Esclusiva BU, Marco Calvani: “Non è stata una scelta facile. Mitchell? Una delusione”

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calvani sassari
Nella cornice della Club House di Via Pietro Nenni, BasketUniverso ha incontrato in esclusiva l’ormai ex coach della Dinamo Marco Calvani che ha raccontato la sua esperienza sulla panchina della squadra campione d’Italia.

 

Coach, iniziamo con un commento a caldo sulle dimissioni dalla panchina della Dinamo Sassari.

Dal punto di vista professionale non è stata una scelta facile perché chi fa l’allenatore vorrebbe iniziare un percorso e concluderlo alla fine del mandato. Ci sono altri elementi che entrano in gioco e il rapporto diretto e frontale con il Presidente Sardara e il GM Pasquini ha fatto sì che sentissi moralmente l’obbligo di facilitarli con quella che poteva essere una soluzione. Mi rendevo conto che, dopo aver perso una partita contro la penultima in classifica che non aveva mai vinto in trasferta, ripetendo né più né meno il canovaccio di altre partite in cui siamo andati avanti e non siamo riusciti ad essere concreti nel chiudere la partita, mi ha fatto capire che c’era altro che non funzionava. Se io ero il problema, era meglio mettermi da parte.

Alla fine della partita contro Bologna sono arrivati i fischi da parte del pubblico. Pensa che manifestare il proprio disappunto con dei fischi rovini lo sport, o la ritiene una cosa corretta?

No, io credo che fosse giusto manifestare la disapprovazione dopo aver sostenuto tutta la squadra per 40’, tipico dello spirito di un tifoso della Dinamo. C’è stata solamente un’eccezione, contro Trento, la prima partita in casa del post-Meo, dove già dal primo quarto i tifosi hanno fischiato, quella è stata una cosa che il Presidente Sardara ha censurato e ricordiamo il periodo legato a quella partita. Per il resto io posso applaudirli perché hanno sempre sostenuto la squadra, poi è ovvio che ci siano i critici, perché ci sono da tutte le parti ed è impensabile avere il consenso generale. Il pensiero sul pubblico di Sassari rimane assolutamente positivo.

Coach Calvani discute con Tony Mitchell.
Coach Calvani discute con Tony Mitchell.

Come commenta il mercato in entrata durante la sua gestione? Avrebbe preferito l’ingaggio di un lungo?

Quello che è stato fatto, è sempre stato condiviso da tutti quanti. Akognon è stata una scelta legata ad Haynes, che è voluto andare via com’è nello spirito Dinamo, per cui chi per mille motivi non vuole restare, non viene trattenuto a forza. Kadji è rientrato nell’operazione di uscita di Eyenga. Mitchell doveva essere quello avrebbe dovuto rappresentare un valore aggiunto, cioè ridare un assetto tra playmaker, ala e pivot che mancava a questa squadra. È stata una delusione totale: ha confermato il perché una realtà sana e solida come Trento, una città a dimensione d’uomo, con un coach di competenza e di grande equilibrio come Buscaglia, non lo ha confermato dopo essere stato MVP. In estate non lo ha cercato nessun club di livello, ha cambiato due club, in Russia (Krasny Oktyabr ndr) e in Spagna (Estudiantes ndr), e qui gli si dava una possibilità per ricrearsi le credenziali e far emergere le qualità che ha. Invece si è dimostarto una scelta sbagliata e un giocatore indisponente, che non vuole stare all’interno di un sistema coi compagni di squadra. Lui non si è mai allineato a quello che era il cliché di lavoro settimanale e della domenica. Ha avuto comunque dei lampi in cui ha dimostrato di poter essere disponibile, gli riconosco che ha dato un segnale nei confronti della squadra cercando di ridurre quello che gli veniva chiesto a Trento e cioè di essere solo e meramente un realizzatore. Ha provato di essere anche uno che sa innescare i compagni, però quanto di buono faceva da una parte, non lo faceva dall’altra. Posso ricordare lo splendido rimbalzo d’attacco a meno di un minuto contro Avellino, dopo il rimbalzo poteva avere in corsia centrale un 1vs1 contro Leunen e la scelta è stata quella di tirare da 9 metri, quando invece poteva come minimo prendere un fallo. E’ comunque un giocatore che nel mio scenario non riprenderei più.

Dopo la Coppa Italia la Dinamo non ha ottenuto nessuna vittoria. Pensa che la tripla di Cazzolato possa aver influito sul morale dei giocatori?

Io penso che ci siano state tante situazioni in cui siamo mancati in momenti dove avevamo l’opportunità di chiudere la partita. A Torino sulla tripla di Dyson, in campionato sempre con Cremona il mese prima della Coppa Italia abbiamo fatto sempre la stessa cosa. C’è un’incapacità di mantenere l’attenzione alta nel corso dei 40’ in tutti quanti i frangenti, dove generalizzando è un discorso di squadra, ma andando invece un po’ più nello specifico riguarda alcuni singoli elementi.

Coach Sacchetti, esonerato a Novembre, è stato sostituito da coach Calvani.
Coach Sacchetti, esonerato a Novembre, è stato sostituito da coach Calvani.

A novembre la scelta di venire a Sassari dopo l’esonero di Sacchetti. 

Sassari rappresenta l’eccellenza tra i club italiani e quello che è stato il risultato dello scorso anno è stato solo il completamento, anche abbastanza veloce rispetto ad altre realtà che operano per poter raggiungere quello che ha fatto Sassari, di tutto. E’ una squadra che ha vinto scudetto, Coppa Italia e Supercoppa e arrivare in un sistema che ha una struttura organizzativa di eccellenza com’è quella della Dinamo credo che possa essere l’obiettivo di qualsiasi allenatore. Sapevo benissimo che il compito era arduo e difficile e che c’erano diverse cose con le quali avrei dovuto lottare, tra cui sostituire l’allenatore che era nel cuore di tutti quanti e che aveva vinto tutto. Potevo farlo solo vincendo e facendo un campionato di eccellenza.

Secondo lei è giusta la scelta di Federico Pasquini?

In questo momento dico di sì. Esulo da quelle che possono essere valutazione riferite ai due assistenti perché ciò non è di mia pertinenza. La scelta della soluzione interna era la migliore, anche perché otto partite non sono tante ma neanche poche e c’è bisogno, in un tempo ristretto, di sapere dove mettere le mani. Chi meglio di Pasquini può fare una cosa del genere? Credo che sia la soluzione giusta.

Sassari festeggia lo scudetto
Sassari festeggia lo scudetto

Dove può arrivare la Dinamo in questa stagione?

La Dinamo ha le potenzialità per far bene, ha dimostrato di essere competitiva con qualsiasi squadra. E’ riuscita a giocare in modo convincente contro Reggio Emilia e Pistoia e quella non è stata una cosa casuale, ma un qualcosa che ha dato un segnale delle potenzialità della squadra. Quelli che sono degli episodi, rimangono tali, ci vuole la costanza. Ricordo che noi in quel periodo eravamo a soli due punti dalla capolista e andammo a giocare a Milano proprio per il primo posto in classifica. Poi è andato tutto a rotoli e non siamo stati capaci nei piccoli episodi di cogliere dei trend positivi a livello mentale che possono aiutare al di là di quelle che possono essere le sole caratteristiche tecniche. In questo le vittorie aiutano a trovare la fiducia e la consapevolezza nei mezzi a disposizione e dico che questa squadra ha i numeri per poter far bene.

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