Gli Warriors hanno fronteggiato una possibile epidemia di meningite nella stagione 2017-18

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Dopo la vittoria del titolo lo scorso giugno, avevano fatto abbastanza scalpore le parole di David West, il quale aveva affermato che chi stava fuori dai Golden State Warriors come organizzazione “non aveva idea di cosa la squadra avesse fronteggiato per arrivare a vincere il terzo anello”. Se inizialmente si pensava che il veterano, ora ritirato, si riferisse a qualche screzio interno allo spogliatoio, è stato proprio West di recente a rivelare a The Athletic che si trattava di qualcosa di addirittura più serio: una possibile epidemia di meningite.

Come raccolto da Sam Amick, la malattia, che in molti casi porta alla morte se non si è vaccinati, è stata contratta in marzo da un uomo esterno alla franchigia che si occupava però del cibo da consegnare ai giocatori. Il venditore avrebbe rischiato di morire in quei mesi. L’allarme si è diffuso subito: tutti i giocatori sono stati vaccinati, le strutture appartenenti alla franchigia sono state disinfestate e sono state prese le dovute precauzioni. Alla fine nessuno si è ammalato, ma la notizia non è fuoriuscita dagli uffici degli Warriors fino ad adesso, a circa 9 mesi di distanza.

“Ovviamente all’inizio eravamo tutti spaventati, ma dopo aver ascoltato il parere di alcuni professionisti che ci hanno parlato del problema, la squadra ha fatto tutto il necessario, hanno risposto bene, nel modo giusto. Ci hanno anche detto che le possibilità di contrarre il virus erano minime, che non l’avremmo preso se non fossimo entrati a contatto fisico col venditore, e non è mai capitato. Quindi tutto è finito bene” ha commentato Zaza Pachulia, ora a Detroit.

“Sono cresciuto nel ghetto, la meningite non è qualcosa che mi spaventa” ha invece aggiunto JaVale McGee, membro dei Lakers.

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