I Boston Celtics furono vicini al draftare Kobe Bryant nel 1996

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Una storia di odio, quella tra Kobe Bryant ed i Boston Celtics. Non tanto per la persona Bryant, ma per la rivalità che già da decenni, non solo a partire dall’Era del Black Mamba, caratterizzava ed ha caratterizzato la NBA: Celtics contro Los Angeles Lakers.

Sappiamo tutti quanto Kobe odi perdere e un paio di giorni fa è stato proprio lui a dichiarare di aver ascoltato, nonostante la odiasse, ogni giorno la canzone “Don’t Stop Believin'”, dei Journey, che i tifosi Celtics cantarono dopo la vittoria del titolo nel 2008, proprio contro di lui e i suoi Lakers. Due anni dopo, pazientemente, il 24 si è preso la rivincita sugli odiati rivali nella memorabile Gara-7 che gli consegnò il quinto anello in carriera.

E’ celebre la foto di Bryant con il completo dei Celtics durante un workout prima del Draft 1996, disorientante forse per quei tifosi che lo hanno sempre visto con la maglia giallo-viola durante i 20 anni di carriera. Proprio nel 1996 i Celtics possedevano la scelta #6, come risaputo Kobe fu chiamato alla #13 dagli Charlotte Hornets ed immediatamente scambiato ai Lakers per Vlade Divac. L’allora dirigente di Boston, Red Auerbach, aveva pensato seriamente di chiamare Bryant alla sesta, virando poi su Antoine Walker. La notizia è stata riportata da ESPN, ascoltando le parole dell’allora GM dei Celtics, ML Carr. “Penso che questo ragazzo diventerà un giocatore incredibile”, confessò Auerbach a Carr. “Però non sono sicuro. Sembra essere un giocatore solido, ma è ancora un ragazzo dell’high school. Dobbiamo fare una scelta per quello che ci serve oggi, ma diventerà un giocatore incredibile…”.

Carr ha poi proseguito parlando dell’intervista con Bryant prima del Draft, di quelle che i ragazzi svolgono privatamente con varie squadre perché queste capiscano non solo l’aspetto cestistico di ognuno, ben visibile con i workout, ma anche quello psicologico. “Lo dico, e non mi piace dire cose positive sui Lakers: fu incredibile nell’intervista. La migliore di cui abbia mai fatto parte. Kobe conosceva la NBA come tutti noi. Conosceva i Celtics dal punto di vista storico. Conosceva i Celtics meglio probabilmente di quanto abbia mai fatto un Celtic a 17 anni…”.

Cosa sarebbe successo, nessuno può saperlo. Anzi, sì. Qualcuno lo sa, il diretto interessato. Dalle parole di Kobe stesso, nonostante fosse un tifoso giallo-viola dalla nascita: “Avrei crecato di portare avanti la legacy di Larry Bird. Assolutamente. L’avrei fatto con grande orgoglio e onore”.

 

Francesco Manzi

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