È scoppiata una polemica riguardo il “load management” in NBA

Home NBA News

Ieri notte Kawhi Leonard non ha giocato la partita contro i Milwaukee Bucks per, ufficialmente, “load management”. E’ questa un’espressione divenuta molto popolare negli ultimi anni di NBA, traducibile letteralmente con “controllo dei carichi di lavoro”, una sorta di riposo concesso a quei giocatori considerati più fragili. E visto che Leonard nel suo ultimo anno agli Spurs, appena due anni fa, aveva saltato quasi tutta la stagione, i Clippers, ma anche Toronto nei mesi scorsi, sono molto cauti quando ci sono dei back-to-back in programma. Leonard ha saltato la partita contro i Bucks, dopo aver fatto lo stesso settimana scorsa, in occasione di un altro back-to-back, non giocando contro gli Utah Jazz. I due forfait hanno un peso specifico ancora più elevato dal momento che entrambe le partite erano in diretta televisiva nazionale.

La notizia della scelta dei Clippers ha scatenato una piccola polemica. Da una parte, la NBA, contrariamente a quanto fatto in passato, si è schierata con la franchigia, dichiarando Leonard “non sufficientemente sano” per scendere in campo. Dall’altra mezza Lega ha invece criticato il “load management”, da molti considerato un escamotage ingiustificato per tenere a riposo le proprie stelle senza ripercussioni. Molti sono stati i pareri in questo senso. Ad esempio Giannis Antetokounmpo, dopo la partita contro i Clippers privi di Leonard, ha dichiarato a Yahoo!Sports: “Se non scendo in campo, non mi sento bene. Come disse Michael Jordan, il lavoro duro elimina la paura. Se non coltivi la tua tecnica, non ti senti bene. Non entri in ritmo”. Parere condiviso proprio da MJ, le cui parole sono state citate dal suo ex coach agli Charlotte Hornets, Steve Clifford, ora capo-allenatore di Orlando: “I nostri giocatori non sono abituati a star fuori nei back-to-back… Non li lasciamo a riposo. Secondo me, per quel che è il mio background, si rifà tutto alle aspettative che si hanno. Avendo lavorato con Jordan a Charlotte, Michael mi diceva sempre che sei pagato per giocare 82 partite ogni anno”.

Jalen Rose, che ora lavora per ESPN, ha dato la colpa di tutto questo ai tifosi e ai media: “E’ colpa loro. Ecco perché: quel che viene percepito dai giocatori è che voi [tifosi e media, ndr] non siate interessati alla stagione da 82 partite. Vi interessa solo la destinazione finale, i Playoffs. Lo ripetete così tante volte che la stagione regolare diventa quasi irrilevante per l’analisi dei giocatori e parlate soltanto dei titoli vinti. I giocatori oggi sono più forti che mai, più intelligenti che mai e hanno accesso alle informazioni come mai prima d’ora”. Doc Rivers, coach dei Clippers, ci ha scherzato su, quando gli è stato chiesto dei tifosi che hanno pagato i biglietti pensando di poter ammirare Leonard: “Potranno ammirare me!”.

  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.