Houston-Minnesota, le pagelle: Harden e Capela affossano Butler, Towns fantasma

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Houston Rockets

James Harden, 8: all’esordio in questi playoff ha salvato la “baracca” in una partita particolarmente sofferta dai suoi Rockets (10/37 dall’arco dei tre punti). Harden ha messo a segno 44 punti e 8 assist, tirando 15 su 26 dal campo con 7 triple a referto su 12 tentativi. Gara 2 è stata un incubo: 2/18 al tiro in 31 minuti di gioco. Per tutta la serie ha litigato con il ferro, ma è riuscito comunque a risultare decisivo, come in gara 4 quando ha trascinato con punti 22 punti Houston nel parziale di 50-20 del terzo quarto. Si spera aggiusti un po’ la mira (appena il 41% dal campo), ma in difesa sembra più motivato dal solito e con 2.4 steal di media guida la classifica per palle recuperate ai playoff.

Chris Paul, 7: una vera fortuna per coach D’Antoni averlo in squadra. Paul ha vissuto di alti e bassi in questa serie, come ad esempio in gara 1 e 5 dove ha fatto molta difficoltà ad entrare in partita (rispettivamente 5/14 e 6 palle perse all’esordio, 6/16 dal campo nell’ultimo atto). Fondamentale il suo contributo nelle restanti partite, perché con Harden sotto tono coach D’Antoni ha a disposizione un giocatore tremendamente efficace palla in mano: 27+8 assist in gara 2, mentre in gara 4 chiude con 25 punti, 6 assist e 5 steal in 34 minuti. Da tre non è riuscito a mantenere con costanza delle cifre sufficienti (8/27), ma in una squadra colma di tiratori quale Houston può diventare un problema fino ad un certo punto.

Clint Capela, 7,5: è stato forse il giocatore con il rendimento più alto per Houston in questo primo turno. Partiamo dal presupposto che, con le sue qualità difensive, ha contribuito ad escludere Towns dalla serie: basterebbe per meritare la sufficienza, se consideriamo che questo è il suo compito. Tanta difesa, tanti rimbalzi (14.2 di media, mai sotto la doppia cifra in 5 partite), e pochi tiri, ma buoni: invece è riuscito ad essere un fattore anche nella metà campo offensiva con 24 punti in gara 1 (10/15) e altri 26 in gara 5 (12/14), tirando con percentuali irreali per tutta la serie (67,3%, ha fatto registrare 143 punti per 100 possessi di offensive rating).

Trevor Ariza, 5: forse il giocatore che ha fatto più fatica di tutti contro i T’Wolves. In difesa ha dovuto inseguire il più giovane Wiggins, correndo in giro per il campo dietro a blocchi e schemi per liberare il numero 22. Offensivamente ha fatto parecchia fatica per entrare in partita, ad eccezione per quanto riguarda gara 4, dove ha aperto la partita con 11 punti consecutivi su 11 di squadra. Conclude con meno del 40% dal campo, ma di positivo manda a referto appena 1 palla persa in 5 partite, a fronte di 1.2 recuperate di media in comunque 35 minuti sul parquet.

Eric Gordon, 5,5: la sua serie incomincia con gara 3, dopo due partite da 3/10 e 3/13 dal campo. Chiude con 13.6 punti di media grazie alle prestazioni in gara 4 (18) e gara 5 (19), ma è palese come in questo turno si sia inceppato qualcosa in termini di produzione offensiva. D’Antoni spera di ritrovare presto il suo sesto uomo, perché per arrivare in fondo avrà bisogno che torni a viaggiare sulle sue solite medie.

P.J. Tucker, 5,5: viene utilizzato principalmente come “4” tattico per aprire l’area da coach D’Antoni, nonostante sia sotto i 2 metri di altezza. Litiga con il ferro per tutta la serie fino a quando riesce a sbloccarsi in gara 5, mandando a segno 5 triple su 7 tentativi. Difensivamente da rivedere, ma soffre meno di quanto ci si potesse aspettare Taj Gibson in post.

Gerald Green, 6: ottimo impatto nel secondo atto della serie. Nel secondo quarto realizza 4 triple e alimenta il parziale di 28-5 per i suoi Rockets (21 punti e 12 rimbalzi, +27 di plus/minus, il miglior dato trai suoi compagni), in uno dei rari momenti di difficoltà a livello realizzativo. In gara 3 gioca per la seconda volta più di 20 minuti e chiude 4/8 dal campo, mentre per il resto della serie il suo contributo è quasi impalpabile.

Nenè, 5,5: gioca una media di quasi 12 minuti a partita, scendendo sul parquet e limitandosi a far rifiatare Capela (in particolare quando Towns siede in panchina). Chiude con 3 punti e 3.2 rimbalzi di media, si prende pochissimi tiri se comparato con il numero di possessi che gioca Houston ogni gara, ma conclude al ferro con grande precisione (66,7%).

Ryan Anderson, Joe Johnson, : s.v.

Coach D’Antoni, 7,5: i suoi Rockets non son sembrati cinici ed efficienti come durante la regular season, ma hanno affrontato una squadra che non ha messo in particolare difficoltà i suoi meccanismi difensivi. D’Antoni è stato bravo a sfruttare nelle diverse partita il momento di “trance” dei suoi giocatori (vedi Green, Ariza, Harden e Paul), ma soprattutto ha potuto contare su una buona difesa che ha concesso appena 100 punti di media. Sarà fondamentale riacquistare la fiducia al tiro da tre punti, ma la squadra sembra coesa e decisa a giocarsi il tutto per tutto.

 

Minnesota Timberwolves

Jimmy Butler, 7: non ci sono dubbi sia stato il migliore dei suoi, come non ci sono dubbi sul fatto che i recenti infortuni lo abbiano condizionato non poco in questo primo turno. Houston in difesa si chiude in area sfidando al tiro Minnie (47,1% per Jimmy), ma sporcando di conseguenza le penetrazioni e i tiri nel pitturato (44,4%). Eroico in gara 3 con 28 punti e 10/19 dal campo. Le statistiche ci dicono che in difesa ha brillato meno del solito, ma ha “sporcato” diverse prestazioni di Harden nella serie e con Towns sostanzialmente fuori dai giochi, senza Butler l’attacco di coach Thibodeau perdeva quasi 22 punti su 100 possessi di offensive rating. Se penso ad un giocatore “tuttofare” non può che venirmi in mete Butler, ma Minnesota ha il dovere di costruire un gioco più fluido e mettere insieme un roster meno dipendente dall’ex stella dei Bulls.

Karl-Anthony Towns, 5: sembra incredibile il cambio di marcia che ha vissuto Towns in questa serie. Nelle prime due sfide dell’incontro non è stato praticamente coinvolto nelle giocate dai suoi compagni, mentre nelle restanti tre partite, oltre chiudere sempre in doppia doppia, è tornato ad essere un fattore in attacco. In gara 3 nonostante i 18 punti chiude con un discutibile 5/13 dal campo, mentre negli ultimi due incontri né realizza 22 (9/15) e 23 (9/14). In difesa restano le solite difficoltà a chiudere l’area e viene puntualmente punito dai pick and roll che lo vedono coinvolto.

Andrew Wiggins, 5,5: il suo contributo in termini di punti è costante per tutta la serie. In cinque partite ha chiuso a 15 di media e ha disputato un’ottima gara 3 da 20 punti e 7/11 al tiro. I numeri però non ci dicono di come sia sparito per lunghi tratti delle partite, dando spesso l’impressione di non essere nemmeno in campo. Nei momenti di difficoltà ci si poteva aspettare un contributo più tangibile e come detto poco fa, nonostante le cifre, il suo personale offensive rating è nettamente il peggiore tra quello dei giocatori di Minnesota: 98 punti per 100 possessi. L’impressione è sempre più quella che siamo di fronte ad un giocatore poco versatile e con un impatto, a livello di squadra, molto meno efficace di quanto possa sembrare.

Jeff Teague, 5,5: trascina Minnesota insieme a Butler nell’unica vittoria dei T’Wolves con 23 punti e 8 assist (9/14), ma ha peccato di lucidità per tutta la serie. Personalmente ritengo sia (in parte) colpevole anche lui del mancato coinvolgimento di Towns nelle azioni offensive: nei pick and roll chiamati non ha mai cercato di sfruttare i mis-match sui cambi dei Rockets, perdendo di conseguenza alcune chiamate vantaggiose per KAT. Mette in saccoccia altre due buone prestazioni in gara 1 (15+8a+9r) e gara 5 (17+7a), ma fallisce completamente l’approccio nelle restanti partite.

Taj Gibson, 6: il suo minutaggio viene progressivamente ridotto nel corso della serie. In attacco risulta più efficace di quanto ci si potesse aspettare (come in gara 5 dove chiude con 10 punti e 5/7 al tiro), ma si può dire la stessa cosa del suo contributo difensivo, naturalmente al contrario. Resta il fatto che è condizionato dal livello generale della squadra e dall’accoppiamento con Houston, perché spesso gli viene chiesto di inseguire sul perimetro giocatori come Tucker o Ariza.

Derrick Rose, 6,5: a sorpresa forse uno dei migliori dei T’Wolves, con alcuni sprazzi di quello che era una volta il vero Rose. Impatto più che positivo dalla panchina, soprattutto in gara 4 dove manda a segno 17 punti, tirando 7/11 in 32 minuti. Chiude la serie con il 50% dal campo e una discreta selezione dall’arco (7/10), ma soprattutto con una freschezza fisica che non ci si aspettava. Rimangono i soliti problemi difensivi, ma il suo contributo in attacco fa la differenza per Minnie: quando siede in panchina -22 di offensive rating su 100 possessi per la squadra.

 

Jamal Crawford, 5,5: vive di alti e bassi, ma alla veneranda età di 38 anni è ancora un giocatore che può spaccare la partita dalla panchina. In gara 5 ha realizzato 20 punti in 26 minuti convertendo 8 tentativi su 10 dal campo. Da tre punti è uno dei più affidabili per Thibs (41,2%), ma pecca di costanza, come in gara 2 e in gara 3 (5/16 dal campo nelle due partite citate).

Gorgui Dieng, 5: nonostante la sua fisicità non riesce a dare il contributo che gli viene richieste, sia per limiti tecnici sia per qualità di gioco. In gara 2 ha una ghiotta opportunità di mostrare il suo valore (gioca 24 minuti), ma fallisce miseramente mandando a segno solo 1 canestro su 8 tentativi. Difensivamente parlando occupa l’area meglio di Towns (97.8 di defensive rating con lui in campo), ma in attacco rallenta troppo il gioco di squadra.

Nemanja Bjelica, Tyus Jones, : s.v.

Coach Thibodeau, 5,5: il materiale a sua disposizione era questo e non era di certo pronosticata una serie combattuta, tantomeno equilibrata. Bravo a cavalcare l’onda di un sorprendente Rose, molto bravo ad approfittare in gara 1 delle difficoltà al tiro dei Rockets, ma sicuramente bisogna affidare anche a lui la colpa del mancato coinvolgimento di Towns nelle prime gare della serie. A maggior ragione se è stata una decisione presa coscientemente. In estate dovrà lavorare molto bene per strutturare una squadra e un sistema che sfrutti maggiormente e migliori la pericolosità dall’arco, nonostante il cap bloccato, perché nel 2018 non si può avere ancora un limite così penalizzante come quello di questi T’Wolves.

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