Il cambio di college di Rasir Bolton dovuto ad un commento razzista del suo allenatore

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Nell’estate 2019 la guardia Rasir Bolton aveva deciso di cambiare college, trasferendosi da Penn State a Iowa State tra le sue annate da freshman e da sophomore. Il giocatore ha spiegato soltanto ora il perché di quella scelta, imputandola ad un (ma in realtà da quanto si evince più di uno) commento razzista da parte del coach dei Nittany Lions, Pat Chambers, nei suoi confronti.

Bolton ha spiegato che Chambers in un’occasione si rivolse a lui parlando di “un cappio intorno al collo” di Bolton, un’espressione non casuale visto che proprio l’impiccagione era un metodo molto popolare per linciare gli afroamericani negli anni più duri della discriminazione razziale negli USA. Una polemica intorno al simbolo del cappio si è scatenata in queste settimane anche nel mondo della Nascar, ma su quell’episodio non si è ancora fatta chiarezza.

“Un ‘cappio’ intorno al collo è perché ho lasciato Penn State” – ha spiegato Bolton in un tweet – Il coach Patrick Chambers, il giorno dopo la sua sospensione di una gara nel gennaio 2019, parlandomi si riferì ad un ‘cappio’ intorno al mio collo. Un cappio. Il simbolo del linciaggio, uno dei più potenti simboli di odio verso un afroamericano, che invoca una storia di linciaggio, schiavitù e terrorismo razziale. A causa di altre conversazioni che ho avuto con il coach, ho capito che non era stata una uscita casuale”.

“Coach Chambers non si è mai scusato, mi disse che lui proveniva ‘dal Nord e non sapeva cosa significasse quell’espressione'” – ha proseguito il ragazzo – “Seguirono lievissime ripercussioni. Alcuni compagni mi dissero che non mi credevano e mi fu detto che anche la squadra non mi credeva. Che non ero del tutto fedele. Perché avevo preso posizione in difesa di me stesso? Durante l’ultimo incontro giocatore-allenatore dell’aprile 2019, coach Chambers mi disse di essere ‘davvero sorpreso di quanto i miei genitori parlassero bene e fossero ben organizzati’. Sì, un altro sottile insulto. Per poi concludere: “Non sono stato la prima volta e non sarò l’ultima. Non posso parlare per tutti, quindi parlerò per me stesso. C’è bisogno seriamente di un cambiamento nel modo in cui i giocatori vengono protetti e aiutati in tutta la Nazione quando si trovano in queste situazioni. Le risorse superficiali non sono abbastanza. In molti casi è l’allenatore ad essere protetto, mentre ai giocatori non resta che sopportare oppure andarsene.

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