Hakeem “The Dream” Olajuwon

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“Sono orgoglioso di essere nella Top 10 all-time dei recuperi. Stoppate e rimbalzi? Dai, ci si aspettava che potessi farli. Ma i recuperi…”

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Ramadan è il nome del nono mese dell’anno nel calendario lunare musulmano. È il mese sacro del digiuno dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina. Il digiuno è un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso.”

Di date storiche nella nba ne abbiamo un’infinità, ma spesso ci rendiamo conto che si dovrebbe imparare a tenere una visione di 360 gradi su quanto accade nella lega più bella del mondo. Tra tutti i riconoscimenti che il nostro ha ottenuto nel corso della sua lunga carriera ce né uno che sono convinto non tutti conoscano: Olajuwon è stato eletto MVP della Lega per il mese di Febbraio nel 1995. Quindi direte voi? Il signore sopra citato come molti sapranno è un musulmano praticante e come i tutti i fedeli osserva i principi base della sua religione: ebbene si, proprio nel mese di febbraio di 19 anni fa si svolse il ramadan. Rileggete bene la definizione di tale parola e capirete perché questo trofeo deve essere ricordato.

Facciamo un passo indietro e scopriamo alcuni particolari della sua storia. Nasce a Lagos, Nigeria, il 21 gennaio del 1963 in una delle più note tribù del posto. L’allora Akeem (senza H) amava trascorrere le giornate giocando ai suoi sport preferiti, ossia il calcio e la pallamano. In questi anni gli dei del basket intervengono per cambiare il corso degli eventi e “donano” al ragazzo un fisico letteralmente devastante. Come racconterà in seguito alla presentazione per l’ingresso alla Hall of Fame, le persone da ricordare nella sua vita sono tante, tantissime, ma se si parla di pallacanestro, che è quello che sto cercando di fare con questo articolo, la persona che ha permesso al 18enne Olajuwon di arrivare negli Stati Uniti è Chirstopher Ford: ex allenatore di basket che per un motivo o per un altro si è ritrovato a seguire una squadra africana. Proprio in quell’anno. Proprio in quella città. Proprio in quella partita.

Hakeem 2

Tre diverse università gli offrono una borsa di studio, ma nessuna sembrava realmente convinta delle sue potenzialità: fisico statuario si, ma cestisticamente parlando da inventare. Decide di accettare una borsa di studio dall’università di Houston. Perché? Il clima torrido del Texas gli ricordava la sua amata Africa, a differenza del freddo di grosse città quali New York. Gli anni al college furono FONDAMENTALI per sviluppare i fondamentali e la tecnica di gioco. Ai Cougars gioca in quintetto insieme a Clyde Drexler e i risultati sono notevoli: 88 vinte e 16 partite perse, con l’exploit nella stagione da Senior realizzando 16.8 punti, 13.5 rimbalzi e 5.6 stoppate di media, il suo marchio di fabbrica. Purtroppo non riuscirono mai a vincere il torneo, fermandosi per due stagioni consecutive in finale prima contro North Carolina State (1983) e dopo contro Georgetown (1984).

Si dichiara eleggibile dalla nba e da qui comincia la STORIA. Con la “s” maiuscola.

Con ogni probabilità è stato il centro più dominante degli anni ’90 e tra i primi 5 di sempre della lega. Negli anni è riuscito a rifinire un fisico assolutamente devastante, che gli permetteva di sovrastare la maggior parte dei suoi avversari all’interno del pitturato. A questo fisico imponente univa una rapidità di piedi che nessun altro centro della storia è riuscito a replicare: ci hanno provato in tanti, ma con scarsi risultati (per conferma domandare a Marcin Gortat), grazie alle sue passate avventura calcistiche. Una prova di tutto questo? Tre parole: The Dream Shake.

Un movimento che si potrebbe metaforicamente paragonare alla bellezza ideale rappresentata dal classicismo: tanto bello da vedere quanto impossibile da contrastare. Per evitare di dire altre cagate guardatevi questo video e restate a bocca aperta. Grazie.

Hakeem e david SternNonostante giochi a pallacanestro da solamente quattro anni è lui la prima scelta assoluta di quello storico draft del 1984 (Sam Bowie la seconda ed un certo Michael Jordan la terza). Già nei primi anni di carriera dimostra al mondo intero di che pasta è fatto e nel suo anno da rookie registra cifre “marziane”: 20.6 punti, 11.9 rimbalzi e 2.68 stoppate a partita, peccato che nella windy city ci fosse Dio che insegnava pallacanestro… un po’ a tutti. Gli Houston Rockets lo scelsero e decisero di improntare su di lui tutti gli schemi di squadra, eleggendolo pilastro della ricostruzione di una squadra che necessitava di un leader su cui contare. In finale ci andrà già nel 1986 con solamente tre partite perse su tre turni di playoff: peccato in finale ci sia una delle ultime edizioni vincenti dei gloriosi Boston Celtics l’acerba esperienza della squadra sarà uno dei fattori determinanti.

Il suo momento arriverà e lo sappiamo tutti: vince il Larry O’Brien Trophy per due stagioni consecutive nel 1994 e 1995 condendo il tutto con due titoli di MVP delle Finals. I più maliziosi dicono che se Jordan non si fosse ritirato non avrebbe mai vinto nemmeno un titolo. Io onestamente diffido da queste parole e dovreste farlo anche voi.

Hakeem 1I Rockets rimangono in cima alla Western Conference per diversi anni, ma non riusciranno più a raggiungere le finali e anche il non più giovane Hakeem inizia a risentire di tutte le energie che richiede sostenere un fisico del genere. Tra mille infortuni sembra destinato a salutare Houston, ma l’amore che ha per questa città e per il suo pubblico lo terrà legato alla società per la bellezza di 17 anni.

Non ha partecipato all’edizione del Dream Team di Barcellona 1992 e se devo essere sincero non chiedetemi il perché: non saprei darvi una risposta adeguata, ma non starò di certo a sminuirne il valore solamente per questa cosa, anche perché la lista di riconoscimenti è talmente ampia che si potrebbe tranquillamente scrivere un altro articolo. Volevo citarne solo uno perché penso sia doveroso farlo: nella stagione 1993/1994 ha vinto il titolo NBA, il premio di MVP delle finali e il premio di miglior difensore. Lo sapete che non c’era riuscito mai nessuno prima vero?

“Il primo giocatore africano di qui vale la pena ricordare il nome” ha detto Buffa e non potrei che essere d’accordo. Forse uno degli ultimi VERI centri di una NBA che oggi non c’è più.

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