Gek Galanda a BU: “La gente tifa la Nazionale, non i nomi; la maglia azzurra va difesa sempre”

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A margine della presentazione della NBA FIP Junior League, competizione ideata per avvicinare al basket i bambini delle scuole medie, abbiamo potuto scambiare due chiacchiere con Giacomo Galanda, ex bandiera della Nazionale e attuale consigliere federale.

L’olimpionico di Atene 2004 ha parlato innanzitutto di questo progetto portato avanti dalla Federazione insieme alla NBA, che lui sta seguendo da vicino, allargando poi il discorso all’importanza del reclutamento: “In Italia rimane il problema delle strutture perché per il basket servono palestre di un certo tipo, in ogni caso vedo che è tornata la voglia di fare pallacanestro. La NBA ha un progetto globale ma ha capito che ha bisogno di appoggiarsi a chi rappresenta il movimento nelle singole nazioni, l’interesse comune è creare possibilmente il nuovo Gallinari ma anche molte altre componenti possono crescere con progetti di questo tipo”.

Successivamente lo sguardo si sposta al prossimo impegno della Nazionale in quel di Varese, un luogo speciale per Galanda: “Sarà a bordo campo e sicuramente avrò voglia di giocare. Questo è un momento particolare nel percorso della Nazionale, non è l’ultima chiamata ma potrebbe esserlo, dobbiamo vincere perché andare i mondiali è importante. Bisognerà giocare con testa, cuore e anima portando avanti tutto il lavoro fatto finora. Negli ultimi anni i risultati non sono arrivati ma è mancato un pizzico di fortuna, c’è stato comunque tanto impegno da parte di allenatori e giocatori che si sono susseguiti. A prescindere dal match contro l’Ungheria ci tengo a precisare che non ci sono due Nazionali diverse, quella invernale e quella estiva, c’è un solo allenatore che sceglie chi gioca in base a chi vuole esserci. Non esistono i personaggi – aggiunge -, esiste solamente la casacca azzurra, gli italiani tifano per la Nazionale a prescindere dai nomi, sostengono una maglia che va difesa sempre e quelli che scenderanno in campo saranno i migliori che abbiamo”.

Poi un pensiero in prospettiva, sperando nella qualificazione ai prossimi Mondiali: “Io ho avuto la fortuna di essere capitano della Nazionale, di vincere quattro medaglie e di entrare negli otto anni magici nei quali abbiamo ricreato un ciclo. Vincere aiuta a vincere anche perché ti fa salire nel ranking, cosa che rende più facile conseguire risultati migliori. I Mondiali allargati danno più chance, si incontrano anche squadre di livello non eccezionale però resta una competizione difficile. Non si può identificare un singolo leader, bisogna fare forza sul gruppo perché tutte le Nazionali ormai hanno giocatori forti, per questo bisogna contare sul collettivo, nell’arco del torneo tutti devono poter essere leader”.

Infine uno sguardo alla lotta per evitare la retrocessione in Serie A, bagarre nella quale è coinvolta Pistoia, squadra di cui Galanda è stato giocatore e dirigente:  “La OriOra aveva bisogno di vincere lo scontro diretto con Pesaro che però ha meritato il successo nello scontro diretto. Ora la situazione dei toscani non è semplice, tra la fine del girone di andata e l’inizio del ritorno le squadre di bassa classifica sono tutte cresciute, il campionato è salito di livello perciò Pistoia non deve scoraggiarsi perché ogni singolo punto potrebbe fare la differenza. Adesso non dovranno più fare la corsa sulla Vuelle, visto lo 0-2 negli scontri diretti, è complicato dire chi rischi di più perché può ancora succedere di tutto, ora come ora però anche Torino è in una situazione difficile e mi sembra quella più in difficoltà, insieme alla stessa Pistoia“.

 

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