Giovanni Lucchesi a BU: “C’erano presupposti per sognare, Petrucci incredibile motivatore”

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(Foto in evidenza da fiba.basketball)

Nella giornata di sabato (25 agosto ndr), l’Italia U16 femminile con la vittoria contro la Repubblica Ceca ha ottenuto il successo all’Europeo di categoria. BasketUniverso ha intervistato in esclusiva il coach Giovanni Lucchesi, che nel corso della sua carriera è stato capace di vincere 5 medaglie con le Nazionali giovanili.

All’inizio della manifestazione si aspettava di raggiungere questo traguardo? 

“Credo che il “sentimento” della manifestazione lo fornisce la prima partita ed il crocevia poi, con questa particolare formula, è rappresentato dall’ottavo quando si incrociano a classifica inversa le squadre dei due gironi limitrofi. La partita con l’Ungheria, la prima, ci aveva fornito delle buone sensazioni per l’autorevolezza, la personalità del gioco e del rendimento delle singole. Poi naturalmente ed umanamente cerchiamo di ambire al meglio possibile, ma occorre fare i conti con gli avversari. Indossare la maglia Azzurra significa andare oltre questa umana consuetudine. E’ stata importante anche la sicurezza nel lavoro svolto da coach Riccardi con le quattro 2002 già l’anno scorso, con le quali era riuscito a conquistare la medaglia di bronzo e poi a luglio con il bellissimo 5° posto al Mondiale: i presupposti per fare bene c’erano, forse non chiarissimi, diciamo così, tanto da illuminare un simile meraviglioso epilogo”.

Nel 2010 l’Italbasket femminile U18 raggiunse il medesimo traguardo. Cosa si può fare per valorizzare al massimo queste ragazze?

Nel 2018, quasi una generazione rispetto al precedente titolo europeo, i tempi sono ulteriormente cambiati. La valorizzazione dell’atleta deve essere tecnica, ma deve anche riguardare il contesto dove dovrà sviluppare ed affermare il talento. L’aspetto mediatico è alla base. L’auspicio è che questi spazi siano più confortevoli e siano fonte di conoscenza, per evitare da un lato il sorpasso di fasi fondamentali della formazione; ma anche che siano forieri di confronto sul campo, pur consapevoli del rischio “precocizzazione”. Occorrono lungimiranza e coraggio”.

Cecilia Zandalasini, grande punto di riferimento per le Azzurrine.

Cecilia Zandalasini ha disputato le ultime due stagioni in WNBA. Secondo lei, qualcuna di queste ragazze può seguire le orme di Cecilia?

“Cecilia ha aperto una strada, ma l’ha aperta con decisione dopo anni di apprendistato nella più importante società italiana e sotto le ali di due fuoriclasse come Macchi e Masciadri. E prima di lei altre grandi come Pollini, Zara, Bonfiglio, le stesse Macchi e Masciadri avevano saputo dire la loro. Gli esempi sono tanti: oltre a Ceci penso alla Sottana e al suo percorso prima in Francia e poi in Turchia. La Zandalasini è il riferimento, anche in virtù dell’età più vicina a queste neo campionesse d’Europa e per la sua presenza social e mediatica che ha contribuito a renderla “personaggio” sul campo. Più che sapere ora con sicurezza, posso dire che “spero” che ci siano le nuove Zanda capaci di varcare in estate l’oceano; senza però mai mettere in secondo piano la maglia Azzurra”.

Avete ricevuto i complimenti del Presidente Petrucci. Pensa che il Presidente della Federazione possa fare qualcosa in più per valorizzare il basket femminile?

“La Federazione lavora sul femminile e i risultati lo stanno a testimoniare, cosi come gli stessi risultati certificano la qualità del lavoro delle società e degli allenatori durante l’anno su queste giovani. Il Presidente è un incredibile motivatore, capace di tatuarti la maglia Azzurra sulla pelle in modo indelebile. Società e Federazione conoscono i tempi, le criticità e le luci di questo movimento: l’implementazione della base è aspetto importantissimo che va costantemente tenuto in considerazione. Mai arrendersi e “spingere” sul piacere di giocare e sul bello di questo sport declinato al femminile”.

Coach Lucchesi insieme al suo staff (fiba.basketball)

Per lei si tratta della quinta medaglia. Pensa che il merito sia solo delle ragazze o anche lo zampino dell’allenatore ha avuto il suo “effetto”?

“Dico spesso alle ragazze che “senza di loro, io sarei niente”. Spesso sono loro che anche inconsapevolmente “proteggono” la mia passione. Il merito di un risultato è giustamente sbilanciato verso le ragazze: sono loro le protagoniste. Anche l’apprendimento è qualche cosa che nasce dalla loro volontà e disponibilità. E poi in ogni successo quello che conta è molto più del gruppo, è la squadra: ci sono ruoli, compiti e competenze. La reciproca accettazione e il rispetto permettono il salto da gruppo a squadra. Quest’anno lo staff è stato perfetto: come posso non ringraziare Nazareno Lombardi, Andrea D’Affuso gli assistenti e Caterina Biondini la preparatrice. Oltre alla dottoressa Lo Schiavo e alla fisioterapista Torri. La squadra ha funzionato, si è fusa in simbiosi: ha riso, discusso, autoironizzato. Il segreto, la spiegazione meglio, è questo”.

Secondo lei, come mai spesso i risultati positivi delle Nazionali giovanili (sia maschili, sia femminili) non riescono poi a traslarsi nella Nazionale maggiore?

“Del settore maschile non sta a me ovviamente parlare. Per la femminile credo fermamente che il lavoro e i risultati del settore giovanile stiano trovando riscontro nella nazionale senior. Il ricambio è in atto: coach Crespi ne è l’artefice forte, ma disponibile ed entusiasta. L’obiettivo è rendere “luogo comune” la considerazione che non ci sia traslazione di risultati tra giovanile e senior: sono sicuro che insieme, ma insieme veramente si riesca a rendere col tempo anche la classe ’99 e fino alla 2002 protagonista di questa svolta avviata”.

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