L’ambizione è una virtú, a volte anche un’ossessione, che prende il controllo di un giocatore di pallacanestro e lo spinge a migliorarsi sempre di piú per poter raggiungere il massimo; per il massimo non c’é limite, se non solamente nella consapevolezza delle proprie doti tecniche, atletiche e adattabilità al contesto prescelto. Per chi gioca o viene a giocare sul suolo italiano, l’obiettivo, almeno a livello nazionale per qualsiasi giocatore, è sempre la Serie A e come per ogni vetta da conquistare, bisogna sempre cominciare in pianura; c’é chi ha le capacità, l’impegno e anche un pó di talento e fortuna per poter scalare la montagna e godersi la cima e chi, conscio dei propri limiti, si ferma prima. D’altronde, “è la coscienza dei nostri limiti che c’impedisce di superarli” dice la nota penna de “Il Mattino” e “Il Messaggero” Roberto Gervaso, e a volte questo impedimento puó essere necessario, trasferendolo in ambito cestistico, per garantire il top della propria performance senza dover stroppiare.
È il caso dei giocatori di Serie A2: ovviamente questo campionato pone come obiettivo principale la promozione della squadra piú forte, ma implicitamente é anche un banco di prova per giocatori italiani e internazionali per valere le proprie qualità e saper dimostrare di metterle in gioco a un livello superiore. Tuttavia, come dalla A2 gli atleti passano in Serie A, c’è anche chi segue il percorso inverso. Andiamo quindi a curiosare tra questi “retrocessi”, presupponendo che il termine non abbia un significato offensivo ma puramente basato sulle operazioni di mercato che hanno perseguito i giocatori in questione a cavallo tra la stagione 2014-2015 e 2015-2016.
Partiamo dalla A2 Ovest, campionato dall’alto livello competitivo quest’anno che quest’anno ha trovato ricca mercanzia proveniente dai piani alti, in particolare da Varese e Cremona. Chi dal roster varesino non ha mai espresso appieno le sue qualità è Craig Callahan: il centrone italo-americano, con la mano educatissima e un pacchetto di esperienza classe ‘81 invidiabile, non è mai stato una prima scelta, chiuso da giocatori piú fisici e possenti sotto le plance come Ed Daniel e Johndre Jefferson; la Virtus Roma gli ha promesso un ruolo da protagonista e lui non sta deludendo le aspettative come testimoniano i 14,7 punti e 7,3 rimbalzi in piú di 30 minuti sul parquet: nelle sconfitte sotto Saibene come nelle vittorie con Caja, la sua atipicità nel ruolo è stata finora essenziale.
Da Cremona arriva una shooting guard discreta in Lombardia, ma superstar in Piemonte, sponda Biella: parliamo di JazzMarr Ferguson. In un reparto esterni come quello della Vanoli, composto allora da Luca Vitali, Kenny Hayes, Cameron Clark e James Bell, il nativo di Louisville ha faticato a trovare piú spazio in un contesto che inoltre prediligeva l’impiego di giocatori italiani; ora, in maglia Angelico, sta bruciando le retine dell’Ovest in un ambiente dove la sua vena offensiva viene liberamente espressa e ripagata con 22,3 punti e il 40% 3 (condita anche da 2,9 assist di media) risultando determinante in ogni incontro disputato. Nella compagine cremonese, in un progetto appunto focalizzato sugli italiani, Nicola Mei è stato il giocatore di marca nostrana meno impiegato; ora, nella Latina di Gramenzi, le sue doti fisiche e da tiratore e le sue abilità difensive vengono impiegate dall’inizio per 28,5 minuti di agonismo e personalità. Il risultato? 11,3 punti che uniti ai 3,3 assist di media e a una leadership in campo, valgono come una rinascita.

Dalla retrocessa Caserta, due giocatori non hanno seguito la squadra campana nel ripescaggio nella massima serie, ovvero Marco Mordente e Claudio Tommasini. Il primo, uomo spogliatoio e neo-capitano della Viola Reggio Calabria, cerca di dare il suo meglio nel difficile avvio di campionato della formazione reggina: nonostante i suoi ossigenanti 6,3 punti in 25,2’ di impiego partendo dalla panchina (uniti ai 2,6 rimbalzi e 2,4 assist di media), la Bermè deve tornare a decollare, soprattutto dopo l’ultima partita vinta contro Casalpusterlengo. Per l’atletico playmaker, con una notevole stazza fisica, si è passati dal quarto d’ora ordinario con la Pasta Reggia a un ruolo di primo piano nelle gerarchie granata (9,2 punti con 2,4 assist a incontro con il 64% nel pitturato),in un contesto che certamente gli darà modo di acquisire maturità ed esperienza.
Tra le squadre di A2 Ovest, comunque, è la FMC Ferentino ad aver fatto piú spesa di giocatori dai piani superiori con addirittura quattro elementi di prima scelta. Tra gli innesti importanti sicuramente ci sono Massimo Bulleri e Tommaso Raspino: l’ex-playmaker della nazionale, dopo una carriera invidiabile in Serie A, ha abbracciato il progetto amaranto per cercare nuovi stimoli e, dall’alto dei suoi 38 anni, finora ha dato un contributo piú che generoso con 8,5 punti e 2 assist di media e un notevole 44% dall’arco partendo dalla panchina, dimostrando di avere ancora qualche cartuccia a disposizione; per l’ala classe ‘89, il ritorno in A2, dopo la deludente esperienza a Pesaro, in un ambiente che lo vedeva poco coinvolto, ha ridato linfa sia dal punto di vista del gioco (8 punti conditi da 4,1 rimbalzi in 28’ di media a partita) sia nei mezzi fisici e tecnici. Tuttavia le due riscoperte piú notevoli si chiamano Matteo Imbró e Angelo Gigli: partiamo dal playmaker classe ‘94, crollato dall’essere capitano della Virtus Bologna ad essere la riserva di Gaddy nell’ultima gestione Valli. Ora, a Ferentino, sta rispiegando perchè è stato medaglia d’oro con l’U20 a Lettonia 2013 e perchè è stato capitano della prestigiosa formazione di BasketCity: 10,9 punti conditi da 3,6 assist, una leadership e una freddezza tali da rimetterlo in luce sul panorama italiano come uno dei metronomi migliori da valorizzare; per il centrone della nazionale, dopo la buia esperienza a Milano, ha ripreso a far valere la sua stazza fisica sotto i tabelloni a dimostrazione di quanto il suo talento avesse solo bisogno del contesto che gli desse di nuovo fiducia, puntualmente ricompensata con 14,2 punti e 7,1 rimbalzi in 30’ medi di impiego.
Ci sono altri giocatori degni di nota: Austin Freeman, che da buon giocatore di Serie A con Roma e Capo D’Orlando ora è punta di diamante negli schemi nero-arancio di coach Benedetto; Daniele Sandri, dimenticato in fondo alla panchina con la Virtus Roma e ora non solo difensore di razza, ma anche crescente realizzatore con più responsabilità nella nuova Casalpusterlengo targata Finelli; Nicholas Crow, prima poco impiegato nella difficile stagione pesarese e ora preziosissimo jolly dalla panchina nelle rotazioni di Scafati; Corrado Bianconi, che aveva solo bisogno di spazio, non trovato all’Orlandina, per giocare e ora ha guadagnato la fiducia di Bartocci nel Basket Barcellona con minuti importanti; Massimo Chessa, che, dopo aver vinto tutto con Sassari ma con poco minutaggio, sta ritrovando continuità e condizione di gioco in terra trapanese; infine Andrea Casella, che sta facendo rivalere la sua mano educata e la sua intensità difensiva a Omegna, dopo la difficile stagione a Varese.

Finito? No, rimane ancora un giocatore, forse il piú importante: questo atleta classe ‘90 è sceso dalla Serie A, in un roster da playoff in cui si guadagnava la pagnotta in un quarto d’ora, in una realtà del tutto nuova della A2, trasformandola nella storia piú sorprendente di tutta la categoria. La squadra in questione è la Polisportiva Agropoli e l’atleta è Marc Trasolini: il pivot italo-canadese, dopo l’ultima annata sotto Vitucci e Frates ad Avellino, è diventato uno degli uomini simbolo della cenerentola della categoria. È uno dei giocatori piú dominanti in circolazione, in grado di imprimere una forza fisica e tecnica e una pericolosità non solo vicino ma anche lontano da canestro, dando, assieme a Roderick, tutta un’altra dimensione al roster campano. In termini statistici: 22,8 punti con il 64% da 2 e un insolito 7/13 da 3 conditi da 8,8 rimbalzi (di cui 3,4 offensivi) completati da 1,4 stoppate e 4,! falli subiti per un totale di 26,3 di valutazione, la piú alta di tutto il campionato di A2. Insomma, un distruttore nel pitturato!
Se andiamo invece a guardare in A2 Est, girone molto interessante e piú coinvolgente, un punto positivo lo si trova nella rinascita di Damian Hollis: l’ala americana, nella sua difficile stagione a Cantù, si è ritagliato un buon minutaggio sotto coach Sacripanti, ma non è mai riuscito a convincere in fase offensiva e difensiva in un clima che, dopo la sua partenza e l’ingaggio di Metta World Peace, ha decisamente cambiato trend, e nemmeno la sua esperienza in A1 greca ha portato molta fortuna. Ora a Brescia, il giocatore classe ‘88 è tornato sui livelli ben conosciuti alla categoria, come centro di un energia crescente con il suo atletismo e la sua fisicità: 15,1 punti con il 57% da 2 conditi da 8,7 rimbalzi e una valutazione media di 16 (la migliore del roster bresciano).
Dalla stessa Cantú, vi è un altro giocatore sceso di categoria per poter rilanciare, ovvero Giacomo Maspero: l’ala classe ‘92 ha passato quasi tutta la stagione precedente tra recupero dei problemi fisici e allenamenti mettendo piede per 6 (!) minuti totale sul parquet in tutta l’annata. Recanati gli ha concesso l’opportunità di ritrovare la condizione fisica,atletica e tattica necessaria per rilanciarsi e sta guadagnando minuti non eccellenti ma costanti e crescenti (12,2) in cui viaggia a 5,9 punti (12/20 da 2 e 10/23 dall’arco) e 1,6 rimbalzi di media.

Dalla Serie A, come nel caso del girone Ovest, anche Varese e Cremona han dato buon materiale all’A2 Est, in primis Stanley Okoye. L’ala nigeriana non è mai riuscita a convincere del tutto i biancorossi, nella difficile stagione della salvezza, in un ruolo che piú e piú volte è stato rimpinguato dal DS Arrigoni con giocatori di qualità e incisività piú alta, chiudendo la porta all’emersione del giocatore classe ‘91; ora è in un nuovo contesto che lotta per la salvezza, ovvero la Bawer Matera di coach Gresta, anch’essa sempre alla ricerca di nuove soluzioni da innestare, ma stavolta l’ala si trova in una posizione differente: è intoccabile, un punto fermo con la sua versatilità ed esplosività tradotta nei 17,9 punti (55% in area) e 7,2 rimbalzi in 29’ di impiego. Ad Okoye si aggiunge anche Ed Daniel: il centrone americano, a differenza degli altri giocatori, era già ben consolidato in Serie A con la sua possenza fisica, ma si è ritrovato in un contesto in discesa, come quello varesino, che pretendeva il “tutto e subito” per poter ottenere la agoniata salvezza e dopo 18 gare da 9,9 punti e 6,9 rimbalzi in 25,6’ di media, è stato rimpiazzato da Johndre Jefferson; Cremona gli ha trovato una sistemazione a gettone per sopperire all’infortunio di Cusin, ma i 7,3 punti e 8,4 rimbalzi in piú di 19’ di impiego non sono bastati a persuadere i lombardi a puntare ancora sul giocatore classe ‘90. Ci ha creduto invece la Fortitudo Bologna, e ora i suoi 15,7 punti con il 62% da due conditi 10 rimbalzi in 27’ di media sono lo specchio di un giocatore dominante ma consapevole che puó giocarsi benissimo le sue carte ai piani superiori.
Due menzioni di merito vanno indiscutibilmente conferite ad Andrea Pecile e Isaiah Armwood: il giocatore azzurro, da riserva di guardie americane più giovani e rampanti a Capo D’Orlando, si è ritrovato a vestire la mia maglia della sua Trieste, dove predica pallacanestro in un gruppo molto giovane non solo a livello tecnico ma anche a livello tattico grazie all’esperienza accumulata producendo 12,1 punti confezionati da 2,8 assist a gara; per l’americano, dopo la buia stagione nella stellare Trento, ha trovato nella Proger Chieti la sua occasione per far valere al meglio le sue qualità atletiche e tecniche triturando i ferri della A2 Est con una doppia-doppia di media da 13,6 punti e 10,1 rimbalzi a cui si aggiungono 1,6 stoppate a gara.
Tuttavia la squadra dell’Est con più ingaggi dai piani alti è stata la Tezenis Verona con quattro ingaggi: in un ambiente dove la vittoria del campionato è un obiettivo quasi obbligatorio, da Caserta è arrivato l’ex-gigante della nazionale Andrea Michelori, importante apporto in termini di esperienza e di solidità a livello di squadra che nei 13’ concessigli da Crespi gira sui 3,3 punti e 2,6 rimbalzi di media. Da Trento è arrivato un colpaccio in cabina di regia, ovvero Marco Spanghero: il playmaker classe ‘91 ha seguito un percorso crescente di maturazione su tutti gli aspetti del gioco, ma dietro a giocatori piú esperti; quest’anno gli viene affidato il ruolo di primo violino del giro palla e del ritmo della squadra, al quale sta ben rispondendo con 11,6 punti e 3,6 assist in 29’ di media. Sotto le plance, Vitalis Chikoko ha deciso di maturare in un ambiente che gli desse piú minuti, dopo la discreta stagione a Reggio Emilia in cui ha sfiorato il titolo: ormai è ben noto che non ha una alta vena realizzativa (8,6 punti con il 65% nel pitturato), ma la sua possenza fisica lo rendono un fattore fondamentale a rimbalzo (8,7 di media) e nella metà campo difensiva.
Tra tutti i giocatori che han trovato giovamento da questa discesa, uno in particolare ha riscoperto di piú il suo talento: un talento ben ammirato nel nostro campionato, dimenticato anch’esso spesso sulla panchina di Avellino e ora ritornato a bombardare le retine della A2 Est, nonostante l’andamento altalenante suo e degli scaligeri in questo avvio di campionato. Ovviamente stiamo parlando di Riccardo Cortese: nel roster veronese, il giocatore classe ‘86 ha importato una mano micidiale capace di far male da qualsiasi posizione, una esplosività che gli ha ridato il suo buon 1vs1 unito a una ottima lettura tattica offensiva e difensiva che ha alzato il livello di qualità della squadra; non certo una punta di diamante, ma un giocatore di squadra e di sostanza. I suoi numeri parlano di 13,1 punti di media con un buon 49% in area e un impressionante 45% dall’arco; a questo aggiunge un buon contributo da 3,1 rimbalzi per un 11,7 di valutazione media in 23’ di media. In altri termini, un killer ritrovato!
In conclusione i limiti sono un concetto potente ma soprattutto a doppio taglio: è vero che nel limite della A2, questi giocatori sono fondamentali nelle società presso cui mettono a disposizione il loro talento cestistico, ma è altrettanto vero che le ambizioni per molti di questi giocatori, come dimostrato, possono essere ben piú alte. Ed è proprio dalle prestazioni di costoro che emerge una importante lezione: i limiti che poniamo alle nostre possibilità sono un processo di maturazione, sia che li valichiamo sia quando li accettiamo.
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