Kevin Durant e la mitologia: “Porzingis è un unicorno”

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Alla vigilia del match contro i New York Knicks al Madison Square Garden, Kevin Durant ha parlato dei Knickerbockers dell’amico Fisher…

Kevin DurantDa quando Derek Fisher è diventato l’allenatore dei New York Knicks, tra la squadra della grande mela e Kevin Durant, l’asso degli Oklahoma City Thunder, c’è un rapporto particolare, di grande rispetto. KD35 non ha potuto fare a meno di apprezzare il miglioramento dei Knicks, che dopo una stagione infernale sono riusciti a risalire la china con mosse intelligenti nella off-season.

Free-agency, sì, ma Durant ha voluto sottolineare ancora di più la bontà della decisione fatta al draft, ovvero quella di andare contro corrente e selezionare Kristaps Porzingis – e, di conseguenza, sopportare tutti i “booh” del caso. Ma Durant era convinto che i Knicks ci avessero visto giusto:

Porzingis The Unicorne.
Porzingis The Unicorne.

Quando hanno fatto la loro scelta al draft, ho scritto subito un messaggio a Derek (Fisher, ndr.) ‘Mi piace questo ragazzo, sa giocare!’. Molte persone non erano entusiaste, ma Porzingis sa giocare. È un giocatore abile; sa tirare, fa le giocate giuste nel momento giusto e sa difendere. È un ragazzo di 2.20 (2.21m, ndr.) che mette il piede oltre l’arco e tira da tre. E poi difende bene, stoppa un sacco di tiri. Avere entrambe le cose in un giocatore è molto raro. È come un unicorno, sì, Porzingis è un unicorno. 

È un giocatore abile; al giorno d’oggi in NBA non siamo in grado di apprezzare davvero i giocatori abili. Ci sono un sacco di ragazzi atletici, forti e muscolosi, ma Porzingis è uno dei rari giocatori abili.

Infine, Durant ha fatto notare come i Thunder di quest’anno non godano della minima attenzione mediatica, forse lamentandosene un poco:

Siamo a Oklahoma City, non abbiamo molti giornalisti che vengono da noi, non ci sono titoli di giornali sui Thunder. Eppure zitti zitti siamo lì, stiamo facendo quello che sappiamo fare: allenarci, giocare e vincere le partite. E siamo al terzo posto.

Niccolò Armandola

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