Kyrie Irving sta spingendo per non riprendere la stagione NBA

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Negli ultimi giorni era già stato riportato qualche malumore all’interno del parco giocatori della NBA in toto riguardo il ritorno in campo ad Orlando, dal prossimo 30 giugno, per concludere la stagione.

A guidare questo gruppo di “ribelli” c’è la figura di Kyrie Irving, che nonostante sia già out per il resto della stagione sta fungendo da megafono per tutti quei colleghi che hanno paura di tornare in campo a causa del coronavirus o addirittura temono che riprendere la stagione possa distogliere l’attenzione sulle proteste anti-razziste delle ultime settimane. “Non sono a favore dell’andare a Orlando. Non sono dalla parte del razzismo sistematico e di queste s*******e. C’è qualcosa di sospetto in questa situazione. Sono disposto a sacrificare tutto ciò che ho per una riforma sociale” avrebbe detto Irving all’interno di una call con altri 80 giocatori, tra cui il presidente della NBPA Chris Paul (lo stesso playmaker dei Nets è uno dei vice-presidente dell’Associazione Giocatori).

Al fianco di Irving si sarebbero schierati giocatori come Donovan Mitchell, Carmelo Anthony (che aveva già espresso le proprie perplessità nei giorni scorsi) e Dwight Howard.

La questione è molto più che spinosa: una eventuale stagione cancellata per “colpa” dei giocatori avrebbe infatti ripercussioni ingentissime sul futuro NBA. Nei prossimi mesi infatti è in programma la rinegoziazione del CBA, l’accordo collettivo che comprende anche la divisione degli introiti della Lega attualmente divisi sostanzialmente 50-50. Oltre a causa enormi perdite economiche alla NBA e agli stessi giocatori, una stagione cancellata complicherebbe di molto le trattative e rischierebbe seriamente di sfociare in un nuovo lockout.

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