Focus: Portsmouth Invitational Tournament, il trampolino per l’Europa

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La March Madness si è appena conclusa e per molti giocatori collegiali è tempo di riposo o di piazzamento di fronte al televisore a guardare i playoff NBA, in attesa di essere magari compagni di squadra di quelle stelle la prossima stagione. Alcuni dei giocatori NCAA si sono già dichiarati al draft in attesa di essere scelti, ma molti rookie promettenti non avranno le stesse possibilità di coloro che sono arrivati fino in fondo al torneo, pur avendo un grande talento da mettere a disposizione. E in questo senso, c’è una possibilità per questi giocatori di sfondare nel mondo professionistico, forse non americano, ma europeo quasi sicuramente: si tratta del Portsmouth Invitational Tournament.

Questo evento, che si tiene alla Churchland High School di Portsmouth (New Hampshire) da ormai da più di 60 anni, raccoglie 64 tra i migliori giocatori collegiali da tutta l’America per partecipare a un torneo di 4 giorni. Ogni senior ha la possibilità in 12 partite di mostrare il proprio talento di fronte a molti scout, general manager e allenatori europei ma soprattutto l’obiettivo numero uno è impressionare uno dei 30 rappresentanti designati da ogni squadra NBA.

Ma a voi lettori interessano più nomi dei personaggi che sono passati attraverso questo torneo: Scottie Pippen, Earl “The Pearl” Monroe, Dennis Rodman, John Stockton tanto per dire alcune tra le leggende della NBA; o recentemente figurano Jose Barea, Kent Bazemore, David Stockton e Jimmy Butler. Anche a livello italiano abbiamo avuto giocatori che sono passati da qua: Baron e Taylor a Roma, Gilchrist a Bologna ma anche Dillard a Casale, Brooks a Napoli o Berry a Torino; attualmente la Virtus Bologna (con Gaddy, White e Reddic) e la Vanoli Cremona (con Daniel, Clark e Bell) vantano la maggior presenza di giocatori provenienti da questo torneo, ma se andiamo a cercare tra le società di Serie A, A2 Gold e Silver ne troviamo molti altri.

L’evento di quest’anno si è concluso due settimane fa e anche in questa edizione sono emersi giocatori interessanti che potrebbero calcare il parquet del vecchio continente. Eccone alcuni, in un possibile quintetto ideale, scelti da BasketUniverso:

Treveon Graham (SF): di certo in questa lista non poteva mancare l’MVP del torneo. Con 19.7 punti, 5.3 rimbalzi e un notevole 58% dal campo, l’ala piccola della VCU (Virginia Commonwealth University) si è fatto notare come un giocatore dalle grandi doti realizzative, capace di penetrare perfino le difese più strette grazie alla sua grande abilità nell’1vs1 e nel tiro in sospensione con una meccanica rapida ed efficace, nonostante non abbia un gran tono di elevazione. Non ha un primo passo esplosivo, ma possiede un ottimo cambio di mano e una esitazione che costringono il difensore ad abboccare, favorendo così l’attacco dal palleggio. Molto buono, dal punto di vista difensivo, sia nella marcatura a uomo grazie a un buon uso delle braccia, sia nel pick n roll per quanto riguarda le letture. L’atletismo non è a livello di NBA, ma nel complesso questo giocatore offensivo all around potrebbe far comodo a molte squadre.

D’Angelo Harrison (G): con 17,3 punti, 7,7 rimbalzi, 5,7 assist, un 50% dal campo e un altissimo 64% da 3, il prodotto di St John’s University se non prenderà la strada della NBA, sicuramente sarà pieno di richieste. Eccellente shooter dalle alto coefficiente realizzativo, è abile nel crearsi il tiro sia dal palleggio sia dal passaggio realizzando una meccanica forse non bellissima ma comunque efficace; buon palleggiatore e abile nel sfruttare il pick n roll, possiede un 1vs1 efficace con un primo passo bruciante e un buon tiro dalla media, tuttavia deve avere più confidenza nei propri mezzi soprattutto nell’attaccare il canestro. In difesa,è molto attivo negli scivolamenti laterali su PG e SG, ma manca di concentrazione nel contesto difensivo di squadra che favoriscono l’apertura di lati liberi sul perimetro.

DJ Newbill (G): 16,7 punti, 5 rimbalzi, e 5,3 assist sono le statistiche di un giocatore prettamente offensivo che ama molto attaccare il ferro. Nonostante un fisico che lo taglia fuori dagli standard NBA, il talento di Pennsylvania State è un attaccante formidabile nonostante la sua poca rapidità ed esplosivi, con una gran varietà di soluzioni e una ottima lettura della difesa avversaria; inoltre è molto migliorato nel tiro con una progressione di percentuali e di meccanica pregevole. Difensivamente deve migliorare moltissimo: oltre al fisico non all’altezza del campionato professionistico americano, ha poca mobilità laterale e legge in ritardo le situazioni difensive. Per una squadra che punta molto sull’attacco, questo giocatore si inserirebbe al meglio, a differenza di una società che fa della difesa il suo punto di forza.

Darion Atkins (PF): se non l’MVP del torneo, di sicuro uno dei più dominanti sotto canestro. Il Cavalier della University of Virginia ha viaggiato a 20 punti, 10,3 rimbalzi, 60% dal campo e 3,7 stoppate in questo torneo comandando le plance come pochi; è un giocatore inquadrato bene nel ruolo di ala forte con un fisico ben sviluppato e un’ottima capacità di giocare in post alto e basso specialmente dal pick n roll dove si apre bene per ricevere il passaggio. Non ha tuttavia una buona meccanica di tiro, punto che gli impedisce di essere un giocatore più versatile e pericoloso e che purtroppo lo esclude dalle richieste NBA. Difensivamente, è un ottimo rimbalzista e ha una buona capacità di lettura, ma soprattutto è un ottimo stoppatore capace di intimidire playmaker e guardie tiratrici nell’attacco al ferro. Di certo, si tratta di un giocatore in grado di offrire un’ottima garanzia all’interno del pitturato.

Matt Stainbrook (C) : nel ruolo di pivot, il gioiello di Xavier University è di certo colui che ha attirato più attenzioni con 15 punti, 7,3 rimbalzi e un 73% dal campo impressionante. Parliamo di un giocatore con un fisico possente unito a una tecnica pregevole e un buon uso dei piedi, caratteristiche che lo rendono pericoloso pure dalla media dove ha sviluppato una meccanica di tiro molto efficace. Nel pick n roll, è abile nel bloccare a smarcarsi e ricevere il passaggio, nonostante non sia molto mobile. In difesa, regge alla pari il confronto con i pari ruolo, tuttavia soffre giocatori più rapidi ed è in ritardo nelle letture del pick n roll offensivo. Non è una figura intimidatoria sotto canestro e questo purtroppo non lo identifica come un potenziale giocatore NBA. Tuttavia potrebbe essere utile ad allenatori che impostano il proprio gioco all’interno del pitturato.

JJ Avila (PF): è stato difficile non inserirlo nel quintetto, anche se non ha da invidiare a nessuno dei giocatori sopracitati. 12,3 punti, 7 rimbalzi, 3,3 assist e soprattutto 3,7 rubate sono cifre di tutto rispetto per l’ala di Colorado State: si tratta di un giocatore solido, abile nel segnare, catturare rimbalzi e nel passaggio ma soprattutto nelle letture difensive dove le palle recuperate sono la sua specialità. Offensivamente, ha doti tecniche sopraffine con un buon uso dei piedi e una ottima meccanica di tiro nonostante sia poco rapido ed esplosivo. Dal punto di vista difensivo, è un ottimo difensore capace di ottime letture e di marcare sia pivot che small forwards, tuttavia soffre avversari che hanno un passo più rapido. Tuttavia, le sue caratteristiche all-around e di gioco di squadra farebbero molto comodo in Europa.

Questi sono nomi che abbiamo scelto, o meglio i nomi più palpabili di questo torneo. Tenetevi sott’occhio questi nomi perchè la squadra professionistica in cui giocheranno in futuro potrebbe essere la squadra per cui tifate.

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