Djordjevic: “Bilancio buono ma non mi fermo al risultato. Sarà una Virtus europeista”

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Coach Sasha Djordjevic è stato intervistato da Walter Fuochi su Repubblica. Il coach serbo guiderà la Virtus Segafredo Bologna anche la prossima stagione ma prima sarà impegnato con la Nazionale per gli imminenti mondiali in Cina.

Un bilancio di questi due mesi? “Buono, l’avete visto, ma non mi fermo al risultato. Ho una visione di dove voler portare la Virtus e so che la sfida è rimetterla sulla scena europea, perchè questo merita, per la sua storia, che però adesso è un passato lontano dal presente. Ce la faremo solo con un metodo. Quotidianità, dettagli, personalità, lavoro, regole, comunicazione. E con un principio base: che il focus è la pallacanestro, il campo, il gioco. Poi deve funzionare tutto il resto, come le parti di una macchina.” In due mesi si può cambiare tutto questo? “Ci si può metter mano. Io l’ho fatto, e qualcosa s’è visto. Dove arriveremo si vedrà. Ho sempre vissuto, per mia fortuna, dentro un basket vincente. Non ne conosco altri e quella rimane la prima aspirazione. Amo la montagna, m’affascina la metafora della salita. Mai guardare la vetta, né da dove sei partito. Un passo alla volta, concentrato solo sul prossimo. Passi semplici, ma non per questo meno importanti”. Per esempio? “Quando presi la nazionale serba, nel 2013, i nostri giornali criticavano tutto. Giusto: perdevamo ed eravamo divisi. Una squadra come tante: quelle in cui giocai io, e quelle ancora prima, solo un ricordo. Alla prima riunione dissi: ragazzi, cominciamo dal buongiorno. Forte, chiaro, con una bella stretta di mano. Partimmo da lì, educazione, relazioni, star bene insieme, uniti. Poi c’era la pallacanestro, ovvio. Ma non poteva esserci, se non c’era prima il resto”.

Contento della Virtus? “Sì, e al di là della coppa vinta aggiungo che, se non entrava la tabellata di Vitali a Brescia, saremmo ai playoff, a minacciare chiunque, perché adesso eravamo difficili da battere. La Virtus della Final Four era diversa da quella di prima. Per i miei assistenti, Bjedov e Fedrigo, sembrava una squadra di fine ottobre, appena partita.” E la prossima Virtus? “Buona. Fisica, atletica, fortemente “europeista”, si dice così? Che duri 40 minuti e non 32 come oggi. Serena, unita. Perchè a Bologna non puoi imbrogliare. La gente ne sa, vede se una squadra è sana. Possiamo avere idee diverse su chi è bravo, bello, onesto. Non su chi è professionista. Per me è un dato oggettivo, non una percezione. o lo sei o non lo sei”.

Massimo Zanetti ha alzato l’asticella: competere con Milano per la finale scudetto. Pressioni? “Nessuna, perché è la stessa cosa che avevo detto io a lui. Dottore, lì ci possiamo arrivare”.

La Serbia sarà la tua panchina d’estate. Problemi col doppio ruolo? “Zero. A Belgrado ci raduniamo il 18 luglio, poi saliamo in montagna, e io so già ora, d’ogni giorno, se c’è partita, allenamento, riposo. Il programma della Virtus avrà la stessa precisione. Iniziano gli assistenti, che sono bravissimi, rompicoglioni come voglio io, con una testa che pensa. Poi dalla Cina arrivo io. Che mi rifaccio, tranquillo, mi rifaccio tutti i giorni, in campo, di quelli che sono mancato.”

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