Eurotalents: Dragan Bender, il simbolo della crescita del movimento croato

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Da sempre, i giovani talenti della pallacanestro internazionale sono oggetto di desiderio e curiosità, investimento e crescita sia a livello di scouting, sia a livello di evoluzione di un movimento cestistico specifico per una nazionalità: questo tipo di approccio verso i prospetti nazionali si attua attraverso un determinato percorso nei migliori vivai di ogni paese, in modo da creare giocatori funzionali, autonomi e soprattutto professionisti più che dotati. Se dovessimo cercare sulla cartina geografica europea, non ci sono dubbi sul fatto che la Croazia sia una delle Nazioni che per prima promuove questa tipologia di orientamento, che negli ultimi anni ha portato giocatori come Bojan Bogdanovic e Ante Tomic a livello mondiale, Rok Stipcevic e Ivan Buva nel nostro campionato, e più recentemente ha favorito il percorso progressivo degli astri nascenti, e ora affermati, come Dario Saric e Mario Hezonja. Tuttavia, anche a scendere sotto i 20 anni troviamo una lista infinita di buonissimi prospetti, tra cui Marko Arapovic, Luka Bozic, Nik Slavica, Ante Zizic e Ivica Zubac, tutti rispettivamente tesserati nelle tre principali scuole di Zagabria, ovvero il Cedevita, il KK e e il Cibona per gli ultimi tre citati. Tra le stelle nascenti dell’ex-stato jugoslavo si sta mettendo in luce però un giocatore in particolare, da molti considerato come la promessa numero uno, probabilmente prossimo rappresentante del suo paese in NBA e simbolo di un movimento che sta fiorendo come non mai: stiamo parlando, ovviamente, di Dragan Bender.

1997. Siamo a Capiljina, una piccola cittadina situata non molto lontano dalla costa mediterannea in quella che oggi è chiamata Bosnia ed Erzegovina, in un tempo in cui difficilmente si sarebbe potuta chiamare davvero paese neonato; gli accordi di Dayton avevano, di fatto, sancito la fine di uno dei conflitti più atroci e violenti negli ultimi anni nell’Est Europa, ma quel che avevano lasciato era un paese devastato, con una ricostruzione da attuare ma diviso in due federazioni. In questo clima di sfascio e voglia di ripartire, in quel piccolo paese della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, detta altresì federazione croato-musulmana, nasce, il 17 Novembre, il nostro Dragan.

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3/8/2014, Konya (Turchia). Siamo all’atto conclusivo dell’Europeo U18, in quella che si può dire una delle competizioni più belle di sempre in cui è emersa una potenziale rising star per ogni nazionale presentatasi: è stato l’Europeo di Furkan Korkmaz, Vasileos Charalampopoulos, Domantas Sabonis, Yankuba Sima e, tra gli altri, Federico Mussini, inserito poi nel miglior quintetto della manifestazione. Ma è stato anche il suo Europeo: un gigante di oltre 200 centimetri si è trovato a dominare su tutti i fronti grazie ad una spaventosa duttilità. In molti si sono chiesti come fosse possibile che un ragazzo non ancora 17enne potesse fare tutto: segnare, andare a rimbalzo, favorire il gioco dei compagni, favorire recuperi difensivi, dominare sotto entrambi i tabelloni e avere capacità di cecchino anche dal perimetro. Traduzione in statistiche: 14.4 punti, 10.4 rimbalzi, 4.9 assist e 2.2 stoppate in 29 minuti di media. Questo e altro gli è valso un posto tra i migliori cinque della competizione e il terzo posto per la sua Nazionale, la Croazia, che ha perso solo una partita contro i campioni e padroni di casa della Turchia, non prima di aver dato una lezione a compagini del calibro di Lituania, Francia, pure l’Italia e infine la Grecia. E’ vero che viene da Capiljina, Bosnia ed Erzegovina (comunità che tra l’altro ha dato i natali anche a Jasmin Repesa), ma è cresciuto a Split guardando i video di Toni Kukoc e tra non molto firmerà il suo primo contratto professionistico con i neo-campioni dell’Eurolega del Maccabi Tel-Aviv. Ha solo 16 anni. Non è possibile. Eppur si muove.

30/12/2014, Roma. Fino ad ora era stato il solo giocatore dominante del suo team. Quella duttilità, che si porta da Agosto, l’ha sviluppata ancora di più nelle trafile del Maccabi Tel-Aviv che gli ha dato la possibilità anche di allenarsi con i senior. Il problema però è uno solo: in questa fase dell’Adidas Next Generation Tournament non ha mai vinto. Cedevita Zagabria, Stella Azzurra Roma e Brose Bamberg gli hanno negato ogni gioia e la possibilità quindi di andare alle Finali di Madrid. Ma nel momento in cui non hai più nulla da perdere tiri fuori il meglio: così è andata per Bender, quel gigante atletico ed esplosivo di oltre due metri con il numero 22 sulla casacca. L’Arena Altero Felici sta impazzendo, la Virtus Bologna ancora di più. Oggi è inarrestabile, in campo domina con una facilità impressionante, potrebbe benissimo giocare da solo e il suo allenatore non potrebbe dire nulla. La vittoria la porta a casa per 101-76, le bocche asciutte degli spettatori pure: 43 punti (17/25 da due, 1/3 dall’arco, 6/6 ai liberi), 21 rimbalzi, 6 assist, 5 palloni rubati, 2 stoppate e 5 falli subiti. 66 di valutazione. Non è possibile. Eppur si muove.

3/10/2015, Chicago. L’evoluzione continua, l’Italia la osserva con un’altro occhio. Stupore, chiacchiere, rumors, incredulità, interesse… Sono diversi gli stati d’animo che attanagliano l’ombra di un numero 3 con la maglia del Maccabi, che nella notte dello United Center ha messo 10 degli 85 punti di squadra, ha marcato uno dei giocatori più devastanti del panorama italiano e gli ha messo anche una tripla in faccia. Dalla Virtus Bologna U18 del torneo di Roma ad Alessandro Gentile, questo gigante continua a crescere su tutti i punti di vista e ora l’occhio degli appassionati italiani si fa più attento a questo gioiellino. Non ha neanche 18 anni. Non è possibile. Eppur si muove.

In una delle stagioni più complicate nella gloriosa storia del Maccabi Tel Aviv, Dragan Bender non manca certo di attenzioni da parte degli scout internazionali che tengono per lui un’occhio di riguardo che il ragazzo sul campo ha dimostrato di meritare. Parliamo di un’ala che in campo può fare praticamente tutto, con una facilità disarmante sia nei movimenti che nelle tecniche dei fondamentali. Ma andando con ordine andiamo ad analizzare più nel dettaglio questo gioiello croato.

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Come definire Bender? E’ sostanzialmente un’ala forte di 210 centimetri ma con una mobilità atipica nel repertorio, che gli consente di essere un’arma notevole anche come small forward e pivot su ambo i lati del campo; dal punto di vista muscolare, non è un giocatore con particolari atletismo ed esplosività e deve sviluppare più forza per reggere meglio il confronto con avversari di stazza maggiore, tuttavia la sua velocità di piedi gli dà la possibilità di sviluppare le sue capacità offensive e difensive per reggere l’impatto contro avversari più rapidi. Eccelle nell’1vs1 dove sia vicino che lontano da canestro riesce a creare sempre lo spazio per un buon tiro, ma soprattutto possiede una velocità e un primo passo talmente rapido che gli avversari di pari ruolo difficilmente riescono a reggerlo: questo, nelle situazioni offensive, favorisce uno spostamento della difesa, che si tramuta in uno scarico o un tap in vicino al ferro, mentre in difesa gli consente di reggere gli scivolamenti su pick and roll e pick and pop contro guardie e ali. Sempre nell’attacco, dal punto di vista individuale, è un giocatore che possiede una vasta di gamma di soluzioni nel suo repertorio, adattabili al contesto e allo schema offensivo, dal morbido tiro dalla media creato dal palleggio ad uno scarico sulla penetrazione; tuttavia in quest’ultimo tipo di situazioni non ha un’ottimo controllo del corpo per poter cambiare mano o direzione e spesso questo lo porta a forzature o a scelte sbagliate, punto quindi su cui deve assolutamente lavorare. Per quanto riguarda la meccanica del tiro, è difficile poter ammirare un’ala forte in grado di sparare come una guardia e avere buone percentuali sul mid-range e long-range; la meccanica non è sempre pulitissima, ma la mano è davvero buona. In difesa, abbiamo già detto della sua capacità di reggere gli scivolamenti contro interni ed esterni, ma, oltre a questo, è un giocatore in grado di seguire gli schemi e i tagli che poi, vicino al ferro, si traducono in stoppate o rimbalzi, dove è davvero dominante. Se sviluppasse le sue capacità prestative di forza, potrebbe mettere in seria difficoltà anche avversari con un fisico più possente ed essere più competitivo tra i senior. Mentalmente è un buonissimo giocatore: freddo, concentrato, capace di reggere alti livelli di pressione, buono nell’adattarsi agli schemi offensivi degli avversari in difesa tramite una discreta lettura delle situazioni e ottimo nelle situazioni nella metà campo offensiva, ma manca di quell’aggressività che potrebbe ulteriormente intimorire gli avversari e dargli quel cambio di ritmo necessario per vincere le partite.

Da tutte queste premesse potrebbe essere pronto per la NBA, con il Mock Draft per la prossima stagione che lo mette perfino nelle prime posizioni dietro agli ormai soliti noti Brandon Ingram e Ben Simmons; tuttavia, prima del grande salto, deve fare i conti con la non brillante, anzi addirittura a detta di molti davvero deludente annata del Maccabi Tel-Aviv, che ha fatto calare il minutaggio del giocatore dai 20′ a partita ad inizio stagione a 10-15, discreti ma non ottimi per un ragazzo dalle alte aspettative. Forse un altro anno per imporsi a livello europeo non potrebbe fargli che bene, ma quando la più importante lega del mondo è pronta a chiamarti la risposta è difficilmente rifiutabile. Comunque il talento non gli manca, un potenziale in attesa di essere espresso in quei 213 centimetri che superano l’abnorme di abilità e capacità. Eppur si muove.

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