Kostantiniyye: sotto gli occhi del Sultano

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“La nostra generazione entrerà nei libri di storia!!!!!”. Cazzata. 
La notte del 15 Luglio 2016 è una delle tante e troppe notti che la storia ha affrontato e che in futuro affronterà: una di quelle notti che sembrano di routine, una notte come le altre. Ma ciò che fece impressione fu la vicinanza, la diretta televisiva, il presidente deposto che chiama a raccolta i cittadini tramite una face-cam. No, non ci entreremo solo perché non avete mai letto nulla di simile mentre giocavate al cellulare durante le lezioni di storia ai tempi del liceo; è solo l’evento che avrà una questa connotazione a differenziarlo da tutti gli altri. 
Di fatto quella notte rimarrà particolare. E particolare è stata la scelta di organizzare le Final Four di Euroleague in quel paese: per un giornalista cestistico, quell’evento di Luglio potrà avere una certa rilevanza. 

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E così sarà Belgrado.
Ci sta: Belgrado è una delle capitali del basket europeo, dato che fu capitale della più forte nazionale mai vista. La Kombank Arena è un bell’impianto, la città si infiamma per la kosarka. La Crvena Zvezda potrà anche non arrivarci a queste Final Four ma ci sono ottime possibilità di vedere Milos difendere il trofeo, Bogdan e Nikola cercare di vendicarsi, o magari (se si vuole scrivere un miracolo) si potrà vedere Miroslav e i suoi tatuaggi sotto i ferri della Serbia. Tutti da avversari, magari.
Non è ufficiale Belgrado? Ma è scontato che sarà scelta. L’alternativa è Istanbul, cuore (non geografico o politico) di quel paese che confina con l’Inferno in Terra, che vede giornalisti arrestati ogni singolo giorno, in cui presidi delle scuole secondarie vengono deposti e sostituiti da imam, in cui si pensa circoli o circolasse petrolio proveniente da quelle terre sotto la bandiera del medesimo colore dell’oro nero. Quel paese che ha subito un tentativo di colpo di stato talmente recente che gli immediati effetti agiscono tutt’ora sulla sua vita politica. Dai, è Istanbul, è la Turchia: prenotiamo i voli su Belgrado.

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E invece no. Le Final Four di Euroleague 2017 si giocheranno sul Bosforo. Si giocheranno a Bisanzio e a Costantinopoli. Si giocheranno a Santa Sofia, nella Moschea Blu, sul ponte di Galata. Si giocheranno (di nuovo) a Istanbul, sotto gli occhi del Sultano, nella Sinan Erdem Arena; controllata (incredibilmente) dal governo. Turkish Airlines può aver inciso in qualche modo? Probabile. A Istanbul si giocherà anche la fase finale di Eurobasket 2017, segno che evidentemente si vuole portare la calma e la normalità (o almeno far finta che ci siano) in una città e in una nazione che raramente le hanno conosciute nel corso della loro storia.

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La notte del 28 Maggio 1453, nell’immensa e meravigliosa Basilica di Santa Sofia, in una delle pochissime volte dallo scisma d’Oriente bizantini e latini celebrano insieme la Santa Messa. Ma non è la sola presenza in contemporanea delle due confessioni a rendere questo un evento che entrerà indelebilmente nelle pagine della storia: questa sarà l’ultima Messa cristiana che verrà celebrata in Santa Sofia. E’ difficile, impossibile ascoltare la liturgia con le urla e le cannonate dei Turchi poco distanti, che riecheggiano come orde demoniache e che da un momento all’altro sarebbero entrati nella città. Ci si abbandona alle lacrime. Non ci sarà mai più un’altra celebrazione in quella che rimane una delle più meravigliose opere mai concepite dall’uomo: mai più. Il giorno successivo Mehmed II fa irruzione nella città, si scaraventa a cavallo nella Basilica e recita il Corano: Constantinopoli è caduta.
Il 29 Maggio 1453 rimane una delle più indelebili date della nostra storia.

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E’ nata così la Constantinopoli turca, dopo che fu greca, romana e bizantina. E’ nata Kostantiniyye, la città fondata dai Megaresi come Bisanzio, ribattezzata Constantinopoli da Costantino I, che diventerà Istanbul ufficialmente sotto Kemal Ataturk. Capitale dell’Impero Romano, dell’Impero Bizantino e dell’Impero Ottomano, contando anche la parentesi dell’Impero Latino d’Oriente (1204-1261), figlio della Quarta Crociata e prova delle innumerevoli lotte intestine e interconfessionali del Cristianesimo medioevale. Gli Ottomani risollevano la città, distrutta dalle loro stesse mani, con le quali costruiscono il gioiello sul Bosforo tutt’ora presente; solo una delle tante contraddizioni del popolo ottomano (e turco), capace di garantire libertà religiosa, specialmente agli Ebrei espulsi dalla Spagna, come capace di efferati crimini e di mancanza di pietà. In ogni caso, con Istiklal Caddesi, la Moschea Blu e Palazzo Topkapi, Kostantiniyye diventa uno dei principali centri culturali del mondo, capitale di un fiorente impero che arriverà, nelle sue mire espansionistiche, fino alle porte di Vienna, per poi regredire nella sola Anatolia per diventare l’odierna Repubblica

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Ma la Repubblica di oggi è lontana anni luce da quella sognata e costruita da Mustafa Kemal Ataturk, negli anni Trenta del secolo scorso. La Repubblica laica, delle donne senza velo, dell’alfabeto latino, si è trasformata in un secondo sultanato, nostalgico della gloria Ottomana, dove le infermiere in gonna vengono picchiate sugli autobus, dove le scuole medie diventano scuole coraniche; e tutto sotto i vigili occhi del Sultano.

In tutto questo la pallacanestro ha un ruolo abbastanza marginale, poichè è un nulla confrontato alla storia totale della città e della nazione. Ma è sempre bene ricordare che Istanbul, insieme ad Atene, è la Londra della Pallacanestro europea: il numero di squadre ivi aventi sede, tra tutte le categorie, è inimmaginabile. Quelle degne di nota sono poche; Galatasaray, Besiktas, Darussafaka, Anadolu Efes, la scomparsa Eczacibasi, ITU Istanbul, Fenerbahçe… e quelle veramente degne sono ancora meno.

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Anche in Turchia il fenomeno delle polisportive va per la maggiore. Quando, durante le proteste del 2014, tifosi del Besiktas e del Fenerbahçe avevano marciato insieme sotto gli occhi del Sultano poteva trattarsi benissimo di gente che due settimane prima si era menata dietro uno stadio oppure un palazzetto. I vari sport nelle polisportive si intrecciano dunque in maniera inestricabile, così come la passione e il calore del tifoso turco.

Ad Istanbul si ha una polisportiva che prende il nome del liceo in cui è nata, nel 1905, sul lato europeo della città, all’ombra di una torre genovese; e il liceo è il Liceo Galatasaray. Si ha un’altra polisportiva nata sullo stesso lato del Bosforo, nel quartiere di Besiktas, del quale prenderà il nome nel lontano 1903. Ve ne è un’altra, appena superato il Bosforo, sul lato asiatico, che in patria chiamano Sarı Kanaryalar, in canarini gialli: il Fenerbahçe, che ha visto la luce nel 1907. E poi c’è chi è nato lontano dagli occhi del Sultano, lontano dall’Impero, nel 1976: l’Anadolu (Anatolia) Efes. Le quattro principali squadre di Istanbul, tre delle quali in città dovranno sperare di rimanerci per far piangere di gioia un popolo che probabilmente rimane la vittima principale delle vicende recenti.

E, se proprio dovrà succedere, tutta la Turchia sarà ad Istanbul (come lo fu a Berlino lo scorso anno): in ogni caso ci sarà tutta l’Europa.
E tutta l’Europa sarà in un clima che sarà strano, particolare, in un clima che deve mentire, far finta che non sia successo e che non succeda nulla: il tutto sotto gli occhi attenti del Sultano, che han controllato per secoli e che a quanto pare son tornati farlo.

KIZ KULESI

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