Gianmarco Pozzecco e la ricetta post-coronavirus: “Un salary cap stile NBA, eliminare le retrocessioni e meno stranieri”

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Dopo aver già dato spettacolo ieri sera, ospite di Sky Sport, stamattina sulla Prealpina è apparsa una nuova intervista di coach Gianmarco Pozzecco. L’allenatore della Dinamo Sassari ha parlato soprattutto dell’emergenza coronavirus e del futuro del basket italiano:

Mi rattrista che nella pallacanestro si parli del fatto che l’anno prossimo ci saranno meno soldi. Ci rendiamo conto che vivremo un momento di difficoltà, ma preoccupa solo relativamente le società il fatto che la crisi sarà generalizzata. Prima avevo 100 euro in tasca, ora ne ho 70. Ma ne avranno 70 anche tutti gli altri, il problema è relativo. Bisogna sfruttare questo stop forzato per migliorare il mondo del basket.

Magari spaventa, ma secondo me un cambiamento è necessario. Stavamo vivendo un momento non brillante, da questa negatività ora nasce l’opportunità di resettare e e di ripartire meglio anche con basi economiche inferiori. Se però ognuno pensa solo al risultato sportivo della prossima stagione, in funzione di budget che si abbasseranno, per tutti rimarrà lo status quo.

Da qui Pozzecco ha poi introdotto un’idea simile al salary cap NBA:

Ci vorrebbe il salary cap stile NBA. Le società sono in perdita, questo le aiuterebbe così coem sarebbe utile riflettere su come superare il merito sportivo e abolire le retrocessioni, così da aiutare i club a programmare e investire. Abbiamo trovato un presidente di Legabasket che ispira fiducia: spero che Umberto Gandini abbia la possibilità di esercitare poteri decisionali. Ho apprezzato il ritrovato associazionismo tra noi allenatori con l’USAP.

E sul mercato in seguito al coronavirus:

La pandemia mi ha fatto sentire più italiano, non ho apprezzato alcuni comportamenti dell’Europa. L’anno prossimo mi piacerebbe rinunciare a uno o più stranieri, dando un contratto ad un giovane italiano anche per aiutare la sua famiglia. Dal 2003 dico che dobbiamo fare passi indietro sul numero di stranieri, e non voglio sentire il solito “non ci sono italiani”. I giocatori migliorano solo se responsabilizzati, oggi gli italiani giocano solo sul lato debole sugli scarichi. Io, Meneghin e De Pol ai tempi di Varese giocavamo sul lato forte, Santiago sul lato debole.

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