Intervista a Davon Jefferson, il tesoro di Cantù analizza il suo originale stile di gioco

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Il 32enne statunitense, con una media di 23.4, è il migliore per valutazione nella classifica della Lega A. Si sta imponendo come un’ala grande vecchio stampo, capace di giocare anche da centro e soprattutto di difendere. Tra le altre cose, Jefferson viaggia a 17.7 punti ed 8.9 rimbalzi di media (praticamente la doppia-doppia è una sua costante). Nel corso di un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Jefferson ha analizzato il suo originale modo di giocare a pallacanestro.

 

Davon, secondo te è più importante la difesa oppure l’attacco? 

“Senza dubbio la difesa. Difendere é la prima cosa che ho imparato, poiché una buona difesa è l’arma migliore per vincere titoli. La difesa è il fondamentale più fondamentale della Pallacanestro. Fin dai tempi del liceo il mio primo obiettivo era quello di far segnare meno punti possibili all’avversario che marcavo”

 

Chi è il suo modello? 

“Nessuno in particolare. Ammira o i grandi miti come Michael Jordan, ma preferivo giocare io a basket piuttosto che guardarlo fare agli altri. Ammira o anche Kevin Garnett e Rasheed Wallace, ma il mio modo di giocare non è modellato su di loro. Cerco di dare il massimo sfruttando le mie caratteristiche”

 

Nel corso degli anni la sua interpretazione del ruolo di ala grande é cambiata? 

“I miei punti di forza sono sempre stati i punti ed i rimbalzi. Nel corso degli anni sono migliorato nei passaggi e nella visione di gioco, poiché sono diventato sempre più consapevole dell’importanza di giocare di squadra”

 

Cantù ti sta utilizzando anche come centro, come ti stai trovando in questo ruolo? 

“Credo sia semplicemente una normale evoluzione del ruolo di ala grande. Già quando giocavo in Russia nella stagione 2011/2012, il mio coach di allora mi mise più volte a fare il centro. Alla fine della stagione ho vinto anche il titolo di MVP del campionato, e questo mi ha fatto capire quanto fosse possibile mescolare i due ruoli. Da allora ho sempre cercato di continuare a giocare in quel modo. Inoltre, l’allontanamento della linea dei tre punti ha portato anche i lunghi a dover fare uno sforzo in più, costringendoli a prendersi qualche tiro in più da fuori ed avvicinandoli così al ruolo dell’ala grande.”

 

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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