“Il Barba”, quattro anni sulla cresta dell’onda tra talento e le sue Adidas

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E sono 60, ancora. Questa volta si può dire: be like Mike. Otto partite sopra i 60 punti, magari potremmo vederne ancora da qui alla fine della regular season. Ogni volta che si allaccia le scarpette, le sue Harden Vol.3, il numero 13 di Houston vola con estrema semplicità verso canestro oppure sgancia bombe da distanze siderali che ormai non fanno neanche più notizia, ma fanno entusiasmare tutto il mondo della palla a spicchi.

La nascita del personaggio di James Harden coincide con il suo approdo agli Houston Rockets nella off-season del 2013 quando i Thunder decisero di spedirlo in Texas via trade. OKC necessitava di un veterano, Kevin Martin, che potesse completare il talento smisurato di Westbrook, Durant e Ibaka, mentre i Rockets avevano estremo bisogno di un giocatore giovane a cui consegnare le chiavi della squadra. Thunder ad un passo dalle Finals, mentre Houston torna ai playoff dopo tre anni ed esordisce proprio contro l’ex squadra di Harden. Nelle stagioni 2013-14 e 2014-15 Harden si conferma al timone di una squadra che impaurisce sempre di più la Western Conference tanto da arrivare anche alle finali ad Ovest nel maggio 2015, poi perse con i Golden State Warriors che andranno a laurearsi campioni NBA il mese successivo.

Il 2015 è l’anno della svolta sotto tanti aspetti, ma soprattutto fuori dal campo. Dopo aver condotto per due stagioni in fila la sua squadra a 50 vittorie e una finale di conference, il 13 agosto Adidas bussa alla porta di Harden per fargli mettere la firma su un contratto triennale da 200 milioni di dollari sparsi in 13 anni di convivenza. James, allora, fu l’ultimo di una serie di giocatori che avrebbero guadagnato di più da un contratto esterno alla NBA.

“We’re a brand of creators” 

Il debutto delle Pioneer 

Chris Grancio, General Manger globale delle tre strisce più famose del mondo, in quei giorni rilasciò un’intervista osannando il suo nuovo pupillo. “Siamo un brand di creatori e James incarna perfettamente il nostro spirito. Il limite è tutt’altro che raggiunto e significa che il suo e il nostro futuro saranno incredibili“. Uscendo da una stagione da 25.4 punti, 4.7 rimbalzi e 6.1 assist, il GM di Adidas lesse la situazione alla perfezione perché le medie di Harden erano alte, ma quelle del grande giocatore dovevano ancora arrivare. La barba più famosa del mondo stava per compiere il “passo 0” più importante della sua carriera.

L’annata 2015-2016 lo lancia tra i big, così che Adidas gli annuncia di essere il nuovo volto del brand grazie al lancio della sua linea personale. Un anno dopo essere entrato nella famiglia di Adidas per firmare capi di abbigliamento. E’ il 4 dicembre 2016, James Harden fa il suo debutto in campo con le ‘Harden Vol 1 Pioneer’  che gli garantiscono una prestazione da 25 punti, 8 rimbalzi e 9 assist. Il resto della stagione va a gonfie vele, sono i numeri a certificarlo (34 gare con almeno 20 punti, 26 con un minimo di 30, 11 andando a segno con 40 e una con 50 punti a referto) ma anche una scarpa assolutamente innovativa nel suo genere. Tecnologia Boost e una traction pattern’ per supportare le continue incursioni e la velocità di un giocatore che fa della rapidità e della precisone le sue armi fondamentali.

82 gare giocate e un MVP sfiorato al numero 13 dei Rockets non vanno giù. L’anno successivo Harden si ripresenta sul campo con la stessa continuità, la stessa cattiveria ed un repertorio persino più vasto che vanta una doppia-doppia alla fine della stagione (29.1 punti, 11.2 assist), ma ancora una volta va corto quando Houston è eliminata dagli Spurs di Kawhi Leonard in semifinale di Conference.

 

 

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Il secondo volume sbarca sui parquet NBA 

L’anno 2017-18 sarà per “Il Barba” o “El Chapo”, come lo chiamano a Houston, il biennio dei record individuali, un’impresa quasi compiuta e le prove generali per la stagione successiva. L’anno più soddisfacente, fino a quel momento, della sua carriera. E’ l’anno in cui il nativo di Los Angeles piazza le fondamenta di un nuovo gioco: primo nella storia della NBA a far registrare una tripla doppia con 60 punti seguita da 10 rimbalzi e 11 assist contro gli Orlando Magic, primo posto nella Western Conference, una finale ad Ovest in cui Harden e compagni sono andati ad un passo dall’eliminare i Golden State Warriors, ma soprattutto un premio individuale che si era visto strappare dalle mani da Stephen Curry nei due anni precedenti. Harden diventa Most Valuable Player grazie a 72 gare strepitose. I numeri del #13 sono incredibili.

I 30.4 punti – 45% da due, 37% da tre e 86% dalla lunetta -, alzando tutte le percentuali dal campo, lo consacrano alla storia come un rivoluzionario del gioco. Un nuovo modo di stare sul campo che passa anche dalla scelta delle Harden Vol 2. Una linea che vede ramificare la sua creatività in tre esemplari: la California Dreaming, dedicata a L.A., la Ignite e la Vision, ispirata nei colori a Audubon, la middle-school che permise ad Harden di trovare il suo stile sul campo. La rivoluzione di James Harden nasce  da una nuova rivisitazione del logo Adidas riadattato alla prima lettera del suo cognome. L’azienda dalle tre strisce ha dovuto creare una scarpa adatta al suo stile sempre più fatto da step-back e cambi di direzione che stressano e testano una scarpa ultra resistente e ultra leggera grazie alla migliorata tecnologia boost e alla conferma del lacing system asimmetrico per consentire comodità.

 

Be like Mike.

James Harden è uno di quei talenti che capitano ogni 50 anni così come Mike, Michael Jordan. Fare un parallelo tra i due non è poi, dopo tutto, una blasfemia, visto che i record raggiunti, per lo meno a livello individuale del Barba fino ad adesso, fanno pensare al numero 23 di Chicago. Se si parte a considerare la media di punti, il referto dice 36.5. E’ il dato più alto dai tempi del 1986-87 quando Jordan concluse il suo terzo anno con ben 37.1 punti per gara. I 61 punti fatti registrare contro gli Spurs nella gara del 22 marzo, hanno permesso al candidato MVP di eguagliare non solo il suo career-high, ma anche la quantità di gare oltre i 60 (8 fino ad ora) di MJ trovandosi a sole due partite di distanza da Kobe Bryant.

32 gare con a referto 30 o più punti, record che nessuno nella storia della NBA era mai riuscito a raggiungere se non Wilt Chamberlain nella stagione 1961-62 (65 gare). Un dato che nasce dai suoi polpastrelli, ma è il frutto della velocità di piedi e la comodità che le sue Harden Vol.3 gli garantiscono. La tomaia che avvolge e protegge il piede non lascia spazi morti – un po’ come Harden sul campo -, la spina di pesce e l’intersuola leggermente abbassata rispetto al secondo volume gli garantiscono una trazione stupefacente e il massimo della efficenza per i suoi bruschi cambi di velocità e step-back letali. Per portare sul campo certe prestazioni ci vogliono anche continuità e tradizione, elementi che si possono trovare proprio all’interno di ogni sua scarpa e la Vol.3, in questo senso, fino ad adesso, chiude il cerchio con la didascalia “Lucky” e il suo autografo.

 

Una scarpa da MVP

Per il quinto anno consecutivo, Harden combatterà per vincere il suo secondo MVP in fila aggiungendosi nella classifica all-time coi grandi nomi. Bill Russell, Wilt Chamberlain, Moses Malone, Michael Jordan, Magic-Johnson, Kareem-Abdul Jabaar, Larry Bird, Tim Duncan, Steve Nash, LeBron James e per ultimo Stephen Curry lo aspettano, ma prima “Il Barba” deve fare i conti coi grandi rivali contemporanei. 

 

 

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Friday Night Cookin’ 😂 @jharden13 with 61 points! 🔥

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