Fortitudo-Milano, le pagelle: ghiaccio nelle vene di Datome, anche Shields e Hines fattori chiave nella vittoria esterna dei meneghini

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FORTITUDO LAVOROPIÙ BOLOGNA

Banks 6: si cala nei panni di assistman (7, ma anche qualche pallone buttato via in malo modo); sfumato Aradori, però, sarebbe servito anche il suo apporto realizzativo
Aradori 7: il primo tempo è un sublime clinic offensivo chiuso con 20 punti, poi Milano capisce che è fondamentalmente l’unica arma da disinnescare per limitare le velleità fortitudine e al rientro in campo non c’è modo che gli lascino costruire un tiro
Mancinelli sv: breve apparizione nel primo tempo
Dellosto ne
Fletcher 5: dà una mano sotto le plance (6 rimbalzi), però l’unico bersaglio lo trova non troppo tardi ma comunque tardi, dopo tanti errori (1 su 5 alla fine)
Palumbo 5,5: non si tira indietro, questo gli fa onore, ma non è ancora il palcoscenico per lui. Tempo al tempo
Happ 5,5: saranno i dolori alla schiena, ma è un’altra domenica di brutti litigi col ferro, che martella senza cavarne niente. Quando inizia a dare buoni segnali, anche dietro, perde un pallone sanguinoso e ne esce con un polso contuso, lasciando più di qualche spavento nell’aria
Withers 7: anche lui acciaccato dà quello che può e forse anche qualcosa in più: 16 punti, una buona grinta su ogni pallone e anche 3 stoppate
Totè 6+: esce sconfitto da una lotta fra corpaccioni, quella con Tarczewski, che non lo vedeva certo favorito, ma senza mai abbassare la testa. Non gli si possono imputare chissà che responsabilità
Sabatini 6,5: primo gettone da titolare in Serie A trascorso a cercar di infilarsi sotto la maglia degli altrui portatori di palla per quanto sta loro addosso. Oltre ai 3 recuperi offre anche una regia un po’ frenetica ma efficace (5 assist, 1 persa). Chissà che qualche significativo passo avanti in fase offensiva, a partire dalla precisione ai liberi, non gli diano qualche spazio in più in questa categoria
Coach Sacchetti 6,5: aveva chiesto spirito e spirito ha avuto: una Effe in emergenza tiene testa alla corazzata Milano fino all’ultimo, poi mancherà lucidità nel finale, sarà vero che per un tempo ha portato la carretta solo un monumentale Aradori, ma i buoni segnali non mancano rispetto agli sbiaditi esordi di Roma e Varese. Ora serviranno i risultati.

 

AX ARMANI EXCHANGE MILANO

LeDay 5,5: prestazione tutto sommato in sordina ma con tanto lavoro sodo e senza svarioni gravi
Moretti sv: gettato nella mischia nell’ultimo quarto, un paio di giocate difensive che si rivelano utili ma è un po’ poco per valutare
Moraschini 6: pochissimi punti raccolti in rapporto alla quantità di buone iniziative prese (1 su 7 al tiro), si fa perdonare con 6 assist
Roll 7-: cinico nelle prime battute e di nuovo in seguito quando chiamato in causa, nel secondo tempo la sua difesa su Aradori è una delle chiavi della vittoria
Rodriguez 6,5: senza fronzoli ma con grande concretezza: 3 su 4 da tre e 5 assist senza perse
Tarczewski 5,5: tanti muscoli e raffiche di rimbalzi in attacco, voce statistica viziata da altrettanti appoggi divorati; in difesa non manca il solito contributo
Biligha ne
Cinciarini sv: brevissimo cameo
Shields 7+: nel primo tempo catalizza molto il gioco ma la mira non lo aiuta, però è grande protagonista dopo l’intervallo, quando capisce che è meglio correre e attaccare il ferro che sparacchiare da fuori. Oltre ai 17 punti è da segnalare un’ottima difesa sugli esterni biancoblù
Brooks sv: qualche scampolo di parquet in più rispetto a Cincia e Moretti, ma il medesimo nulla da segnalare
Hines 7+: troppa esperienza da gestire per i lunghi felsinei. Doppia doppia da 12+11, tanta difesa e versatilità che sarà un’arma tattica determinante nel break, ancora non decisivo ma lo stesso importante, di inizio terzo quarto
Datome 7,5: fiammata da 7 punti in fila nel secondo quarto, poi da campione navigato quale è torna a farsi vivo negli ultimi minuti, segnando i canestri (e in generale compiendo le giocate) che la chiudono
Coach Messina 6+: le assenze non rendono il suo roster meno dominante sulla carta ma il primo tempo, tra sviste dietro e superficialità davanti, lo obbliga a trovare aggiustamenti. Particolarmente azzeccata la scelta del quintetto “small” con cui iniziare il secondo tempo.

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