Final Eight LNP 2018: Trieste vs Tortona, la parola a Cavaliero e Garri

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Domani la Coppa Italia LNP aprirà i battenti al PalaTriccoli: 8 contender, una sola sarà la vincitrice. La tensione è carica tra le partecipanti e la nostra redazione ha deciso di intervistare alcuni dei giocatori più rappresentativi della manifestazione tra le otto formazioni.

La prima partita sarà tra Trieste e Tortona: i giuliani hanno disputato una strepitosa prima parte di stagione che li ha visti in vetta sin dalla prima giornata di campionato, mentre la compagine piemontese ha sorpreso molto gli addetti ai lavori dopo i tanti lavori di ricostruzione in estate. Per addentrarci meglio nella sfida abbiamo contattato due giocatori d’esperienza come Daniele Cavaliero e Luca Garri; si ringraziano per la cortese disponibilità gli uffici stampa delle due società.

DANIELE CAVALIERO

In quale stato di forma, dal punto di vista fisico e mentale, arriva la tua squadra a queste Final Eight?

“Dopo la buona vittoria contro Mantova arriviamo con energie rinnovate, dopo un mesetto e mezzo abbastanza complicato dove non siamo riusciti a vincere in trasferta. In questo periodo abbiamo affrontato due scontri diretti contro Bologna e Treviso, senza portare a casa punti. Però anche dopo la brutta sconfitta di Treviso, la partita di domenica contro gli Stings è stata la partita giusta per ritrovare le energie, non solo mentali, perché è stata una gara intensa ed impegnativa. Questa energia che abbiamo recuperato ce la porteremo sicuramente in campo anche venerdì contro Tortona.”

Sarà un’occasione per incontrare squadre dell’altro girone di A2, hai mai visto giocare le squadre del girone Ovest? Pensi che ci siano differenze tra i due gironi?

Io personalmente ho visto giocare Casale Monferrato e Biella e le ritengo ottime squadre. In questa parte di stagione, però, sono più concentrato su quello che accade nel nostro girone, perché è sulle squadre dell’Est che dobbiamo essere focalizzati per cercare di arrivare alla fine della regular season il più in alto possibile in classifica. Credo comunque che in fin dei conti in campionati come questo, così lunghi ed estenuanti, soprattutto quando si arriva ai play-off, non ci sono squadre deboli in nessuno dei due gironi. Infatti conta non solo la forza delle squadra e dei suoi giocatori ma soprattutto il gruppo. Questo deve riuscire a compattarsi nei momenti di maggiore difficoltà e in quel periodo in cui senti la fatica perché giochi ogni due giorni. Per questo penso che qualunque squadra dell’altro girone si vada ad affrontare sarà comunque molto difficile ottenere la vittoria.”

Qual è il vostro obiettivo per le Final Eight, e quale pensi potrà essere la chiave per provare a vincere la Coppa?

“Il nostro obiettivo è quello di arrivare sino in fondo, è penso sarà lo stesso anche per le altre compagini. Andare a Jesi solo per partecipare è una cosa veramente insensata. Sicuramente in una partita secca può succedere di tutto, ma noi dobbiamo essere concentrati e ben determinati in modo da affrontare al meglio la prima partita. Inoltre vincere la Coppa Italia e il campionato, dopo aver vinto la Supercoppa, sarebbe un sogno per tutti noi. Sappiamo però che per realizzarlo abbiamo bisogno prima di tutto dell’aiuto di tutti e poi secondariamente che le cose vadano come noi vogliamo, ma soprattutto che noi facciamo in modo che le cose vadano tutte per il verso giusto. Per vincere la Coppa bisogna avere ben chiaro l’obiettivo fin dall’inizio, averlo sempre bene in mente e nel proprio cuore, vivere già la prima giornata come se fosse l’ultima. Dobbiamo essere consapevoli che la prima partita di venerdì sarà subito da dentro o fuori se vogliamo vincere e arrivare fino in fondo e così sarà per tre giorni di fila se si superano le prime due gare. “

Dopo diverse stagioni in giro per l’Italia sei tornato nella tua città per i play-off dello scorso anno. Com’è stato è com’è tutt’ora indossare la maglia di Trieste dopo così tanto tempo?

“È un emozione unica ed indescrivibile. Ogni volta che qualcosa va storto poi, come nelle partita con Treviso di due settimane fa, dove sia io che la squadra abbiamo fatto molta fatica, è normale che ti dispiaccia sempre moltissimo. Però anche le sconfitte mi caricano, perché so che nella partita successiva potrò di nuovo giocare con i colori della mia Trieste e farò di tutto per cercare di rendere orgogliosa la mia gente. Questa sensazione è così unica, che risulta difficile spiegarla a parole, soprattutto per un come me che è nato è cresciuto in questa società. Questa stagione, questa squadra poi significa tutto per me, perché c’è dentro tutto: c’è dentro la mia vita, la mia famiglia, visto che ci sono al suo interno anche le stesse persone di quando ho esordito in Serie A, inoltre perfino il palazzetto è sempre lo stesso e i miei familiari ogni domenica sono all’Alma Arena per vedermi, quindi mi sento felice ma allo stesso tempo orgoglioso di poter vivere tutto questo.”

Dopo un inizio brillante la squadra ha perso un po’ di smalto in questa fase della stagione, soprattutto in trasferta. Credi, che dopo la vittoria con Mantova e l’aggancio, seppur momentaneo, alla Fortitudo in vetta alla classifica, Trieste possa restare in prima posizione fino alla fine della regular season?

“Concludere la stagione regolare nella miglior posizione possibile è il nostro obbiettivo dichiarato fin dall’inizio della stagione, è quello che noi tutti vogliamo provare ad ottenere. Questo significherebbe avere la maggior parte delle partite decisive in casa, davanti al nostro pubblico, alla nostra gente, dove esprimiamo una pallacanestro più intensa ed energica di quella che di solito esterniamo in trasferta. Sappiamo che non sarà facile, perché la Fortitudo è una grande squadra, ma anche Montegranaro, Udine, Treviso e Verona sono compagini di assoluto livello, però siamo consci che come siamo riusciti a fare undici vittorie di fila ad inizio stagione possiamo anche ripeterci in questo finale di campionato. Naturalmente  se parliamo della miglior posizione possibile, questa è la prima posizione, che deve essere senza nessun ombra di dubbio l’obbiettivo principale di Trieste.”

 

LUCA GARRI

In quale stato di forma, dal punto di vista fisico e mentale, arriva la tua squadra a queste Final Eight?

Sicuramente arriviamo alla Final Eight in un buono stato di forma. A parte Meluzzi, non abbiamo altri infortunati. Anche mentalmente siamo al 100%, siamo consapevoli che affrontiamo la squadra forse favorita per la vittoria finale (Trieste ndr), ma in una partita secca e in campo neutro tutto può succedere.

Sarà un’occasione per incontrare squadre dell’altro girone di A2, hai mai visto giocare le squadre del girone Ovest? Pensi che ci siano differenze tra i due gironi?

Il girone Est è forse il più forte tra i due, ma il nostro è sicuramente più equilibrato e lo dimostra il fatto che tra la zona playoff e la zona playout ci sono solo 2 vittorie di differenza. Questo significa che nessuna partita è scontata e che non possiamo mai abbassare la guardia. Trieste la conosciamo, l’abbiamo già affrontata 2 anni di fila nei playoff, ma non partiamo certo battuti.

Qual è il vostro obiettivo per le Final Eight, e quale pensi potrà essere la chiave per provare a vincere la Coppa?

La Coppa Italia è senz’altro un obiettivo che a inizio anno non avremmo mai pensato di raggiungere, per questo andremo a Jesi per fare bene e con la testa libera; non so cosa possa voler dire in termini di risultato finale, ma vogliamo sicuramente fare il massimo. Siamo degli outsider, e questo può essere un vantaggio, inoltre è anche un bel palcoscenico per la società e questo aspetto deve essere una spinta in più per ottenere un risultato di prestigio.

Cosa è cambiato dopo l’addio di Cavina dopo 3 anni, e l’arrivo in panchina di Pansa?

Con Cavina si è chiuso un bellissimo ciclo, ma era normale che prima o poi finisse. Quest’anno c’è stata una piccola rivoluzione, a parte il sottoscritto gli altri sono cambiati tutti. Dal canto mio ho cercato di trasmettere la mentalità che ci ha permesso di essere vincenti nelle ultime 2 stagioni. Pansa e Cavina hanno caratteristiche molto diverse, però il cambiamento è stato assorbito bene, anche grazie al fatto che  praticamente tutti i giocatori sono nuovi, ed è stato come cominciare tutti dallo stesso punto di partenza.

Nonostante tu non sia più un giocatore alle prime armi, resti sempre un centro dominante in A2. Questo può significare che manchi il ricambio generazionale?

Grazie per i complimenti (ride). Gli anni si fanno sentire sia in settimana che alla domenica, ne ero consapevole ma tengo botta, anche se alcune settimane sono particolarmente dure. Il fatto che non ci siano più lunghi è secondo me sinonimo del fatto che le grandi scuole di basket sono sparite: quando ero ragazzino facevo decine e decine di ore di fondamentali. Ti faccio notare una cosa: una volta si investiva tanto negli  allenatori del settore giovanile, io ad esempio a Livorno ho avuto coach come Banchi, De Raffaele, Ramagli. Ora gli istruttori sono sicuramente ragazzi con buona volontà, ma spesso lo fanno gratuitamente o per un minimo rimborso spese. Le cose o le impari a 13-17 anni, o se no diventa difficile metabolizzare determinate cose.

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