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Esclusiva BU – Edgar Sosa: “Adoro l’Italia, ma un episodio del 2015 ha danneggiato la mia carriera”

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Edgar Sosa è stato per diversi anni un giocatore importante in Serie A. Arrivato in Italia da rookie nel 2010, a Biella, è entrato poi nel cuore dei tifosi della Dinamo Sassari che nella stagione 2014-15 vinse Scudetto, Supercoppa e Coppa Italia. Lo abbiamo intervistato, parlando della sua attuale esperienza in Medio Oriente, in Iraq in particolare, e anche di un episodio che i più ricorderanno, avvenuto nelle Finali del 2015 a Reggio Emilia, che lo vide coinvolto.

Prima di tutto, come stai? Stai giocando in Iraq ora, come sta andando?

Bene, bene. La vita è semplice in Iraq e il campionato è competitivo. Simile agli altri campionati in cui ho giocato in Medio Oriente (Egitto, Iran, Libano ndr).

Puoi raccontarci qualche dettaglio della tua vita in Iraq? Non è comune per un giocatore americano giocare in un Paese del genere, anche per questioni storiche…

La vita qui è semplice, come ho detto. Non faccio molto altro oltre che giocare a basket. A volte esco a cena con i miei compagni, ma a parte questo passo il mio tempo libero rilassandomi.

Torniamo indietro alla tua esperienza italiana. Come ti sei sentito a vincere uno Scudetto a Sassari? Com’è stato giocare per Meo Sacchetti nel suo run&gun alla Dinamo?

Vincere il campionato a Sassari è uno dei più bei ricordi di tutta la mia carriera finora, perché capisco quanto sia difficile vincere e in quella stagione riuscimmo a fare il Triplete. Quella squadra è una delle più talentuose in cui io abbia mai giocato, ogni partita poteva essere dominata da un giocatore diverso. Ho adorato lavorare con Meo, riesce a dare ai suoi giocatori un sacco di fiducia e libertà per essere davvero sé stessi in un campo da basket. È stata una stagione bellissima, con tanti alti e bassi ma alla fine abbiamo vinto.

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Nella prossima stagione proverai a tornare in Europa? Considererai offerte anche dall’Italia?

Mi piacerebbe molto tornare in Italia, la mia porta è sempre aperta ma nelle ultime stagioni le opportunità sono arrivate al di fuori dell’Europa. Per me va bene, mi piacciono tutti i campionati in cui possa giocare e non voglio darlo per scontato.

 

Arrivato a 35 anni come giudichi la tua carriera? Hai qualche rimpianto?

Ho 35 anni e sono molto soddisfatto della mia carriera. Sono stato abbastanza fortunato da giocare 12 anni a livello professionistico e ho ancora un paio di stagioni nelle gambe, se sarò in grado di rimanere sano. Ho apprezzato ogni club che mi ha contattato e sono grato per tutto. Non ho rimpianti perché non ho mai “tradito” il gioco, ho sempre lavorato al massimo. Ogni carriera è diversa, appena inizi a paragonare la tua a quella altrui perdi di vista la tua stessa fortuna. Mi sento benedetto per poter fare ciò che amo di più: giocare a basket.

 

Biella, Sassari, Caserta e Venezia sono state le “fermate” italiane della tua carriera. Quale di queste hai preferito e perché?

Le ho amate tutte. Adoro l’Italia, le sue persone e la sua cultura. Ogni volta che mi sono trovato in Italia è stata una bella esperienza. Potevo giocare del buon basket, mangiare dell’ottimo cibo e vivere in bellissime città. Non saprei dire quale di queste sia la mia preferita, sono tutte esperienze diverse. Biella mi ha dato la prima occasione in Italia, quindi per me sarà sempre speciale. A Sassari abbiamo vinto il Triplete. A Caserta non sono rimasto per tutta la stagione ma direi che lì ho giocato il mio miglior basket, ero uno dei migliori marcatori e assistman del campionato. Infine a Venezia ho potuto giocare in un grande sistema, con un ottimo allenatore e dei bravi compagni. Non ho potuto trovare il mio ruolo perché sono arrivato in squadra a marzo, molto tardi. Ma ho adorato tutte e quattro le squadre.

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Reggio Emilia, 27 giugno 2015, terzo quarto. Un tifoso entra in campo e ti mette le mani in faccia. Poi dice che lo ha fatto per farti reagire e farti fischiare contro un tecnico. Alcuni hanno detto che hai fatto un selfie con lui alla fine della partita. Puoi raccontarci di questo strano episodio?

La situazione è stata molto strana e, a parer mio, ha anche influenzato la mia carriera in Europa nelle stagioni successive. Non capivo come un tifoso potesse entrare in campo durante la partita, in una Gara-7 delle Finali tra l’altro, mentre così tante persone stanno guardando la partita. Credo abbia danneggiato la mia reputazione, molte persone hanno iniziato a pensare che fossi una cattiva persona solo perché mi ero difeso. Cose del genere non dovrebbero accadere in una partita di basket. Penso che il mio carattere sia stato messo in dubbio da molte squadre italiane ed europee dopo quell’episodio, ma io avevo solo tolto le mani di quell’uomo dalla mia faccia. Chiunque altro avrebbe fatto di peggio.

Dopo qualche anno, mentre giocavo a Caserta, quando arrivai in hotel prima di affrontare Reggio Emilia trovai lo stesso uomo che mi stava aspettando. Si è scusato per il suo comportamento e mi ha chiesto una foto. Credo volesse solo provare alla gente che fosse tutto sistemato. Ho comunque accettato di fare la foto per non mancare di rispetto e perché ormai erano passati un paio di anni dall’accaduto e non mi importava più. Non perché mi andasse bene ciò che aveva fatto.

 

Ringraziamo Edgar Sosa per la disponibilità e gli auguriamo il meglio per la sua carriera.

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