Il pagellone del mercato: Eastern Conference

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Legenda:
= minimo
☆☆☆☆☆= massimo

 

Atlanta Hawks ☆

La scelta di affidare la panchina a Lloyd Pierce chiude ogni legame con il passato ed apre a un lungo percorso di rifondazione per Atlanta. Gli Hawks hanno approfittato di tre prime scelte all’ultimo Draft: se le scelte di Huerter e Spellman possono considerarsi due scommesse “stuzzicanti”, lascia ancora qualche dubbio la decisione di puntare su Trae Young, scartando di fatto Luka Doncic. Il mercato ha rispecchiato le linee guida indicate dalla situazione attuale: Dennis Schroder, senza dubbio il miglior giocatore a roster, è stato scambiato per il contratto di Melo (tagliato subito) e una prima scelta futura. La firma di Alex Len è una puntata a basso costo: il centro ucraino per i prossimi due anni occuperà poco più di 4 milioni sul cap e avrà un’altra chance per migliorare una stagione deludente chiusa a 8+7 di media. Lin e soprattutto Carter avranno il compito di essere i leader dentro e fuori dal campo, all’interno di uno spogliatoio giovanissimo che dovrà abituarsi presto a navigare nei bassifondi della Eastern Conference.

 

Boston Celtics ☆☆☆

I Celtics speravano di essere già in grado di tirare le prime somme ad un anno dall’arrivo di Irving e Hayward: l’infortunio del giocatore ex Jazz ha costretto tutto lo staff a rimandare le prime valutazioni, ma la stagione 2017/2018 ha sicuramente regalato ottimi spunti. Boston si è limitata a confermare gli unici due giocatori in scadenza: se Aron Baynes  ha ottenuto il rinnovo già nelle prime ore, per Marcus Smart si è dovuto aspettare un po’ di più. Resta il fatto che il suo nuovo contratto da 52 milioni di dollari lo legherà a Boston per altri 4 anni, confermando così la fiducia guadagnata nelle ultime stagioni. Il voto è condizionato (in positivo) anche dallo zelo di Ainge nel proseguire sulla proprio strada, senza cadere nella tentazione di muoversi per qualche free agent e/o inserirsi in trade che avrebbero potuto coinvolgere alcuni asset preziosi come Brown e Tatum. Con la partenza di James i Celtics hanno tutte le carte in regola per tornare a recitare un ruolo da protagonisti.

 

Brooklyn Nets ☆☆

Per la prima volta dopo quasi 4 anni i Brooklyn Nets avranno a disposizione la propria prima scelta: da quando è diventato general manager nel 2016 Sean Marks è riuscito sempre a muoversi con particolare attenzione, ottenendo il massimo da quello di cui disponeva. Anche questa volta è riuscito ad ottenere una prima 2019 (protetta 1-12) dai Nuggets, accettando di assorbire i contratti di Kenneth Faried e Darrell Arthur. La mossa più intelligente è stata quella di scambiare l’orripilante contratto di Mozgov con gli Hornets, ricevendo in cambio Dwight Howard, subito tagliato: questo ha permesso ai Nets di risparmiare quasi 20 milioni di spazio salariale per la stagione 2019/2020. Shabazz Napier verrà a sostituire Jeremy Lin, con un contratto di due anni al minimo: il giocatore ex Blazers ha chiuso una buona stagione come cambio di Lillard e avrà modo di crescere ancora in questo contesto. Appare meno comprensibile la firma di Ed Davis, anche se alla fine inciderà poco sul risultato finale.

 

Charlotte Hornets ☆☆

Un mercato in controtendenza con quello che ci si poteva aspettare da parte degli Hornets. La prima mossa è stata giustamente quella di liberarsi di Dwight Howard, una personalità ingombrante e poco apprezzata nello spogliatoio. Invece che ripartire da zero però, il gm Mitch Kupchak ha deciso di portare nel North Carolina Tony Parker: il playmaker francese ha firmato un biennale da 10 milioni di dollari e giocherà come riserva di Walker. La trade a tre con Chicago e Orlando ha invece riportato a Charlotte Bismack Biyombo, reduce da una stagione da 5.7 punti e quasi 6 rimbalzi di media. Biyombo, che percepirà 17 milioni per le prossime due stagioni, e Parker rappresentano due discreti fit tecnici per questo roster, nonostante questo significhi dover rimandare ancora una volta un processo di ricostruzione che sembra inevitabile, considerati i risultati di questo gruppo (una sola qualificazione ai playoff negli ultimi quattro anni).

 

Chicago Bulls ☆☆

I Bulls erano una delle squadre con più spazio salariale ai registri, ma hanno decisivo di mantenere un profilo basso e scommettere su Jabari Parker. Il giocatore, in rotta con il piano tecnico dei Bucks, ha firmato un contratto da 40 milioni per le prossime due stagioni: la dirigenza si è voluta cautelare inserendo una team option sul secondo anno, mantenendo così una certa flessibilità sul futuro. Dal draft è arrivato Wendell Carter Jr., che alla Summer League ha dimostrato ottime cose in difesa: sarà soprattutto nella propria metà campo che i Bulls avranno maggiori difficoltà, perché né Parker né LaVine hanno dimostrato nella loro (breve) carriera di poter incidere. LaVine andrà a guadagnare 78 milioni di dollari per i prossimi 4 anni, ma anche con il prodotto di UCLA la dirigenza si è voluta preservare visti gli infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo, applicando una clausola.

 

Cleveland Cavaliers ☆

La decisione di LeBron James era prevedibile o quantomeno pronosticabile. Cleveland adesso si trova nella situazione di dover “monetizzare” a tutti i costi i propri asset per ottenere giovani da sviluppare e scelte future. Kevin Love ha deciso di rinnovare il suo contratto con i Cavs e firmare un quadriennale da 120 milioni, una scelta discutibile per la franchigia: al momento tutti i giocatori presenti a roster hanno un contratto fino alla stagione 2019/2020 compresa e il rischio è quello di mantenere una squadra pressoché mediocre per i prossimi due anni.

 

Detroit Pistons ☆

Se la firma di Glenn Robinson III può sembrare quantomeno interessante, visto che difensori a roster non ce ne sono e se resta sano potrebbe rivelarsi una scommessa azzeccata, non trova alcuna spiegazione la firma di Zaza Pachulia. Nel reparto lunghi i minuti se li divideranno principalmente Griffin e Drummond: a quel punto poteva essere più intelligente decidere di puntare su un giocatore più versatile e meno “grezzo”, così come giocarsi un’altra scommessa pescando dalla G League. Per Calderon è inutile spendere più di qualche parola, visto che molto probabilmente andrà a scaldare la panchina.

 

Indiana Pacers ☆☆☆

Gli Indiana Pacers hanno raccolto molto più di quanto ci si potesse aspettare nell’ultima regular season e di conseguenza si sono mossi per rinforzare il “core” intorno a Victor Oladipo, fresco del premio di Most Improved Player. L’aggiunta di Tyreke Evans (annuale da 12 milioni), reduce da un’ottima stagione da quasi 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media, permetterà a coach McMillan di avere a disposizione un’alternativa a Oladipo, sia perché può togliergli pressione in fase di impostazione, sia perché è un giocatore con punti nelle mani. Kyle O’Quinn arriva con un contratto di 1 anno ad appena 4.4 milioni, rinforzando il reparto lunghi nella second unit, mentre si può discutere sull’effettivo valore di Doug McDermott, che ha firmato un contratto da 7 milioni l’anno fino al 2021. Il prodotto di Creighton rappresenta sulla carta un valore aggiunto per le sue qualità di tiratore (40% in carriera), ma con già Bogdanovic a roster l’impressione è quella che si potesse impiegare quello spazio per un altro tipo di giocatore.

 

Miami Heat – senza voto

 

Milwaukee Bucks ☆

Il colpo di mercato più importante è stato senza dubbio quello di assicurarsi in panchina un allenatore del calibro di Mike Budenholzer. Per il resto la dirigenza ha deciso di non voler spendere 20 milioni di rinnovo per Parker, giocatore che dopo 4 stagioni nba ha dimostrato di avere del potenziale, ma che ha giocato 183 partite rispetto alle 145 saltate per infortunio. Questa è una perdita che non dovrebbe pesare particolarmente per questi Bucks, pronti finalmente a fare affidamento ad un allenatore con un progetto tecnico. Gli ultimi innesti scelti però lasciano perplessi: discutibile la decisione di offrire un contratto a Ersan Ilyasova (triennale da 7 milioni l’anno), così come per Brook Lopez, anche se il centro ex Lakers ha firmato al minimo salariale.

 

New York Knicks ☆

Siamo di fronte ad una delle franchigie più indecifrabili degli ultimi 5 anni. La Summer League di Las Vegas, che vale quello che vale, ha dimostrato che forse i Knicks hanno trovato in Kevin Knox un prospetto decisamente interessante, sicuramente un eccellente atleta. Buone risposte sono arrivate anche da Mitchell Robinson, scelto alla 36, che ha chiuso con 4 stoppate di media. Con un reparto lunghi ricco di giocatori da scoprire e sviluppare, l’aggiunta di Vonleh perde di senso, anche se in fondo il giocatore ex Blazers e Bulls ha compiuto appena 22 anni. Mario Hezonja invece sembrava destinato a tornare in Europa, ma alla fine è riuscito a strappare un annuale da quasi 7 milioni ai Knicks: scelta oltremodo rivedibile, soprattutto se si considera che l’accordo è stato raggiunto il 2 Luglio, ovvero all’inizio della free agency, con ancora la possibilità di sondare il mercato.

 

Orlando Magic ☆☆

Come al solito i Magic si preparano per l’ennesima stagione ai margini della Lega. Il rischio di dover pareggiare un max contract permette una valutazione decisamente positiva al contratto da 84 milioni (per 4 anni) che sono riusciti a strappare ad Aron Gordon. Si respira un discreto ottimismo anche intorno a Mo Bamba, centro di belle speranze scelto alla numero 6 del Draft. Bisogna ancora capire chi giocherà titolare nel ruolo di playmaker, considerando che al momento figurano a roster DJ Augustin, Jerian Grant e Isaiah Briscoe. Lo scambio che ha portato Timofey Mozgov a Orlando per Biyombo sembra una chiara scelta di voler concedere più minuti possibili a Bamba già da questa stagione: a questo punto pesa sul groppone il contratto di Vucevic e l’obiettivo primario è quello di riuscire a liberarsene sul mercato per dare finalmente una sterzata al futuro di questa franchigia.

 

Philadelphia 76ers ☆☆

Forse ci si aspettava il colpo con il botto (James o Leonard), ma alla fine Philadelphia ha deciso di continuare sulle orme di quanto fatto vedere nella passata stagione. Lo scandalo che ha coinvolto Bryan Colangelo non ha condizionato il lavoro del front office dei 76ers: l’obiettivo era quello di aggiungere a roster figure funzionali al gioco delle due stelle Simmons-Embiid. I rinnovi di JJ Redick e Amir Johnson vanno a consolidare due personalità di riferimento all’interno dello spogliatoio, oltre alla buona alchimia dimostrata da entrambi, Redick soprattutto, in uscita dalla panchina. Coach Brown potrà inoltre fare affidamento su Wilson Chandler, ottenuto via trade dai Nuggets: si tratta di un giocatore versatile, dotato di buona stazza per giocare vicino canestro, ma che può anche aprire il campo (35% da tre in carriera). Resta sicuramente la delusione di non essere riusciti a rinforzare il roster con un colpo degno di nota, così come resta un mistero la questione intorno a Bjelica. Da notare anche come la strategia sia stata quella di non impegnarsi con contratti pluriennali, potendo scegliere così di sfruttare la prossima free agency e non appesantire il cap.

 

Toronto Raptors ☆☆☆☆

Scelta più che discutibile quella di privarsi della propria stella in cambio di un giocatore fermo da più di un anno e che non vede l’ora di trasferirsi a Los Angeles la prossima estate. Ciò che si può pensare di questa trade dipende principalmente dalla valutazione che si da ad oggi a Kawhi Leonard: è ancora il giocatore MVP delle Finali, capace di essere uomo-franchigia o è quello che nell’ultimo anno ha litigato con la dirigenza Spurs e ha deciso di non scendere in campo per quasi un’intera regular season? Sicuramente i Raptors hanno alleggerito il salary cap in prospettiva, perché Valanciunas, Lowry e Ibaka nel giro di due anni saranno tutti free agent e questo permetterà a Masai Ujiri, o chi per lui, di rimodellare il roster a proprio piacimento senza nessun contratto ingombrante. Forse il massimo che poteva ottenere questo gruppo era quanto hanno raccolto fino ad oggi e valeva la pena spendere un tentativo per cambiare le carte in tavola. O forse no. Lo scopriremo solo al termine di questa stagione, anche se i dubbi rimangono.

 

Washington Wizards ☆☆

Anche qui era inevitabile provare a cambiare le carte in tavola: Marcin Gortat era una presenza scomoda in uno spogliatoio particolarmente “vivace”, soprattutto alla luce degli screzi con Wall. L’arrivo di Austin Rivers permette di allungare le rotazioni di una squadra che negli ultimi anni non è mai riuscita ad avere un valido contributo dalla panchina. Non si tratta di sicuro di un giocatore di qualità, ma Rivers ha maturato un po’ di esperienza in nba e potrebbe tornare comodo per avere un’alternativa nel back-court dei Wizards. Lo stesso discorso può valere anche per Jeff Green, che dopo l’esperienza ai Cavs ha deciso di firmare un annuale al minimo: anche qui si tratta di un giocatore che negli ultimi anni non ha brillato particolarmente, ma che permetterà a coach Brooks di avere una maggiore flessibilità. Per colmare l’assenza di un centro la scelta è ricaduta su Dwight Howard, giocatore che ha chiuso la passata stagione a 16+12 di media e riesce ancora a garantire un certo rendimento. A poco più di 5 milioni è una scommessa che andava assolutamente provata, nella speranza che l’amicizia con Wall serva a contenere una personalità poco apprezzata in quasi metà degli spogliatoi della Lega.

 

Potete consultare tutti i movimenti di mercato a questo link.

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