Esclusiva BU, Daniel Hackett: “Le finestre FIBA sono un disastro! La fuga dal ritiro Azzurro unico neo nella mia carriera…”

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BasketUniverso ha avuto il piacere e l’onore di intervistare il playmaker titolare della Nazionale italiana: Daniel Lorenzo Hackett.
Con l’attuale giocatore del Cska Mosca abbiamo parlato della sua esperienza russa, dell’andamento dell’Italbasket di coach Meo Sacchetti, di finestre FIBA, del suo passato ed infine del bellissimo torneo che organizza nella sua Pesaro.

Partiamo da quest’estate. L’anno scorso a Bamberg avete avuto una stagione ricca di alti e bassi, ma poi è comunque arrivata la chiamata del Cska Mosca. Ai russi non puoi assolutamente dire di no, credo tu non ci abbia pensato nemmeno un secondo prima di dare una risposta.

“In verità ci ho pensato un attimo, perché avevo sul piatto almeno altre due offerte interessanti. Poi però ho deciso di firmare per il Cska perché è una delle migliori squadre d’Europa e qui si può vincere tutto”.

Finora la vostra stagione è stata ai limiti della perfezione: avete sempre vinto in VTB League, mentre in EuroLega avete perso 3 gare, comunque tranquillamente in linea con i vostri piani. Forse però quelle due sconfitte con Buducnost e Baskonia avreste potuto evitarle, cosa ne dici?

“Se ti chiami Cska, hai sempre un bersaglio sulla schiena. Tutti danno più del massimo per provare a batterci, ogni partita. È ovvio che vincere in trasferta in EuroLega non è mai semplice, nemmeno a Podgorica, dato che non solo noi abbiamo perso in Montenegro. È anche ovvio che non avremmo voluto perdere però sono stati più bravi di noi, sono passi falsi che ci hanno permesso di crescere e di migliorare ancora”.

Parlando invece di te. Ormai sei un giocatore da altissima EuroLeague. Come ti trovi al Cska – dove giochi con fenomeni del calibro di De Colo e Rodriguez – e in generale com’è vivere a Mosca? Raccontaci un po’ la città.

“Mi trovo molto bene. La città è gigante e per la mia famiglia è perfetta perché mia figlia va all’asilo internazionale e noi abbiamo il tempo accompagnarla.
In generale in squadra si sta molto bene, l’organizzazione è ottima ed è un piacere andare in palestra ogni giorno perché so che avrò l’onore di allenarmi con tantissimi fenomeni. Questo mi permette di spingermi oltre le mie normali capacità”.

In Italia hai vinto, in Grecia hai vinto, in Germania hai vinto, ora devi vincere in Russia, ma soprattutto in Europa. Il tuo sogno è poter alzare un’EuroLega?

“Sicuramente sì. È il sogno di tutti i giocatori di basket nati in Europa. Sarebbe una grandissima soddisfazione e sono qui per questo motivo. Non sarà semplice, dobbiamo arrivare a maggio al massimo della concentrazione e poi si vedrà se riusciremo a vincere oppure no”.

Arrivi da un doppio turno di EuroLega: com’è passare più tempo a giocare oppure su jet privati per spostarvi da una trasferta all’altra, che in palestra ad allenarsi?

“Penso che questo nuovo format sia impegnativo. Per affrontare 70-80 partite all’anno, devi avere un roster molto lungo e soprattutto di alto livello. E con una qualità alta dei viaggi. È bello perché si gioca tanto e ci si allena di meno (ride n.d.r.), ma comunque è molto duro”.

Come vivi il fatto di dover condividere il tuo minutaggio con altri giocatori del tuo livello o, in alcuni casi, forse anche di un livello superiore?

“Come l’ho vissuta in Grecia e a Milano. Qui mi sto guadagnando la pagnotta. Durante i primi due mesi sono rimasto tanto in panchina per cercare di capire dove avrei potuto dare una mano. Nell’ultimo mese molte cose sono cambiate e anche il minutaggio si è alzato. Sono contento della fiducia che il coach mi sta dando e di come mi sto comportando quando vengo chiamato in causa”.

Capitolo Milano, tua ex squadra. L’Olimpia è oggettivamente tra le più forti dell’era Armani, forse al pari di quella dove c’eri anche tu che ha sfiorato le Final Four casalinghe nel 2014. Cosa ne pensi di questa Armani Exchange?

“La squadra che era arrivata ad un passo dalla Final Four era veramente forte. Peccato ci sia mancato Alessandro Gentile nella serie contro il Maccabi Tel Aviv, che poi ha alzato il trofeo. Anche quest’Olimpia è buona ma hanno giocatori che stanno tanto sul parquet e questo vai a pagarlo, alla lunga. Dovranno trovare il modo di sfruttare la loro panchina perché hanno un’ottima second unit”.

Classica domanda e forse risposta scontata. Finestre FIBA. I tuoi compagni sono ad un passo dal qualificarsi per il Mondiale, ma quanto ti dispiace non poter essere lì con loro? Credi che questa nuova formula sia giusta oppure vada a penalizzare tutti?

“È uno scenario disastroso. Basta pensare che la Slovenia, campione d’Europa in carica, dovrà comprare una wild card perché non ha potuto schierare i suoi campioni. Si tratta di un conflitto politico, lo sappiamo, che è ricaduto su noi giocatori, perché ci mettono nelle condizioni di dover scegliere tra la Nazionale e il club. È davvero un discorso folle. Un mondiale è un mondiale. Non capisco perché non si possano fare le qualificazioni in estate, come abbiamo sempre fatto…”.

Ma come vi sentite voi giocatori di NBA ed EuroLega, che non potete giocare le qualificazioni ma che con tutta probabilità sarete tra i 12 al Mondiale?

“Dispiace. Non è rubare il posto, ma non vorrei essere nei panni del CT che deve dire al ragazzo che ha giocato tutte le qualificazioni di restare a casa per lasciare il posto ad uno che non ci è potuto essere. Se fossi in loro, io mi arrabbierei moltissimo, perciò non so come verrà gestita questa situazione quest’estate. Sicuramente tutto quello che hanno fatto gli altri giocatori per me è oro, e lo è per tutto il movimento. Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, hanno fatto un’esperienza che probabilmente in condizioni normali non avrebbero mai avuto modo di fare. Noi siamo grati a tutti questi ragazzi e rinnovo loro i miei complimenti!”.

Tu hai fatto parte della “Nazionale più forte di sempre”, com’è stata definita da molti. Come mai non siete riusciti a portare a casa nessun trofeo e nemmeno un podio? Vi hanno messo addosso troppa pressione?

“Penso che quello del 2015 sia stato un bellissimo Europeo. Le frasi del presidente hanno portato molta attenzione su di noi, anche a livello mediatico, ma penso sia stato positivo. Gianni Petrucci ha tanto entusiasmo ed è esuberante in senso positivo. Alla fine noi siamo riusciti a fare il nostro cammino: la vittoria con la Spagna, ad esempio, rimarrà nella storia del nostro basket. Non dimentichiamoci che siamo andati ad un overtime dalla semifinale. Di sicuro la pressione c’è quando giochi a quel livello, ma non sono state queste frasi ad aumentarla. Il rammarico c’è, ma per Eurobasket 2017. Con Danilo Gallinari e qualche altro giocatore in forma, probabilmente saremmo potuti arrivare fino in fondo. Soprattutto perché gli altri top team europei non erano al completo”.

Ormai non sei più un giovincello, hai da poco compiuto 31 anni. Però il ruolo di playmaker latita tra gli italiani. Chi è il dopo-Hackett? Niccolò Mannion?

“È sicuramente un ruolo delicato. Comunque avere due giocatori che fanno l’EuroLega e che hanno alle spalle tantissime partite in Nazionale come me e Andrea Cinciarini non è male. Se poi ci aggiunti Luca Vitali, che gioca ad altissimi livelli da quando io ero ancora un ragazzino, mi fa pensare che tutto sommato non siamo così conciati. Per il futuro manca qualcosina, ma speriamo di trovare qualcuno. Sicuramente Nico Mannion farà parte della Nazionale del futuro, ma c’è anche una ‘stellina’, ora in forza al Real Madrid, su cui giocherei qualche fiches: sto parlando di Matteo Spagnolo”.

Se potessi tornare indietro, cosa cambieresti della tua carriera? C’è stata una scelta per la quale diresti “qui ho sbagliato, avrei dovuto fare in quell’altro modo”?

“Non credo di essere mai stato scorretto. I tifosi non mi volevano bene perché sia a Siena sia a Milano vincevamo e, in Italia, quando vinci, iniziano ad odiarti. Il fan preferirebbe il giocatore che sta zitto, fermo e muto, ma io non sono fatto così. Il rammarico che ho è chiaramente legato all’equivoco con la Nazionale nel 2014. C’erano già tensioni dall’estate precedente e queste hanno poi portato alla mia fuga dal ritiro. Ho sbagliato, ho chiesto scusa e continuerò a farlo in eterno. Purtroppo la mia testardaggine, il mio agire senza pensare, mi hanno portato a sbagliare. Ne ho pagato le conseguenze, ma credo di essermi anche fatto perdonare”. 

Sei papà di una bellissima bimba di 2 anni. Com’è fare il padre e il giocatore di pallacanestro? E quanto ti ha cambiato Victoria, se ti ha cambiato?

“Mi ha decisamente cambiato la vita. Prima di tutto è fantastico veder crescere una piccola ‘puffetta’. Adesso inizia a parlare, interagire con noi, ed è bellissimo. Il fatto di poter dare un esempio ai suoi occhi è qualcosa che mi responsabilizza e mi rende orgoglioso di averla messa al mondo. Ti cambia tanto, ma ti cambia assolutamente in meglio. Ogni giorno è una scoperta nuova ed è bello saper affrontare insieme anche i momenti difficili, perché ci sono anche quelli da mettere sullo scaffale della vita. Il fatto di non vederla sempre a volte può essere frustrante, ma fa parte del mio lavoro. Ogni volta che torno a casa devo portarle del cioccolato: quando entro in casa non mi saluta, mi chiede se le ho portato un regalino dalla trasferta”.

Ultima domanda. In estate organizzi un torneo a Pesaro. Ce ne vuoi parlare?

“È un progetto che si chiama Elev8, ispirato ad un torneo francese griffato Jordan dove le migliori squadre al mondo si sfidano e giocano 5 contro 5 su un parquet all’aperto. Abbiamo cercato di seguire questo modello a Pesaro, perché in Italia non avevamo nulla di simile. L’estate scorsa abbiamo invitato 8 delle principali città del nostro Paese e insieme a loro abbiamo vissuto un bellissimo weekend di pallacanestro. Il prossimo anno ci saranno grandi sponsor e un numero maggiore di squadre. Perciò speriamo di poter fare ancora meglio rispetto alla prima edizione perché sono molto orgoglioso del progetto che abbiamo messo in piedi”.

BasketUniverso ringrazia Daniel Hackett per la disponibilità e fa lui un grosso in bocca al lupo per il suo futuro.

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