Guglielmo Caruso, il terzo anno a Santa Clara tra studio e sogno March Madness

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Due anni a Santa Clara in NCAA Division 1 e una carriera in ascesa non gli hanno fatto dimenticare le proprie origini, tanto da tornare in Italia durante la vacanze. Adesso però che la nuova stagione è alle porte, Guglielmo Caruso è di nuovo concentrato a pieno sul miglioramento del proprio gioco lasciandosi alle spalle l’infortunio che l’ha fermato per una parte dello scorso campionato. Una stagione 2019-20 che il 21enne di Napoli – città di cui ha vestito anche la maglia in LNP nel 2017-18 – ha concluso alzando gran parte delle statistiche del suo primo anno: 9.7 punti, 4.4 rimbalzi con un ottimo 66% dal campo, con notevoli 46% da tre punti e 77% dal tiro libero, a cui si aggiunge anche 1.1 stoppata in 18 minuti per 19 gare giocate.

Come ogni student-athlete, Caruso sta portando avanti con la stessa serietà con cui affronta ogni match anche la carriera universitaria nella facoltà di Arts and Science del college per cui veste la maglia bianco granata.

 

 

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New season, same colors! #teamfirst #stampedeahead

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Come sta andando la tua vita universitaria?

“Tutto bene, la mia carriera scolastica procede bene e abbiamo rincominciato gli allenamenti qui al college. Non mi posso lamentare”.

Come ti sei allenato durante il periodo di quarantena?

“Inizialmente mi sono allenato a casa da solo e seguivo programmi particolari che mi erano stati inviati dal preparatore”.

Quali sono le principali differenze tra la preparazione di una stagione negli USA e una in Italia?

“La differenza principale è l’intensità degli allenamenti, inoltre si lavora molto di più sull’aspetto fisico. Qui al college di solito si giocano massimo due amichevoli prima dell’inizio del campionato quindi non si ha possibilità di confrontarsi con molte squadre prima dell’inizio del campionato. Infine direi che la preseason qui in america è più lunga”.

Com’è stato passare dal basket europeo, nel tuo caso di Lega Nazionale Pallacanestro nel contesto di Napoli, a quello oltreoceano?

“Devo dire la verità: non è stato facile, sono due stili di gioco diversi. Si potrebbe dire che il basket americano a differenza di quello italiano è più veloce e intenso e l’atletismo gioca un ruolo fondamentale, invece per quanto riguarda il basket italiano è più tattico e tecnico. Ci ho messo un paio di mesi per adattarmi a questo stile di gioco, è stata dura”.

Cosa sei riuscito a migliorare del tuo repertorio durante la preparazione estiva?

“Principalmente ho lavorato molto sul tiro, sia in situazione di pick and pop sia in situazioni più statiche e ho anche lavorato sui movimenti in post basso”.

Quali sono le tue aspettative e ambizioni a livello personale e di squadra per questa stagione?

“A livello personale la mia aspettativa è riprendere da dove avevo lasciato prima dell’infortunio, viaggiando a quelle medie con le stesse percentuali o anche meglio. A livello di squadra mi piacerebbe poter raggiungere la March Maddness”.

Com’è la tua giornata tipo a Santa Clara? 

“Solitamente mi sveglio verso le sette, faccio colazione e mi avvio a lezione. La mattina abbiamo tre ore di lezioni, dopodiché vado in mensa a mangiare con i ragazzi prima dell’allenamento e poi insieme ci incamminiamo con calma al palazzetto. Nel pomeriggio abbiamo quattro ore di allenamento, dalle 13 alle 17, e poi più tardi verso le 19 ceniamo e poi la sera torno a casa per riposarmi e dedicarmi allo studio”. 

Com’è organizzato il tempo degli studenti – atleti come te?

“L’organizzazione è la cosa fondamentale nella vita di uno student-athlete, troppi impegni e troppo poco tempo. Abbiamo la fortuna di essere seguiti sotto tutti gli aspetti dai nostri supervisori scolastici che ci aiutano dal punto di vista accademico, mentre altre persone si occupano dell’aspetto sportivo”.

Caruso con la maglia della Nazionale

Quali sono stati gli snodi principali della tua carriera fino a questo momento? 

“Un momento principale è stato la mia decisione di lasciare casa a 14 anni e andare a giocare a Torino, seguito dalle prime convocazioni in nazionale e la vittoria di diverse medaglie [medaglia di bronzo e argento rispettivamente agli Europei in Turchia 2016 e ai Mondiali in Egitto 2017, ndr] e lo scudetto under20 al mio ultimo anno a Torino. Infine la scelta di andare al college e intraprendere una nuova avventura”. 

C’è un giocatore al quale ti ispiri o nel quale ti identifichi?

“Il mio idolo è sempre stato Kobe Bryant, sin da bambino guardavo le sue partite. Per quanto riguarda l’identificarmi in un giocatore direi Tim Duncan”.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Il mio sogno è quello di giocare al più alto livello cestistico possibile davanti a migliaia e migliaia di tifosi”.

Grazie mille e in bocca al lupo per il proseguo della tua carriera!

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