisso ogni settembre-ottobre a partire dal 1991, con partite disputate in Messico, Regno Unito, Porto Rico, Spagna, Germania, Francia, Cina, Filippine, India, Brasile e Giappone.

E’ stato invece nel 1990 che fu avviato il progetto delle partite di stagione regolare giocate anch’esse fuori dai confini nazionali: finora in Giappone, Messico, Regno Unito e Francia. Tutto questo ha consentito anche a tifosi stranieri, che visti i tempi non avevano la possibilità di seguire le gare in televisione, di appassionarsi alla NBA.

 

3 – Il Dream Team e Team USA come lo conosciamo oggi

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E’ stato solo col Dream Team in occasione delle Olimpiadi di Barcellona 1992 che i giocatori NBA hanno iniziato ad essere convocati da Team USA, prima di quell’anno, in pieno spirito olimpico, ai Giochi non partecipavano atleti professionisti americani, ma solo talenti del college: Karl Malone, ad esempio, ha rivelato di essere stato escluso dalla Nazionale quando militava ancora a Louisiana Tech. Il problema era che altre Nazionali, soprattutto l’Unione Sovietica, disponevano di professionisti che giocavano in Europa ed iniziavano ad avere un chiaro vantaggio, tanto che l’URSS aveva sconfitto proprio gli USA quattro anni prima in semifinale, condannando gli americani al terzo posto, il loro peggiore risultato olimpico di sempre fino a quel momento.

David Stern fu a capo del progetto Dream Team, anche se, come da lui stesso ammesso più avanti, inizialmente tutta la NBA non sembrava convinta di aprire le porte della Nazionale ai professionisti. Nonostante questo, il commissioner si convinse a procedere e creò un fenomeno capace di attirare l’attenzione mondiale sul basket americano come mai prima d’ora.

 

4 – La nascita della free agency

Sembrerà strano a molti, ma fino al 1988 la unrestricted free agency NBA non esisteva. Se eri un giocatore, per lasciare una squadra potevi solo essere scambiato ad un’altra. Non avevi altre possibilità, anche quando il tuo contratto scadeva: o rinnovavi, o la tua franchigia decideva di scambiarti. E’ stato con David Stern e con Larry Fleisher, allora capo dell’Associazione Giocatori, che nacque ufficialmente, precisamente nel 1988, la possibilità di svincolarsi del tutto.

La “prima” free agency aveva delle condizioni diverse da quella attuale: per diventare davvero libero, un giocatore doveva aver militato almeno 7 anni in NBA e aver firmato almeno due contratti in questo arco di tempo. Il primo free agent della storia fu Tom Chambers, che si liberò da Seattle e firmò con Phoenix.

 

5 – L’introduzione del salary cap

Un’altra assoluta novità arrivata soltanto con David Stern in NBA è stato il salary cap, che ormai da oltre 30 anni condiziona il lavoro delle franchigie e delle loro dirigenze. Il cap fu introdotto la stagione successiva all’insediamento di Stern come nuovo commissioner, nel 1984-85, e ammontava alla cifra ora irrisoria di 3.6 milioni di dollari.

Da quell’anno ci sono stati grossissimi cambiamenti a riguardo, sia a livello di regolamento che di denaro, ed oggi il cap ammonta a quasi 110 milioni di dollari, permettendo così guadagni esponenzialmente superiore ai giocatori che ogni stagione scendono in campo in NBA.

 

6 – La Draft Lottery

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Un’altra novità targata David Stern fu, nel 1985, la Draft Lottery: la lotteria che ormai ogni maggio decreta l’ordine delle prime 14 chiamate al Draft del giugno successivo. Fino al 1965, l’ordine delle scelte era semplicemente in base al record: la squadra con quello peggiore avrebbe avuto la prima, la franchigia con il migliore avrebbe invece avuto l’ultima. A ciò andava a sommarsi una pick territoriale, che consentiva ad una particolare squadra di avere una sorta di precedenza su di un giocatore della propria area geografica: così facendo, la NBA sperava di incrementare il tifo locale. Dal 1965 al 1985, invece, ci fu un piccolo cambiamento: l’ordine era sempre in base al record, ma le due squadre con i due peggiori record erano protagoniste del lancio di una moneta per determinare chi avrebbe avuto la prima e chi la seconda chiamata assoluta (la pick territoriale venne cancellata). Ogni problema di sorta venne definitivamente eliminato con Stern nel 1985, quando nacque la Lottery come la conosciamo oggi (anche se di recente sono stati introdotti dei cambiamenti per disincentivare il tanking).

 

7 – Il nuovo formato dei Playoffs

I Playoffs NBA, il momento più esaltante della stagione, sono stati oggetto di diverse trasformazioni nel corso della storia. Fu proprio con Stern, nel 1984, che il numero di franchigie partecipanti venne esteso da 12 alle 16 che vediamo oggi. Il Primo Turno, che fino ad allora era stato al meglio delle 3 partite, fu protratto al meglio delle 5.

Nel 2003, la NBA di Stern introdusse un nuovo cambiamento: il Primo Turno venne portato al meglio delle 7 partite, per aumentare la spettacolarità e ridurre la possibilità di upset.

 

8 – La WNBA

Fu col favore di David Stern che nel 1996 venne fondata la prima Lega di basket femminile della NBA, la WNBA. Fino ad allora era esistita solo la ABL, alla quale la neonata puntava a far concorrenza e che sarebbe scomparsa nel 1998. La WNBA esordì ufficialmente nel 1997 con la partecipazione di 8 squadre, la prima partita tra Libery e Sparks fu trasmessa in diretta nazionale e la nuova Lega strinse subito accordi con NBC, ESPN e Walt Disney Company. Oggi la WNBA conta 12 squadre.

 

9 – La D-League, oggi G-League

Quella che oggi conosciamo come G-League (G sta per Gatorade, il main sponsor), fino a qualche anno fa era la D-League (Development League) e nacque nel 2001 come minor league e con la partecipazione di 8 squadre. Nel 2005, per volere diretto di David Stern, venne espansa a 15 formazioni e si trasformò nella Lega di sviluppo che conosciamo oggi, con l’affiliazione tra le squadre ed alcune franchigie NBA.

Oggi, anche grazie al lavoro dell’attuale commissioner Adam Silver, la G-League conta 28 squadre e soltanto Denver e Portland sono ancora prive di un’affiliata nella Lega di sviluppo.

 

10 – La lungimiranza sul web: NBA.com, NBA TV e il League Pass

La NBA, grazie alla lungimiranza del suo ex commissioner, fu una delle prime Leghe sportive a capire il potenziale di internet. Nel 1996 venne lanciato il sito ufficiale, online ancora oggi: NBA.com. Nel 1999 venne lanciata invece NBA TV (a cui si aggiunse nel 2012 il League Pass per lo streaming), il primo canale via cavo di proprietà di una Lega sportiva negli Stati Uniti, grazie ad accordi con i 5 più importanti fornitori di servizi di trasmissione nel Paese. Oggi NBA TV è disponibile per oltre 54 milioni di iscritti nel Nord America, permette ad ogni utente di vedere tutte le 1230 partite annuali ed è stato inoltre grazie a questo nuovo progetto che è stato possibile, nel corso degli anni, portare la trasmissione delle gare NBA anche sulle televisioni straniere, ad esempio su Sky in Italia.

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