Il racconto del fisioterapista di Bergamo, in prima linea contro il Coronavirus

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Nonostante l’attività sportiva sia ferma da due mesi e mezzo, ovvero dallo scorso 8 marzo, non si è fermato il lavoro dello staff di Bergamo, impegnato anche al di fuori del contesto della pallacanestro. Un esempio è quello raccontato da Daniele Maffei, fisioterapista dei gialloneri, che ha colto un’importante occasione di volontariato e di crescita personale: Daniele ha prestato servizio per più di un mese presso il Bes Hotel di Mozzo, convertito a struttura di accoglienza per le persone dimesse dagli ospedali, bisognose di trascorrere il periodo di quarantena. Abbiamo raccolto la testimonianza di Daniele: dai dubbi iniziali al lavoro svolto con passione ed entusiasmo tra aprile e maggio.

“Un’esperienza di vita, e un’esperienza di lavoro, iniziata ai primi di marzo con l’aggravarsi della situazione legata al coronavirus. Il 19 marzo ho ricevuto un messaggio in cui ho letto che era partita l’iniziativa “Fisio Task Force Bergamo”, lanciata da un mio ‘collega’ – Paolo Valli – che ringrazio, poiché senza il suo impegno la macchina burocratica non sarebbe nemmeno partita. Dopo aver espletato le pratiche e dopo uno scambio rapido ed approfondito di idee con l’ARIR (Associazione riabilitatori per l’Insufficienza Respiratoria, ndr), che ci ha fornito delle linee guide molto utili per aiutare i pazienti sul campo – ciò che si poteva e ciò che non si poteva fare con loro, a metà aprile abbiamo iniziato con il lavoro vero e proprio.

Ho prestato servizio al Bes Hotel di Mozzo, mentre altri colleghi erano di ruolo al Winter Garden Hotel ed all’Ospedale attrezzato in Fiera a Bergamo. Personalmente ho avuto un po’ di titubanze all’inizio, legate al fatto di vivere ancora con i miei genitori ed i miei due fratelli, legate alla paura di poter portare questo virus in casa. Passato il timore siamo partiti, partiti alla grande: in Hotel c’erano una novantina di pazienti dislocati sui tre piani della struttura. Il nostro lavoro è stato quello di fare in modo che i pazienti potessero riacquisire un’autonomia funzionale, in modo da essere indipendenti una volta tornati a casa, nell’ambito familiare, lavorativo e sportivo. Abbiamo avuto pazienti anche giovani, quarantenni in salute; non si soffermo su nessun episodio in particolare, posso solo garantire che tutte le storie raccontate all’interno della struttura sono state molto forti, particolari, che mi hanno segnato e mi porterò dentro nel corso della vita.

Questo periodo di lavoro è proseguito per un mese circa: abbiamo iniziato con turni di cinque pomeriggi settimanali, per poi ridurli fino ad arrivare – negli ultimi giorni – a turni in cui era presente un solo fisioterapista. Il nostro servizio è terminato intorno alla metà di maggio, e ciò fa intravedere che la situazione emergenziale stia migliorando; il mio augurio è che tutti i bergamaschi, e gli italiani, capiscano quello che abbiamo passato, per evitare di ricommettere certi errori in futuro che possano farci ripiombare in questo incubo. Sappiate che potrete sempre contare sui fisioterapisti e su tutto il personale medico, che in questi mesi non si è mai tirato indietro, ed a loro va il mio ringraziamento. Oltre a questi colleghi mi permetto di ringraziare le persone che mi sono state vicino, che mi hanno fatto forza specialmente nei primi giorni. Non dimentichiamoci che le i pazienti che hanno dovuto trascorrere la loro ‘quarantena’ in questa – o altre – strutture hanno una famiglia, e di conseguenza il pensiero di tutti è andato anche a loro.

Saluto i tifosi di Bergamo, ci vediamo il prossimo anno sul parquet!”

 

Ufficio Stampa Bergamo Basket 2014

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