Esclusiva BU, Mangok Mathiang: “Il mio rapporto con il basket passando per il Sud Sudan, Terry Rozier, Michael Jordan e Cremona”

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L’interessantissima storia di Mangok Mathiang, centro della Vanoli Cremona che sta sempre più crescendo in termini di rendimento, raccontata a BasketUniverso. Il nativo di Juba, capitale del Sud Sudan (neo Paese divenuto indipendente il 9 luglio 2011), ci ha parlato della sua stagione da “double-double machine” a Cremona, del suo rapporto con il suo paese d’origine e delle sue avventure al college con i Louisville Cardinals di Rick Pitino e in NBA con la squadra di proprietà di Michael Jordan.

 

Mango sono ormai 5 mesi che sei a Cremona, quali sono le differenze principali tra giocare qui e giocare al college?
La differenza principale è che qui si gioca una volta a settimana, c’è molto tempo per ripensare alla partita precedente, capire gli errori e prepararsi al meglio per la gara successiva. Però se dovessi giocare una brutta partita, che sia singolarmente o di squadra, bisogna aspettare tutta la settimana per potersi rifare quando invece vorresti giocare subito. Ma ci sono anche tante similitudini, l’intensità è la medesima e anche i fan mi ricordano molto quelli del college dove il basket è preso con molta serietà ed è bello sentire il calore del pubblico quando si è sul parquet.

Nelle ultime 9 partite (intervista realizzata prima della partita contro Cantù, ndr) hai segnato 12.3 punti di media con il 70% dal campo, preso 10.3 rimbalzi e migliorato le tue percentuali ai tiri liberi. Ti senti più coinvolto nel gioco della Vanoli?
Assolutamente, fin dall’inizio i miei compagni e lo staff tecnico sono stati incredibili, siamo una grande famiglia e questo si vede in campo. Tutti hanno voluto che io fossi parte importante del gioco offensivo della squadra, mi hanno chiesto presenza e intensità sotto canestro su due lati del campo e così ora mi sento molto più attivo e sicuro.

Grande sorriso fuori dal campo e tanto trash talking sul parquet, ti ritrovi in questa descrizione?
Sono semplicemente me stesso, sono una persona solare e felice per la vita che sto vivendo ma quando sono in campo è questione di affari e di lavoro e devo fare di tutto per vincere, sono sempre stato impostato con mentalità vincente fin dai tempi di Louisville e voglio sempre vincere. Anche sul campo sorrido perché ho la fortuna di poter fare ciò che mi piace ma meno rispetto alla vita di tutti i giorni, perché la cosa che conta di più è vincere. Il trash talking mi aiuta a caricarmi e a far paura all’avversario, soprattutto perché sono grosso (ride, ndr).

Sei nato in Sud Sudan, ci vuoi dire com’è la situazione ora nel tuo paese e se c’è cultura cestistica?
È un paese molto giovane, siamo finalmente parte del mondo con un governo nuovo ma ci vuole tempo per funzionare bene e ripartire una volta ottenuta l’indipendenza. Dobbiamo capire che per ricostruire dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, non pensare solo a noi stessi ma essere uniti ed essere persone migliori per fare il meglio del Paese. In Sud Sudan tanti bambini vogliono giocare a basket, ci mancano gli allenatori e le strutture giuste ma posso garantire che ci sono ragazzi veramente talentuosi.

Quanto sono stati d’ispirazione persone come Manute Bol o Luol Deng per i ragazzi come te che si approcciano alla pallacanestro?
Hanno avuto un impatto pazzesco, hanno fatto cose incredibili per noi. Manute Bol è stato il primo sudanese a giocare in NBA, è incredibile pensare che c’è arrivato senza aver fatto l’high school e senza conoscere l’inglese. Grazie a questo “mingherlino” di 230 cm che ha dominato a suo modo l’NBA il nostro Paese si è fatto conoscere e così facendo ha dato speranza a me e ad altri ragazzi di avere una vita migliore. Anche Luol Deng è stato come un mentore per me, abbiamo tanto in comune perché lui è andato in Inghilterra come io sono andato in Australia ed entrambi abbiamo giocato al college nella ACC. Mi ha fatto capire che non c’è solo il percorso per noi stessi ma anche per i più giovani e per il futuro.

Ora sentirai i nomi di alcuni tuoi compagni a Louisville e tu ci dirai qualcosa su di loro ok?

  • Terry Rozier: siamo stati compagni di stanza per due anni, abbiamo lo stesso agente ed è il mio migliore amico. È una persona meravigliosa, è un gran lavoratore e come me è uno a cui piace scherzare e divertirsi. Ma quando è sul parquet è uno dei più duri che io conosca.
  • Donovan Mitchell: posso dire la stessa cosa di Donovan, è uno dei più divertenti in assoluto ma è anche un leader naturale, è un esempio per tutti i suoi compagni e ancora ci sentiamo per scambiarci consigli. Il duro lavoro che sta facendo parla da solo, è talentuoso e il cielo è l’unico limite che può avere. 
    L’hai mai stoppato in allenamento quando provava a schiacciare? 
    Ovviamente sì (ride, ndr).
  • Montrezl Harrell: è letteralmente una bestia. Siamo arrivati a Louisville lo stesso anno e si è costruito tutto con il lavoro in palestra e lo si vede per come gioca.
  • Kevin Ware: un ragazzo meraviglioso con una bellissima famiglia. Sfortunatamente ha subito quel tremendo infortunio che ne ha complicato un po’ la carriera ma nonostante tutto con il cuore è tornato a giocare e a fare ciò che ama.

Lo scorso anno hai giocato in G League con i Greensboro Swarm ma sei stato anche nel roster degli Charlotte Hornets. Hai parlato con “the GOAT”, Michael Jordan?
Sì ed è stato uno dei momenti più surreali della mia vita. Specialmente per un ragazzo come me che viene da lontanissimo tutto ciò che si sapeva del basket era relativo a MJ e conoscerlo, oltre che essere parte della sua squadra, mi ha regalato una delle emozioni più incredibili mai provate. Mi ha detto di lavorare duro e di continuare a credere in ciò che sto facendo e nel piano che Dio ha preparato per me.

Riassumendo: con la tua famiglia sei scappato dalla guerra civile, ti sei laureato in marketing e comunicazione, sei un giocatore di pallacanestro professionista e vivi sempre con questo grande sorriso sul viso: i tuoi prossimi obiettivi?
Non è facile rispondere però a livello personale il mio obiettivo è tornare a giocare in NBA e rivivere il mio sogno ma in una visione più grande io voglio prendermi cura della mia famiglia, essere sicuro che abbia una vita serena e aiutare più persone che posso sia in Australia che in Sud Sudan. Questo è ciò che voglio fare come giocatore professionista ma soprattutto come persona.

 

Si ringraziano Mangok Mathiang e la Vanoli Cremona per la consueta disponibilità.

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