Esclusiva BU, Cesare Pancotto: “Io e Cantù ci siamo scelti! La guardia? Deve avere gli attributi”

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Cesare Pancotto, neo coach dell’Acqua San Bernardo Cantù, ha parlato ai nostri microfoni durante il primo giorno di scuola dei brianzoli.

Iniziamo da quello che non si è visto sul parquet: oltre 100 tifosi presenti sugli spalti, con addirittura coreografia, nella settimana di Ferragosto. Non capita da tante parti.

“Prima di tutto, un saluto a Cantù e io dico ai 200, forse più, supporters qui presenti perché hanno dimostrato quant’è attaccata la città a questa squadra e alla pallacanestro in generale. Il roster che stiamo finendo di costruire va proprio in quella direzione: vogliamo recuperare i valori. Per poterlo fare però dobbiamo sentirli dai fans, poi li potremo iniettare nei ragazzi che scenderanno in campo”.

Come mai hai scelto la Pallacanestro Cantù? Cosa ti ha portato in Brianza?

“Anzitutto voglio ringraziare Montegranaro per l’opportunità che mi ha dato, specialmente il presidente. Poi ho scelto Cantù per la sfida che mi è stata lanciata, difficile ma condivisa. E poi mi è piaciuto il fatto che mi hanno scelto e io ho scelto loro. Credo che sono due componenti fondamentali per iniziare”.

Squadra molto giovane, con ragazzi o che sono appena usciti dal College oppure che arrivano da campionati non di primissimo livello. Parliamo degli italiani. Tutti hanno fatto bene l’anno scorso, tutti in Serie A2, tranne La Torre in A. Si trattano di vere e proprio scommesse però è un bello scommettere.

“Io credo che, visto il momento della società, sia nella ristrutturazione sia considerando che il budget è molto piccolo, siamo stati bravi nel dare un’identità alla squadra. Non ci siamo persi dietro a giocatori che non avessero qualcosa di caratteristico. Il fatto di essere giovani, di avere energia, di poter migliorare, ci ha portati alla loro scelta”.

Manca un giocatore, la guardia titolare. Non posso chiederti chi è, ma come lo vuoi?

“Il mercato è fatto di desiderio e necessità. Oggi a questa squadra servirebbe una mina vagante, cioè colui che in certi momenti della partita dia un impulso, anche irrazionale, ai compagni. Seguendo una logica ma anche sapendo uscire dagli schemi. Le partite si giocano in tanti modi diversi e avere questo tipo di cestista per noi sarebbe importante. Non è facile perché o giocano in NBA o giocano le Coppe, però noi siamo testardi: abbiamo mirato alcuni giocatori e abbiamo l’idea di poterli prendere.

Ma lo volete strutturato? Più tendente al “tre”?

“Ad agosto si guardano i centimetri, a settembre, quando iniziano i campionati, si guardano gli attributi”.

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