Giannis Antetokounmpo: “Umiltà e duro lavoro, ecco i miei segreti. Sono felice solo quando sono con la mia famiglia”

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Lunga intervista ai microfoni di Massimo Lopes Pegna de “La Gazzetta dello Sport” da parte di Giannis Antetokounmpo, serio candidato al titolo di MVP della stagione e leader della migliore squadra della lega, i Milwaukee Bucks.

Tanti argomenti passati in rassegna dal greco nell’intervista, di seguito ne riportiamo i passaggi principali:

EUROPLAYER 2019 – “Vi ringrazio tutti per avermi nominato miglior giocatore europeo dell’anno. Doncic secondo? E’ un grandissimo giocatore, al Real giocava già da professionista e li ha imparato tutto. Se sai come passarla, soprattutto negli spazi più ristretti, in NBA dove il campo è un po’ più largo hai vita più facile. 

TITOLO NBA E MVP – “Io la trovo una cosa realistica, abbiamo battuto praticamente tutti quest’anno, se sapremo giocare al nostro meglio potremo andare molto in là, anche nei playoff, anche se molti critici non la pensano così..Mvp? Se ci penso ora mi creo stress, ma io sono ottimista e so che piano piano ogni obiettivo e ogni sogno si può realizzare.

LE 60 VITTORIE – “Significano tanto, non dobbiamo scordarci da dove venivamo, in 6 anni abbiamo quadruplicato il numero di vittorie. Festeggiare? Assolutamente no, non vogliamo rilassarci, soprattutto ora. Quest’estate, lontano dal basket, capirò ancora meglio quant’è speciale questo record. 

LA FAMIGLIA – “La mia famiglia mi trasmette gioia. La felicità è qualcosa di astratto che va e se ne va, quando vinci sei felice, quando perdi triste, quando io sono con la mia famiglia sono sempre felice, questa gioia, la voglia di lavorare e i risultati sono le cose che mi fanno andare avanti a 1000. Non voglio pensare al passato perchè rischierei di sentirmi appagato, so di aver fatto grandi passi, di aver guadagnato soldi, ma non voglio fermarmi, l’unico momento in cui penso al passato è quando in famiglia giochiamo al gioco “ti ricordi sette anni fa“..

IMMIGRAZIONE – “Non voglio entrare nel merito degli immigrati in Italia perchè non so abbastanza cose a riguardo, ma non ho dubbi nel dire che quando gente come noi viene a chiedere aiuto, il Paese ospitante dovrebbe tendere una mano. Non comprendo l’odio, ti impedisce di costruirti un futuro. Io ambasciatore della speranza? Il mio agente mi chiama così perchè mi ha visto crescere, lui mi dice sempre di non scordarmi le difficoltà affrontate: vuole che io sia un role model e che uno dei miei compiti è infondere speranza nelle future generazioni.

GIANNIS OGGI – “Le mie armi migliori sono saper passare la palla e trovare il compagno smarcato, giocatori alti come me spesso non ci riescono. Il tiro da tre? Sto migliorando, il coach mi sta dando l’ordine di tirare di più e io lo ascolto. Il mio segreto? L’umiltà, inoltre cerco sempre di lavorare incessantemente.

Photo by Stacy Revere/Getty Images

ETICA DEL LAVORO – “Quando ho al mio fianco uno che lavora 1 ora mezza, io lavoro 2 ore, quando un rookie chiede al coach se può stare in campo per tirare altri 30 minuti io mi arrabbio perchè gli dico di farlo senza chiedere, dev’essere un’affermazione, <coach voglio continuare ad allenarmi fino alle 6 del mattino!>. Bryant? I suoi consigli la scorsa estate sono stati preziosi, gli chiesi come faceva a conciliare la famiglia col basket, lui mi rispose che sua moglie sapeva che era nato per giocare a basket e aggiunse che serve circondarsi di persone che sanno cosa fai e ti incoraggiano ad andare avanti. 

 

 

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