Esclusiva BU, Alberto Buffo: “Stagione positiva. Baccaglini? Magari tra 10 anni compra una squadra di basket…”

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Alberto Buffo (youtube.com)
Alberto Buffo (youtube.com)


Un commento su questa prima parte della stagione della Reyer Venezia che, dopo un periodo di crisi sembra essersi definitivamente rialzata.

Fino ad adesso il bilancio è molto positivo. Siamo veramente contenti perchè, al di là dei risultati che dicono secondi in campionato e che siamo ai quarti di finale in coppa, parlano un po’ da soli. Siamo contenti perchè, secondo me, abbiamo espresso davvero una buona pallacanestro per i primi mesi, poi abbiamo attraversato un momento di calo dei risultati e di forma perchè siamo stati veramente massacrati dagli infortuni. La sfortuna ha voluto poi che tutti gli infortuni si concentrassero nello stesso ruolo: ad un certo punto avevamo fuori Tonut, McGee e Filloy (le due guardie e il play-guardia). Questo, ovviamente, ci ha portato a dover sovraccaricare tutti i “superstiti”, e soprattutto abbiamo dovuto far giocare fuori ruolo altri giocatori, quindi questo alla lunga si è riflesso poi in quel filotto di sconfitte che abbiamo subito. Adesso ci siamo un po’ riaggiustati, è bastato che rientrasse Filloy per ritrovare alcuni equilibri e abbiamo iniziato a viaggiare abbastanza spediti. Quindi possiamo dire che la crisi dei risultati era strettamente legata ai problemi degli infortuni. Non siamo ancora alla normalità perchè Tonut lo dobbiamo aspettare e ieri Hagins si è fatto male e stiamo aspettando gli esiti e può essere che anche lui stia fermo qualche settimana. In campionato ci sono Batista e Stone che ci completano le rotazioni però in Coppa non li possiamo avere. L’emergenza è in parte finita, non del tutto, ma il gruppo ha dimostrato di essere unito.

veneziaUn commento sulla vittoria di ieri e sul passaggio del turno. Vi aspettavate all’inizio della stagione di arrivare fino ai quarti di finale e, secondo lei, dove può arrivare la Reyer nella Coppa Europea?

Il passaggio del turno di ieri era un obiettivo, avevamo vinto l’andata di 4 punti ed era un margine che non ti dava nessuna garanzia, quindi sapevamo di dover andare lì per vincere la partita. E’ stata una partita vinta meritatamente, condotta senza pensare che avevamo 4 punti di vantaggio. L’abbiamo aggredita da subito mentalmente, l’abbiamo comandata spingendoci anche sul +15, poi c’è stato il loro rientro e noi siamo stati bravi a gestirla nei momenti caldi. All’inizio dell’anno questa Coppa era un po’ un punto di domanda, non si conoscevano tante cose, la formula, le trasferte, alcuni avversari, quindi non ci eravamo prefissati proprio un obiettivo vero e proprio, abbiamo cercato di giocare una partita alla volta. L’appetito vien mangiando, adesso siamo ai quarti di finale e dipenderà anche da chi verrà sorteggiato oggi. Sappiamo che sarà un quarto di finale difficilissimo soprattutto se avremo ancora problemi di roster. Ci sono squadre molto attrezzate adesso.

Potreste incontrare una squadra forte, prima in Liga, come Tenerife.

Si Tenerife è molto forte. Anche le due squadre turche sono molto forti hanno due fattori campo importanti. Se arrivi in fondo, alla fine, tutte le squadre sono le migliori. Se prendi Sassari, trovi una squadra in uno stato di forma strepitoso in questo momento. Dove possiamo arrivare?  A questo punto, se sei dove sei provi a fare un passo in più, ma sempre con molta tranquillità, senza fasciarsi la testa se non si dovesse passare perchè già abbiamo raggiunto un traguardo storico per la società.

Un derby italiano sarebbe suggestivo o lei preferirebbe incontrare la Dinamo in una eventuale Final Four?

Diciamo che se proprio dobbiamo affrontarla sarebbe meglio farlo il più avanti possibile. Dall’altro lato, per certi versi, sarebbe affascinante incontrare squadre nuove, che non si conoscono e ciò ti porta a fare esperienze. Comunque non c’è nessuna valutazione su quale squadra sarebbe meglio incontrare o meno. 

Batista con la maglia di Milano, contro la Reyer
Batista con la maglia di Milano, contro la Reyer

Parlando di roster, come è stato l’inserimento di Batista e Stone all’interno delle rotazioni, dato che possono giocare solo in campionato?

Batista deve ancora esordire perchè la prima partita abbiamo scelto di far giocare solo Stone. Sono arrivati entrambi venerdì, han fatto quindi due allenamenti e, la differenza tra Stone e Batista, è che Stone essendo  già stato qua da noi conosceva parte dei giochi, conosceva il sistema. Non dico che è come se non se ne fosse mai andato, però sicuramente sta facendo meno fatica ad inserirsi. Batista era scombussolato dalle 24 ore di viaggio e poi ha bisogno di un po’ più di tempo per allinearsi ai compagni; Penso che a Pistoia ci sarà il suo esordio e ovviamente in questi giorni loro sono entrambi rimasti a Mestre con me, abbiamo cercato di allenarli, di insegnare loro tutti gli schemi. Oggi riprendiamo con la squadra. L’inserimento di Stone è stato quindi positivo, ha portato un valore aggiunto a livello tecnico di cui avevamo bisogno, e a livello anche di entusiasmo; conosceva già tre quarti della squadra e caratterialmente si fa voler bene da tutti. L’impressione su Batista è quella di un giocatore di esperienza, che sa quello che deve fare, ne ha viste talmente tante che ha una disponibilità e un modo di approcciarsi che, sono convinto ,non ci metterà molto ad inserirsi. Non ci scombussoleranno gli equilibri, penso che ci daranno un valore aggiunto. 

Dato i suoi trascorsi nello staff della prima squadra con Recalcati, pensa che possa portare Cantù ai play-off, considerando la sua esperienza e la vittoria importante contro Reggio Emilia? 

Dunque, i playoff non lo so, ovviamente glielo auguro, conoscendolo bene. A un allenatore, e prima ancora, ad una persona come lui, non si può che augurare il meglio. Il tempo a disposizione non è moltissimo, il lavoro da fare lì è parecchio perchè comunque è una squadra molto forte sulla carta, però se sono arrivati a cambiare due allenatori e ad avere una posizione in classifica non stupenda vuol dire che qualche problema ce l’avevano. Per cui, secondo me, i playoff li vedo un po’ difficili per loro; dipende molto dalle prossime due o tre partite, nel senso che se per caso danno seguito alla vittoria contro Reggio Emilia facendo due o tre vittorie in fila, che gli fanno staccare il “sedere” dalla zona calda definitivamente, a quel punto gli mancano 7 partite che giocano molto sgomberi di testa e i valori tecnici ce li hanno. Viceversa se dovessero avere un andamento più normale, alternando vittorie e sconfitte, agganciare il treno playoff sarebbe un po’ difficile e il tempo non è tantissimo. Se qualche chance ce l’hanno, di certo non se la faranno sfuggire. Ci sono tante squadre in pochissimi punti, questo significa che ne hai tante da superare e ogni partita diventa uno scontro diretto. Penso che loro stessi abbiano abbiano prima la priorità di aggiustare la stagione e salvarsi. Lui non è uno che vende fumo, farà capire il messaggio ai giocatori: prima ci si aggiusta la stagione con le spalle coperte, poi se ce la fanno e se hanno tempo ci proveranno. Charlie tiene molto i giocatori con i piedi per terra, fa le cose un passo alla volta, non illude tifosi e quant’altro. 

Leonardo Totè
Leonardo Totè

Una descrizione del progetto tecnico del settore giovanile e se, anche negli anni, c’è stato qualche giocatore che l’ha impressionata in maniera positiva.

Il progetto del settore giovanile è un progetto di raggio molto ampio, nel senso che è un progetto la cui punta dell’iceberg è un pochino sotto gli occhi di tutti ed è rappresentata dalle squadre di eccellenza, quelle che fanno le finali nazionali, quelle che fanno i giocatori più forti, che girano le varie selezioni; però poi, quello che è più sommerso a livello di notorietà è il bacino di utenza che siamo riusciti a costruire nel territorio diciamo metropolitano quindi Venezia, Padova, Treviso dove ci sono circa 25 società che aderiscono al progetto, quindi si ha una base di più di 4000 ragazzi. I migliori, quelli che hanno più possibilità, partecipano alle squadre di eccellenza, però veramente tu lavori in due direzioni, una che è quella dell’agonismo che può produrre il Visconti della situazione, però hai anche trasversalmente un progetto che invece fa sì che ci siano una miriade di ragazzini che giochino, e poi calcheranno i parquet della serie C, o faranno gli arbitri o gli allenatori. Questa è sostanzialmente la forza del settore giovanile. Per quanto riguarda gli atleti un po’ più di punta, io sono stato fortunato, ho cominciato con i ’95, che era un gruppo che ho avuto per 4 anni, dove c’era Akele che adesso gioca negli Stati Uniti, c’era Vildera che adesso gioca in A2 a Siena, Paolin che gioca a Forlì, quindi un gruppo che ha avuto veramente tanta qualità. E’ stato molto espressione delle società aderenti perchè in foresteria ce n’era solo uno, gli altri erano tutti uno di Dolo, uno di Venezia, venivano tutti da queste società, quindi è stato particolarmente bello. Ho allenato Candussi, ho allenato Vincenzo Pipitone, tutti ragazzi di interesse assoluto, per non parlare di Volpin, di Totè, Visconti, Antelli. Sono tutti ragazzi che scegliendo il percorso giusto e, non è facile, possono avere un bel futuro a livello di pallacanestro. Devi avere la fortuna di trovarti nella squadra giusta al momento giusto. 

Lei ha avuto la fortuna di allenare Paul Baccaglini, il nuovo presidente del Palermo Calcio, ed in una recente intervista rilasciata a Sky Sport ha detto che ai suoi tempi non gli piaceva il calcio. Cosa può essere capitato nella mente di Paul, considerando che disse nel 2006 di conoscere nemmeno chi fosse Luca Toni?

Io l’ho allenato nei primi anni in cui allenavo, e l’ho avuto per 4 anni, ed è stato bello perchè di fatto ha iniziato a giocare con me e siamo arrivati fino a delle finali nazionali fatte a Rimini, dove c’erano gli ’84-’85, e lui era capitano di quella squadra. Ricordo che giocammo contro la Virtus Bologna, c’era Belinelli per farti capire che era ’86, e giocammo contro Livorno allenata da De Raffaele. Era un bel gruppo, c’erano Davide Andreaus, Michele Benfatto, Daniele De Martini, tutti ragazzi che poi hanno avuto una più che buona carriera a livello di serie B1 e A2. Lui era un malato di pallacanestro. La sua giornata era: alle tre faceva allenamento con gli juniores, poi dalle 5 alle 7 con la B1, poi prendeva la macchina e faceva allenamento dalle 9 alle 11 a Solesino ,che è un paesino della provincia di Padova, dove faceva doppio utilizzo e giocava in serie D. Quando poi ha finito le giovanili, ha deciso di cambiare vita, ha iniziato questa carriera in radio sfruttando il fatto che è bilingue, poi è andato a Milano, RTL, Le Iene, e ha fatto un po’ di carriera nello spettacolo. Fino a quel momento esisteva solo il basket, poi ha iniziato evidentemente ad appassionarsi alla materia finanziaria, poi quando vivi in Italia il calcio invade le  televisioni, quindi anche se non vuoi lo subisci. Però sono convinto che se oggi gli mettessi davanti una palla da basket e una da calcio, sceglierebbe quella da basket. Secondo me, al di là delle competenze che ha potuto acquisire in questi anni in materia finanziaria, se saprà applicare certe cose che lo sport ti dà, rigore, mentalità di un certo tipo, un certo modo di approcciare le cose) potrà fare bene. Lo sport è scuola di vita. Sicuramente le esperienze che ha maturato nella pallacanestro se le porterà dietro in questa esperienza. Non ti nascondo che fa un po’ strano vederlo così, però ora ha comprato una squadra di calcio, magari fra dieci anni ne comprerà una di basket.

Paul Baccaglini con Maurizio Zamparini (rtl.it)
Paul Baccaglini con Maurizio Zamparini (rtl.it)

Può dirci un episodio o un aneddoto particolare che lo riguardi?

Nessuna cosa particolare, era un lavoratore pazzesco, ti ho detto faceva 3 allenamenti al giorni, viveva in campetto senza conoscere Natale e Capodanno, aveva questo armadio in camera con 50 paia di scarpe. Poi quando andava in estate in America dal papà, faceva tutti i camp di basket. Ecco ricordo un aneddoto, io sono stato da lui in America, lui stava a Pittsburgh, poi però ci siamo spostati in una casa sul lago sul lago Michigan. Era un posto davvero pazzesco, particolare, questi cottage in legno in riva al lago, isolati da tutto e da tutti, non c’era nemmeno la strada per arrivarci, ci arrivavi con la barca. Lui si era costruito un campetto da basket e tutte le mattine ci andava a giocare. Ha vissuto veramente con una intensità pazzesca la pallacanestro. Era un giocatore di grande talento, una guardia, che ci ha fatto vincere tante partite, super ball-handling, grande uso del pick ‘n roll. Molto accattivante nel suo modo di giocare.

Sa dirci il nome di qualche squadra che lo cercò prima che lui appendesse le scarpe al chiodo? 

Onestamente di preciso non ricordo, al tempo eravamo in B1, e c’erano molte squadre della B2 della zona e dell’Italia interessate. In linea di massima, se avesse continuato  giocare sarebbe stato un ottimo giocatore di serie A2, avrebbe fatto una carriera più che onorevole. 

Vedremo se in questa nuova esperienza seguirà le orme di Zamparini come “mangia allenatori”.

Speriamo di no, che abbia un po’ più di sensibilità verso la categoria (ride). Me lo auguro. 

 Lo staff di BasketUniverso ringrazia Alberto Buffo e l’Ufficio Stampa dell’Umana Reyer Venezia per la gentile concessione e per la disponibilità dimostrata.

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