È la Milano migliore dell’era Armani?

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La vittoria per 87-75 nel derby contro Brescia nel giorno di Natale ha sancito la dodicesima vittoria consecutiva in campionato per l’Olimpia Milano, che deve quindi ancora conoscere il sapore della sconfitta nell’attuale stagione di Serie A.
In campionato quindi è marcia perfetta, mentre in Eurolega, dopo la vittoria all’OAKA, la squadra di coach Pianigiani occupa attualmente il settimo posto, alla pari di Zalgiris, Bayern e Barcelona con 7 vittorie e 7 sconfitte.
Il roster è di primissimo livello, mentre l’amalgama di squadra e la continuità di prestazioni in Europa stenta ancora a decollare, ma la domanda che ci poniamo è: si può già parlare della Milano migliore dell’era-Armani?
Per poterlo stabilire occorre prendere come metro di paragone l’Olimpia della stagione 2013-2014 che, con Luca Banchi in panchina, conquistò lo scudetto al Forum nella decisiva gara-7 contro la Mens Sana Siena di coach Crespi e sfiorò l’accesso alle Final Four di Eurolega perdendo la serie dei quarti di finale contro il poi campione Maccabi Tel Aviv.

Se si guarda solamente ai risultati, al 23 Dicembre 2013 il record di Milano era fermo a 6 vittorie e 5 sconfitte in Italia: l’arrivo di Daniel Hackett (il 24/12) al posto di MarQuez Haynes in cabina di regia segnò la svolta e da lì in poi l’Olimpia fece registrare un perfetto 19-0 ma fino al derby perso con Cantù la squadra stava trovando molte difficoltà in Serie A, mentre l’attuale formazione non ha trovato ancora un avversario in grado di impensierirla. In Europa il cammino fu pressochè identico, con la squadra guidata da Langford e Gentile che chiuse il primo girone al secondo posto con un record di 5-5, dietro al Real Madrid di Rodriguez e Mirotic ed a parimerito con lo Zalgiris.

L’attuale formazione dell’Olimpia Milano è, senza dubbio, la più profonda mai allestita nell’era Armani: se il quintetto base, sulla carta, è quello formato da James, Nedovic, Micov, Brooks e Tarczewski vuol dire che dalla panchina partono giocatori del calibro di Bertans, Gudaitis e Kuzminskas, che formerebbero parte dello starting-five nella maggioranza delle squadre dell’attuale Eurolega; Jerrells e Della Valle sarebbero i go to guy di molte squadre in Italia, mentre Cinciarini, Burns e Fontecchio avrebbero sicuramente un ruolo fondamentale nelle altre 15 squadre in Italia, ma a Milano sono solamente dei comprimari.
Nel 2013/14, 4 dei primi 5 erano di assoluto livello europeo: Hackett (arrivato a Gennaio da Siena), Langford, Gentile e Samuels facevano la differenza in attacco ed in difesa, mentre il resto della squadra non era di certo al livello dei protagonisti attuali. Melli faceva parte del quintetto base ma era lontano anni luce dal giocatore che è oggi, Moss era un’importante pedina dello scacchiere di coach Banchi, in attacco era, però, spesso relegato in un angolo per sfruttare solamente il tiro da ricezione; Kangur e Jerrells in uscita dalla panchina erano armi a volte decisive, ma incostanti ed il resto della squadra era formato da degli onesti comprimari, sicuramente non al livello dei protagonisti attuali; Cerella, CJ Wallace e Gani Lawal ricoprivano una parte importante della rotazione ma non avrebbero avuto dei ruoli da protagonisti nelle formazioni avversarie, a chiudere il roster erano presenti Angelo Gigli (ceduto a Febbraio 2014) e Mohamed Tourè, impiegati solamente nel garbage time.
Il formato dell’attuale Eurolega obbliga, a differenza del passato, le squadre con ambizioni di vertice (come la Milano attuale) ad allestire un roster molto profondo a causa dei molteplici impegni ravvicinati, ma se andiamo ad analizzare nei particolari le due formazioni c’è un abisso in termini di qualità e quantità.

Il grande merito di Luca Banchi è stato quello di creare un’amalgama di squadra importante, cosa che gli ha permesso di trovare spesso protagonisti differenti gara dopo gara: Langford, Hackett, Gentile e Samuels spesso si alternavano nel ruolo di punta offensiva, mentre nella Milano attuale, nonostante la qualità diffusa, è indubbiamente Mike James a caricarsi sulle spalle la squadra nei momenti più caldi della partita.
James è sicuramente il giocatore di maggior talento all’interno del roster dell’Olimpia, ma coach Pianigiani dovrebbe cercare di dare più responsabilità agli altri protagonisti per rendere il gioco offensivo meno prevedibile per gli avversari e per sopperire alle mancanze del proprio numero 2 in caso di una serata storta dello stesso: Nedovic (quando disponibile) e Micov nei momenti decisivi stanno spesso a guardare, mentre Gudaitis e Tarczewski sono usati solo per portare dei blocchi a James, senza cercare di creare dei vantaggi a loro favore.

Il raggiungimento dei playoff di Eurolega è l’obiettivo dichiarato in apertura di stagione, nonostante qualche intoppo Milano è in linea per il raggiungimento dello stesso ed il perfetto avvio in campionato non è di certo una cosa da poco, ma, come detto in precedenza, i vari Micov, Nedovic e compagnia devono compiere quello step in avanti in fatto di leadership e coinvolgimento nel gioco in Europa: quando Milano gioca di squadra, con tutti gli elementi coinvolti, appare inarrestabile ed il talento diffuso può sicuramente renderla l’Olimpia migliore dell’era-Armani.

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