Il grande impatto di JaVale McGee 2.0

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Il basket è da sempre un gioco in continua evoluzione ma mai nessuno si sarebbe aspettato 10 anni fa di assistere ad un cambiamento così veloce e drastico. Ormai è sotto gli occhi di tutti che il ruolo di centro, per come lo intendevamo una decina di anni fa, non esiste più. Lasciando da parte centri estremamente completi come Marc Gasol e pochi altri, oggi un allenatore pretende poche cose dal suo 5, ma fatte bene. Ecco perché riscuotono sempre più successo giocatori come DeAndre Jordan, Rudy Gobert e Tristan Thompson: lunghi atletici, bravi a coprire il ferro, magari in grado di reggere un paio di secondi dopo il cambio sui palleggiatori, giocatori in grado di occupare lo spazio giusto in attacco che spesso si traduce nell’essere bravi nella scelta del taglio dopo il blocco. 

Alcuni anni fa, quando la direzione che Il Gioco stava prendendo stava per diventare chiara, i Washington Wizards prima e i Denver Nuggets poi hanno deciso di scommettere su JaVale McGee. Al tempo si trattava di un giovane lungo incredibilmente atletico con enormi problemi di attenzione e di lettura del gioco, ma si sperava potesse migliorare col tempo e diventare un giocatore alla Rudy Gobert: un centro che non avrebbe mai spostato in attacco, ma che lo avrebbe fatto alla grande in difesa. L’esperimento JaVale McGee, per un motivo o per l’altro, è chiaramente fallito e la prova sono stati gli ultimi anni passati sulle panchine degli stessi Nuggets e dei Mavericks.

In estate i Golden State Warriors, alla disperata ricerca di lunghi da mettere sotto contratto, hanno deciso di concedere a JaVale una possibilità ma, probabilmente, neanche loro avrebbero pensato che qualche mese più tardi McGee potesse essere un giocatore da rotazione di una certa importanza. Il duo Pachulia-McGee è la grande novità in casa Warriors: tutti si aspettavano un attacco stellare, tutti si aspettavano una difesa almeno decente, ma in molti pensavano che sotto canestro i Warriors avrebbero fatto fatica ed invece, complici anche i grandi adattamenti di Draymond Green e Kevin Durant, la squadra di Steve Kerr ha, per ora, coperto alla perfezione il suo punto debole. L’uomo del momento in casa Warriors è proprio JaVale McGee che sta sfruttando alla grande l’occasione. Da svariate settimane a questa parte, McGee è stabilmente nelle rotazioni di Kerr che lo sta utilizzando in modo perfetto. Il suo minutaggio non è mai eccessivo, raramente rimane in campo per più di 3/5 minuti e i suoi compagni fanno di tutto per coinvolgerlo in situazioni in cui può essere un fattore positivo.

Le statistiche sono tutte dalla sua parte: in regular season, anche se il suo minutaggio medio non supera i 10 minuti, ha avuto un Net Rating (differenziale tra punti segnati e subiti sui 100 possessi) di +20 (quello di Draymond Green si ferma a +12, anche se il minutaggio è di tutt’altro calibro). Dato che diventa clamoroso se consideriamo solo queste 4 partite di playoff in cui McGee ha giocato un totale di 50 minuti: +57(!). Giusto per rendere l’idea, Stephen Curry si ferma a +20, Draymond Green giunge a quota +40, altro dato clamoroso. Sottolineiamo ancora una volta che si tratta di un campione molto piccolo, ma ciò non significa che una statistica del genere debba passare in osservata anche perché, numeri a parte, l’impatto di McGee in questa serie è stato sorprendente tanto quanto evidente.

Kerr e i Warriors hanno deciso di scommettere su McGee e gli hanno fatto capire che sarebbe potuto diventare un giocatore di estrema importanza visto che le sue caratteristiche si completano alla perfezione con quelle di Zaza Pachulia. JaVale sembra averlo capito e, stimolato da tutto ciò, sembra esser diventato finalmente un giocatore da 15 minuti di media in una squadra che ambisce al titolo. Dopo aver dimostrato di poter essere un fattore in regular season e nel primo turno di playoff, deve ora dimostrare di poterlo essere quando le cose si faranno ancora più difficili, quando il livello salirà ulteriormente e la pressione si farà sentire. Se ci riuscirà, i Warriors avranno risollevato un giocatore dal grande potenziale che potrebbe coprire proprio l’unico punto debole, almeno sulla carta, di questa squadra.

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