Gettare il cuore oltre gli ostacoli

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Stupefacente. Termine che ben sintetizza questo primo terzo di campionato della Pallacanestro Cantù, allenata da Marco Sodini. O meglio, presa in corsa da Marco Sodini, perché, per come stanno andando le cose, se avesse avuto la possibilità di guidare lui il gruppo sin da agosto (come inizialmente aveva fatto, per poi cedere il posto al ritorno di Kirill Bolshakov), forse la Red October avrebbe potuto avere qualche punticino in più, anche se 10, dopo 10 partite, sono comunque un bottino impensabile in estate, con giocatori che si lamentavano sui social per via dei mancati pagamenti e che volevano rescindere per l’appena citato motivo.

La rinascita sportiva di questa squadra ha un nome e un cognome: Marco Sodini. Questa è la sua prima esperienza da head coach di una squadra di Serie A, ma sembra veramente uno esperto e navigato, quanto il suo predecessore (Carlo Recalcati n.d.r.). In questa Cantù fa veramente tutto, asciuga anche il parquet quando gli danno in mano uno straccio, ma soprattutto è il collante tra la squadra e un ambiente in ampio contrasto con la proprietà. In parole povere: è l’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto. E questo, credetemi, non è così banale, perché – probabilmente – un coach con un curriculum più prestigioso del suo non avrebbe accettato queste condizioni, visto che i tecnici desiderano fare al meglio il proprio lavoro, ma solo il proprio, il che vuol dire lasciare la video analisi e tutti quegli aspetti “burocratici” agli assistenti, che per larghi tratti non ci sono stati, anche se ora uno, ufficiosamente, lo ha e si tratta dell’ex Chieti, Giuseppe “Pino” Di Paolo.

Fatta questa lunga e doverosa introduzione sul lavoro di Sodini, ora è il momento di passare al campo, a quello che stanno facendo i giocatori. Obiettivamente, una volta assemblata la squadra, presa sulla carta, sembrava composta dai classici americani messi insieme, un po’ casualmente, pronti a produrre cifre utili agli agenti per poterle mostrare ai vari direttori sportivi in giro per il mondo, così da portare a casa, il prossimo anno, uno stipendio ancor più sostanzioso dell’attuale. Ma il parquet non ci sta dicendo questo. Anzi. Infatti questa Red October è un team che ama giocare insieme a pallacanestro e sa affrontare e superare le difficoltà (per esempio la dipartita anzitempo di Michael Qualls o l’infortunio di Charles Thomas).
Oltre a trovarsi bene, gli uomini Sodini stanno anche producendo un basket divertente, forse non bello per i tradizionalisti, ma efficace perché, nonostante i 67 tiri di media a gara, perde solamente 11.6 palle a partita, solo Brescia sta facendo meglio, un ossimoro per il modo di giocare di Cantù; metteteci anche un Randy Culpepper in formato MVP, 28 punti di media nelle ultime cinque (19.5 in stagione), e il gioco è fatto. Beh, insomma, fosse così facile, saremmo tutti quanti allenatori di Serie A.

Fino a qui però sembrerebbe più o meno tutto normale, anzi, c’è chi sta facendo pure meglio, tipo Brescia. Però ora è doveroso dire due parole su quello che sta succedendo fuori dalla palestra di Vighizzolo – sede degli allenamenti della Pallacanestro Cantù – in particolar modo in est Europa, con il proprietario Dmitry Gerasimenko. Tutti quanti sanno i suoi problemi giudiziari, che l’hanno portato lontano dall’Italia. E questi problemi si stanno ripercuotendo anche sulla stessa squadra, tant’è che, un paio di mesi fa, gli italiani avevano dissertato l’allenamento a causa del mancato pagamento dello stipendio di agosto-settembre. Giusto per fare un esempio.
Eppure, nonostante tutto quello che di cui abbiamo parlato, questa squadra e questo staff stanno riportando passione in un ambiente, come quello canturino, che vive di basket come il resto d’Italia fa con il calcio. Un unicum o quasi.

Allontanare i tifosi biancoblu dalla pallacanestro non è stato un lavoro semplice, riportarli a Desio non lo è da meno ma, piano piano, Sodini & Co. ce la stanno facendo. Chapeau, Marco.

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