I Los Angeles Clippers hanno qualche problema interno?

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La stagione dei Los Angeles Clippers sta andando come ci si poteva aspettare: sono terzi ad Ovest con un record di 31-14, appena dietro a Utah e appena davanti a Denver, nonostante abbiano dovuto rinunciare per molte partite a Paul George e Kawhi Leonard (il primo ha fin qui saltato già 19 gare, il secondo 11). Entrambi non erano in campo ieri sera contro Atlanta, quando per i Clippers è arrivata una sconfitta inaspettata, visto che gli Hawks erano primi della minaccia principale, Trae Young.

Qualche settimana fa Montrezl Harrell aveva espresso qualche perplessità sulla squadra, affermando che non sia al momento “una grande squadra”, in quanto ha giocato insieme per troppo poco tempo per costruire la giusta chimica. Un articolo molto approfondito di The Athletic a firma di Jovan Buha e Sam Amick ha raccontato com’è la situazione in casa Clippers, rivelando anche dei retroscena problematici interni allo spogliatoio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbero state proprio le parole di Harrell, da alcuni considerate come riflesso della scarsa soddisfazione per il proprio box score piuttosto che inserite in una reale ottica di squadra: fonti vicine al giocatore hanno ammesso che, per attitudine, il lungo tenda ad isolarsi e fare da sé, ma “non in un modo egoistico”.

Le dichiarazioni di Harrell avrebbero quindi accentuato qualche disfunzionamento già presente nello spogliatoio, secondo The Athletic imputabile in particolare a Kawhi Leonard e alla sua personalità, oltre che alla gestione del suo cosiddetto load management. In particolare alcuni compagni non vedrebbero di buon occhio l’assenza di Leonard da tante gare quest’anno, soprattutto nei back-to-back, assenza motivata secondo loro anche dallo status di stella dell’ex Raptors, che potrebbe quindi dettare le proprie condizioni allo staff. La personalità di Leonard, abituato a non parlare, sommata a quella di Paul George, anche lui non esattamente il più vocale dei leader in spogliatoio, avrebbero privato quindi i Clippers di una guida sia tecnica che “spirituale”, qualcosa visto in modo negativo dall’esterno. Infine la visione di Leonard della stagione regolare come “una maratona”, qualcosa da prendere con tranquillità in preparazione dei Playoffs, si scontrerebbe con la filosofia di compagni come Beverley, Harrell o Green, abituati a giocare con grande intensità qualsiasi partita. The Athletic ha paragonato, sebbene specificando le differenze tra le due situazioni, il contesto di questi Clippers e quello dei Boston Celtics dello scorso anno: entrambe due squadre abituate a contare molto sui role player (i biancoverdi arrivavano da un anno in cui avevano dovuto rinunciare per infortunio a Kyrie Irving a lungo e a Gordon Hayward interamente), improvvisamente proiettate in un ecosistema con due maschi alfa. Non aiuterebbe inoltre il fatto che Doc Rivers, per una propria filosofia fin dai suoi trascorsi di Boston, sia uno dei coach che meno fanno allenare le proprie squadre durante la stagione regolare, per preservare le energie. I pochi allenamenti, uniti alle tante assenze, avrebbero portato a ritmi più blandi in palestra, che oltre a riflettersi sulle prestazioni avrebbero anche creato qualche malumore aggiuntivo.

La sconfitta contro i Grizzlies e la brutta prova (con vittoria) contro i Knicks sarebbero state i definitivi campanelli di allarme per una squadra che ha poi avuto sei giorni liberi: i giocatori ne avrebbero approfittato per ristabilire un clima più sereno. Avrebbero prima organizzato uscite di squadra, a cena e al bowling, e poi avrebbero implementato un nuovo modo di assistere alle sedute video di coach Rivers: non più singolarmente, tramite i propri iPad o telefoni cellulari, ma collettivamente.

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