Esclusiva BU – Christian Giordano, alla scoperta delle storie e dei miti del basket di strada

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Christian Giordano è inviato e telecronista di Sky Sport 24 dal 2008, anno in cui nacque il primo canale all-news sportivo italiano. Si occupa di calcio internazionale, basket americano e ciclismo su strada. In precedenza ha lavorato per quotidiani, periodici specializzati, radio, tv e web ed è stato corrispondente per l’agenzia inglese Sports Media Solutions di Adrian Clarke, ex giocatore dell’Arsenal. Ha pubblicato Michael Air Jordan (1998), Centodieci storie di basket (2001), Un sogno grande come il mondo (2002), We Have the Champions (2003). Per Bradipolibri, nel 2010, è uscito Lost Souls: Storie e miti del basket di strada (aprendo il link troverete la recensione realizzata da BasketUniverso). Nel 2016 ha fondato la casa editrice di ebook Rainbow Sports Books. È stato co-autore dei testi di “Federico Buffa racconta”.

Libro Lost SoulCome è nata l’idea di scrivere il libro Lost Souls?

L’idea è nata in questo modo: siccome tutti parlano dei campioni, dei vincenti, a me invece piaceva raccontare anche la storia di quelli che non ce l’hanno fatta per vari motivi, perché vivevano con gravi problemi in famiglia, perché avevano la testa matta, insomma storie non scontate ed originali che andassero anche oltre al campo di basket.

Qual è la storia che più ti ha appassionato mentre scrivevi?

Ce ne sono diverse, ne dico una perché se ne torna a parlare in questi giorni grazie allo scambio che ha portato Derrick Rose da Chicago a New York. Derrick indosserà la canotta con il numero 25, anziché la 1 che è la sua preferita. Rose è di Chicago e ha studiato alla Simeon High School, che è la stessa scuola di Ben “Benji” Wilson, che era una sorta di Magic Johnson con il tiro da fuori. Quando aveva appena 17 anni, Benji venne ucciso da un proiettile davanti alla scuola. E’ una storia che ha segnato profondamente il basket di Chicago e anche lo stesso campione ex Bulls, che indosserà la maglia con il 25 in sua memoria.

Sei andato negli USA a vedere questi campetti “magici” dove hanno giocato i migliori ballers statunitensi? Che emozioni hai provato?

È un’emozione particolare. Intanto ci tengo a precisare che sono andato a vederli di giorno per non rischiare, dato che non c’è nulla di male a dire che avevo paura. È una sensazione strana: avevo fatto un viaggio mentale, anche perché erano luoghi sui quali avevo letto molto, ma non appena ho visto le rete metallica dividere il campo e ho avuto la possibilità di entrare all’interno ho provato un tuffo al cuore. È un sogno che prende le sembianze della realtà, tocchi quello stesso asfalto che è stato calpestato dalle leggende del basket di strada.

Ci sono altri esempi di “Lost Souls” anche in anni più recenti? Se sì, puoi citarne qualcuno?

Ci sono tantissimi esempi e non solo limitatamente al basket, anche nel calcio e nel ciclismo; basta saperli cercare. Purtroppo quando fai questo lavoro non sempre ti è consentito. Un esempio recente di Lost Soul potrebbe essere Kareem Reid, che sembrava avere le carte in regola per giungere al professionismo, invece ha fatto la stessa fine degli altri.

Ci sono invece alcuni esempi di giocatori che hanno rischiato di perdersi nella droga o in altro, ma che, grazie ad una grande forza di volontà e determinazione, sono riusciti ad arrivare in alto?

Un controesempio perfetto rispetto alle “Lost Souls” è Ron Artest, ora chiamato Metta World Peace. È un esempio positivo che può raccontare di avercela fatta.

Si è da poco svolto il Draft NBA, qual è il giocatore che maggiormente ti ha colpito?

Kris Dunn (quinta scelta assoluta nel Draft 2016 per Minnesota, ndr) proveniente dall’Università di Providence. È un giocatore molto completo, che farà una grande carriera anche al piano di sopra.

Sei stato co-autore dei testi di “Federico Buffa racconta…”, hai qualche aneddoto da narrare riguardante questa esperienza?

Un aneddoto curioso che magari la gente non sa è questo: Federico Buffa non lavora su testi scritti. Prima della registrazione legge una quantità smisurata di materiale scritto, poi va davanti alle telecamere ed improvvisa. Tutto ciò che ha assimilato lo racconta rielaborandolo con parole sue senza alcun copione da seguire. Nel caso sbagli qualcosa e debba rifare, racconta la stessa cosa ma con parole diverse. Non sempre la parte che viene trasmessa in televisione è la migliore che ha raccontato. Questa è una storia nella storia.

 

Tutta la redazione di BasketUniverso ringrazia Christian Giordano per la disponibilità dimostrata augurandogli il meglio nella sua vita professionale.

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