Esclusiva BU, Meo Sacchetti: “In Italia riusciamo sempre a trovare un escamotage”

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Durante il prepartita dell’ultima gara casalinga tra la Vanoli Cremona e la Fiat Torino, BasketUniverso ha avuto l’onore di intervistare il coach della Vanoli e della Nazionale Meo Sacchetti: si è parlato di Cremona, della Nazionale e infine sull’uso del tiro da 3 punti, sempre più frequente nel basket moderno. Sacchetti si è detto molto soddisfatto dell’andamento della stagione, ma non si dimentica che l’obiettivo finale dei suoi rimane la salvezza; sulla Nazionale ha espresso fiducia nei suoi giocatori per le prossime, decisive, due gare e non si è voluto esprimere sulla questione-Gallinari.

Terzi in classifica, 8 vittorie su 12 partite di cui 5/6 fuori casa (sconfitti solamente di 1 punto a Milano): dove può arrivare questa Vanoli? C’è ancora qualcosa in cui si può migliorare?
Nella pallacanestro si può migliorare sempre, l’approccio in alcune partite casalinghe è stato rivedibile. Adesso dobbiamo inserire nelle rotazioni Stojanovic, bisogna vedere come si integra; abbiamo giocatori che sono alla prima esperienza fuori dagli Stati Uniti o comunque alla prima esperienza in Italia e hanno appena iniziato ad avere qualche conoscenza del gioco qui. Siamo contenti di dove siamo, manteniamo sempre il focus sull’obiettivo salvezza perchè sappiamo da dove arriviamo.

Piuttosto che allestire una squadra con tanto talento ma idee confuse, quest’anno si è deciso di assemblare un gruppo di giocatori che siano più propensi a seguire la sua filosofia di gioco e i 122 punti segnati a Pesaro ne sono l’emblema.
Sappiamo che quest’anno abbiamo un po’ meno talento di quello che potevamo avere l’anno scorso, ma i ragazzi hanno un ottimo feeling di gruppo, questo è la base dei nostri risultati. Dobbiamo continuare a puntare su questo, mi sembra di capire che i ragazzi abbiano ancora fame e non si siano montati la testa, vedremo cosa ci riserverà il resto del campionato.

In un campionato dove i talenti stranieri la fanno da padrone, il vostro terzo miglior realizzatore è Giampaolo Ricci, un italiano pescato da voi la passata stagione dopo anni di A2, un bello schiaffo morale a chi dice che italiani che possano fare la differenza in Serie A ce ne siano sempre meno
Beh, non ce ne sono tantissimi: oltre a Pippo c’è Moraschini che si è ritagliato un bello spazio a Brindisi, gli altri vivono di sprazzi. Con queste regole è logico che sia ancora più difficile, ci vuole più carattere e più voglia di applicarsi. Pippo è un esempio come persona oltre che come giocatore, gli vogliamo bene perchè gioca bene ma gli vorremmo bene lo stesso anche se giocasse ogni tanto meno bene perchè ha sempre l’atteggiamento giusto.

Parlando sempre di regole abbiamo ultimamente visto situazioni al limite come a Cantù, ad Avellino e a Torino: non pensi che i problemi del basket italiano siano da ricercare in situazioni come queste piuttosto che nel numero degli italiani in campo o nelle finestre Fiba?
Ora ne han parlato, han fatto le riunioni in Lega, introdurranno nuove regolamentazioni. Con queste regole la storia è così, cambiando si dovrebbe controllare meglio certe situazioni, poi siamo sempre in Italia e riusciamo a trovare l’escamotage su tutto.

Quanto conta poter lavorare in un ambiente familiare come quello di Cremona, che tu hai spesso definito “il mio ambiente”?
Questa cosa è molto importante, anche i giocatori stranieri che arrivano si sentono a loro agio in questa situazione, con i giocatori italiani che li aiutano ad integrarsi. Il campo, poi, è un’altra cosa, ma questo aiuta sicuramente.

Passiamo alla nazionale. Mancano solo le ultime due partite di qualificazione al mondiale, un tuo giudizio su queste “finestre” durante la stagione: sei stato più contento di aver potuto lavorare con ragazzi che non avrebbero potuto avere l’opportunità di vestire la maglia azzurra o più dispiaciuto per non essere riuscito ad avere lo stesso gruppo di giocatori per più tempo?
Io ho lavorato con i giocatori che potevano venire, si sono ritagliati il loro spazio sfruttando l’opportunità. Non abbiamo mai guardato a quelli che non c’erano, solo a quelli che avevamo. Ci manca ancora un piccolo passo e poi vedremo cosa succederà.

Il 22 Febbraio a Varese si giocherà Italia-Ungheria, in caso di vittoria la Nazionale si qualificherà ai prossimi Mondiali: come si preparano psicologicamente i giocatori per una partita così importante per il nostro movimento?
Abbiamo giocatori che hanno già giocato finali scudetto e partite di playoffs, questa è una partita importante ma sono giocatori che hanno sperimentato già tensioni di questo tipo e spero che riescano a trasmettere il loro meglio come hanno dimostrato anche nei campionati passati.

Facciamo un salto in avanti: l’Italia vince e si qualifica al mondiale, in estate deve fare le convocazioni e Gallinari è sano e dà la disponibilità. Lo convoca?
Ci penserò poi, quando saremo in estate vedremo la situazione.

Un tuo illustre collega, Gregg Popovich, ha recentemente criticato l’abuso del tiro da 3 punti. Vista anche la tua filosofia di gioco che si basa molto sul tiro da lontano, cosa pensi di questa affermazione?
La gente sfrutta quello che ha, l’opportunità del tiro da 3 in NBA è diventata una misura facile per tutti, è giusto che ognuno usi questa carta se ha i giocatori giusti per farlo. Golden State ha vinto perchè ha dei giocatori molto importanti sul perimetro e ha sfruttato quest’arma, se non li avessero avuti avrebbero cercato di giocare in un altro modo. Giusto o sbagliato, piace o non piace, alla fine i risultati parlano da soli. Al pubblico piace il tiro da 3, piacciono gli alley-oop, le schiacciate; in Italia non abbiamo un pubblico con una conoscenza del basket molto profonda che riesce a vedere un tagliafuori o un aiuto difensivo fatto bene, perciò questa parte è la più spettacolare e poi alla fine ognuno a casa sua fa quello che vuole.

Di seguito il video completo dell’intervista

Si ringrazia coach Meo Sacchetti e la Vanoli Cremona per la disponibilità.

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