Una storia di odio, quella tra Kobe Bryant ed i Boston Celtics. Non tanto per la persona Bryant, ma per la rivalità che già da decenni, non solo a partire dall’Era del Black Mamba, caratterizzava ed ha caratterizzato la NBA: Celtics contro Los Angeles Lakers.
Sappiamo tutti quanto Kobe odi perdere e un paio di giorni fa è stato proprio lui a dichiarare di aver ascoltato, nonostante la odiasse, ogni giorno la canzone “Don’t Stop Believin'”, dei Journey, che i tifosi Celtics cantarono dopo la vittoria del titolo nel 2008, proprio contro di lui e i suoi Lakers. Due anni dopo, pazientemente, il 24 si è preso la rivincita sugli odiati rivali nella memorabile Gara-7 che gli consegnò il quinto anello in carriera.

Carr ha poi proseguito parlando dell’intervista con Bryant prima del Draft, di quelle che i ragazzi svolgono privatamente con varie squadre perché queste capiscano non solo l’aspetto cestistico di ognuno, ben visibile con i workout, ma anche quello psicologico. “Lo dico, e non mi piace dire cose positive sui Lakers: fu incredibile nell’intervista. La migliore di cui abbia mai fatto parte. Kobe conosceva la NBA come tutti noi. Conosceva i Celtics dal punto di vista storico. Conosceva i Celtics meglio probabilmente di quanto abbia mai fatto un Celtic a 17 anni…”.
Cosa sarebbe successo, nessuno può saperlo. Anzi, sì. Qualcuno lo sa, il diretto interessato. Dalle parole di Kobe stesso, nonostante fosse un tifoso giallo-viola dalla nascita: “Avrei crecato di portare avanti la legacy di Larry Bird. Assolutamente. L’avrei fatto con grande orgoglio e onore”.
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