Kawhi Leonard: autismo non è la parola giusta

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Compton, California. 18 Gennaio 2008.

Un bambino afroamericano corre a perdifiato verso un autolavaggio della città. Finalmente, dopo anni che le aveva sognate, il ragazzetto alto e magro ha le treccine. Straordinariamente affascinanti, indietro sulla testa fino alle spalle, caparbie, immuni da qualsiasi raffica di vento. Corre il bambino con le treccine perché vuole arrivare dal padre prima possibile, corre perché vuole dare una mano a lavare qualche macchina, corre perché il suo adorato papà non era convinto di quella pettinatura e il bambino è intenzionato a smentirlo. Purtroppo però, non riuscirà mai a convincerlo.

Mark Leonard è stato freddato da un colpo di pistola nel suo autolavaggio. Due spari rivolti ad un’altra persona, in un regolamento di conti. Il piccolo Kawhi, quel giorno, non smise di correre. Corse in lungo ed in largo senza fermarsi mai. Tornò a casa quando ormai era sera. Non fermò la corsa, ma le sue parole. Il bambino con le treccine, da quel giorno, smise di parlare, di interagire con il mondo.

Autismo non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

 

Woolsthorpe-by-Colsterworth, nel Lincolnshire. 25 dicembre del 1649.

Il piccolo Isaac suo padre non l’ha neanche mai visto. Morì pochi giorni prima della sua nascita. Il suo padrigno non l’ha mai riconosciuto come figlio e il bambino è cresciuto da solo, senza nessuno. Senza nessuno ha incominciato ad appassionarsi alla fisica e alla meccanica: costruisce meridiane, orologi ad acqua e modelli funzionanti di mulini. La madre cerca in tutti i modi possibili di trasformarlo in un agricoltore modello. Senza risultato. Il ragazzo non risponde, semplicemente non parla.

Sindrome di Asperger è la parola esatta, ma non la prima che viene in mente.

 

San Diego State. Ore 6:30 della mattina.

Un telefono squilla nel cuore della notte. Due ore e mezza prima Kawhi stava trascinando due enormi lampadari su per le scale fino al campo di allenamento. Il telefono continua a squillare senza una risposta. Due ore prima Kawhi stava provando il suo arresto e tiro e, dopo ogni singolo canestro sbagliato butta giù trenta flessioni. Finalmente il telefono smette di squillare. Coach Fisher risponde con un filo di voce.

“Si…”

Uno dei suoi assistenti racconta l’accaduto con la voce posata di chi, quella telefonata, è abituato a farla.

“Coach, è successo di nuovo. Leonard è andato due ore prima sul campo di allenamento e non ha ancora finito di allenarsi.”

Si, perché il ragazzo dalle treccine pettinate all’indietro ha trovato nel basket il suo unico mezzo di comunicazione, il suo modo di far saper chi è, di confidarsi con gli altri. Quasi tutte le notti, per tre o quattro ore consecutive, Kawhi si allena, da solo, nella palestra della scuola. Lo fa per se stesso, per il padre.

Voglia di riscatto non è la parola esatta, ma è la prima che mi è venuta in mente.

 

Woolsthorpe  1666.

Newton è seduto sotto un melo nella sua tenuta a Woolsthorpe quando un frutto gli cade sulla testa. Ciò, secondo la leggenda diffusa da Voltaire, lo fece pensare alla gravitazione e al perché la Luna non cadesse sulla Terra come la mela. Cominciò a pensare dunque a una forza che diminuisse con l’inverso del quadrato della distanza, come l’intensità della luce. Quello fu semplicemente l’inizio di un pensiero riguardo l’universo. Le leggi che lo governano sono spiegabili con le leggi della natura.

Fisica moderna è la parola esatta, ma non è la prima che mi è venuta in mente.

 

San Antonio. 15 giugno 2014

Gli Spurs sono campioni NBA. Kawhi Leonard vince il premio di MVP delle Finali. Su quel trofeo sono incise tutte le notti passate ad allenarsi, tutte le lacrime versate per la scomparsa del padre, ma sopratutto le innumerevoli parole non dette, i silenzi, i momenti passati da solo con se stesso.

Le teorie di Newton sono basate sul concetto cardine che ogni cosa che interagisce con il mondo, l’universo, ma anche con noi stessi è dettata da una legge della natura. Nessuno però sarà in grado di spiegare per quale legge fisica, o coincidenza astrale, Leonard alzi il trofeo più importante della sua vita il giorno del Father Day americano. La nostra festa del papà.

Casualità non è la parola giusta, ma non credo di averne ancora.

La vita è una storia con un inizio scelto da altri, una fine non voluta da noi, e tanti intermezzi decisi dal Caso.

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