Il commento di Marco Belinelli su The Last Dance

Home NBA News

Marco Belinelli ha commentato The Last Dance attraverso una diretta Instagram, concentrandosi soprattutto sui vari giocatori raccontati nella docu-serie targata Netflix e ESPN.

La figura più rappresentativa ovviamente è quella di Michael Jordan: “Su di lui si sono spesi fiumi di parole ma la serie riesce a descrivere benissimo la sua mentalità. È impressionante vedere come ogni volta che scendeva in campo, dall’allenamento fino a una partita delle Finals, MJ aveva la motivazione di distruggere l’avversario. Non sarà stato il più simpatico o il compagno più facile con cui giocare ma come lui non c’è stato nessuno e io ci sarei voluto essere in quello spogliatoio. Allenarmi e disputare i match sugli stessi campi calcati da lui è grandioso, San Antonio è bellissima ma Chicago è davvero il massimo”.

Poi il Beli ha parlato anche di Dennis Rodman: “Incredibile come si allenasse sui rimbalzi, analizzando e studiando le traiettorie dei vari tiri. Non ho mai visto nessuno lavorare così su questo fondamentale, era il giocatore ideale per quie Bulls. La storia di Las Vegas e Carmen Electra? Me l’avevano già raccontata, adesso se ne può parlare ufficialmente”.

Successivamente una piccola critica ai produttori: “L’unica cosa che non mi è piaciuta è il ruolo marginale riservato a Toni Kukoc, neanche incluso nella copertina. Credo che un campione come lui meritasse più considerazione”.

Infine un paragone fra la NBA di quei tempi e quella attuale: “Curry e Harden sono due fenomeni ma negli anni 90 Rodman gli avrebbe spezzato un braccio, tirare con quelle difese era quasi impossibile. Adesso il basket è meno aggressivo, ora per i contatti che c’erano all’epoca si prenderebbe almeno una settimana di sospensione”.

  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.