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La favola sportiva dell’Olimpia Milano in Eurolega

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IL SOGNO – Esatto, il sogno. Cos’è una favola sportiva, se non un sogno? Cosa rappresentano le Final Four di Colonia per l’Armani Exchange, se non un sogno? Un sogno bellissimo, che Milano inseguiva da 29 anni e che finalmente è riuscita a raggiungere. Un sogno che ora i biancorossi vivranno tutti insieme. Perché sì, quella che sta vivendo l’Olimpia quest’anno è una bellissima favola sportiva e come tutte le favole sportive ha un sapore speciale. Pensiamo a quando il Leicester di Claudio Ranieri vinse la Premier League, a quando nel 2000 il Calais raggiunse la finale della Coupe de France, a quando Flavia Pennetta vinse lo US Open 2015 sconfiggendo in finale Roberta Vinci (la quale aveva a sua volta superato Serena Williams nel turno precedente). La stagione 2020-21 sembrerebbe essere una stagione particolare per lo sport, una stagione in cui tutto è possibile: dopo 9 anni di dominio Juve, lo scudetto è tornato a Milano con la vittoria dell’Inter; dopo 14 anni di dominio Recco, pochi giorni fa il Brescia è riuscito a vincere la Serie A1 di Pallanuoto; il Villareal mercoledì ha messo in bacheca il suo primo trofeo europeo, sconfiggendo il Manchester United in quella che più testate sportive avevano definito una sfida Davide contro Golia. Insomma, sembra l’anno delle grandi sorprese, e chissà che anche le Final Four di Colonia non ci sorprendano.

UN CAPITOLO NUOVO – Le Final Four di Eurolega rappresentano, per Milano, un capitolo nuovo. Nella storia dell’Eurolega moderna, nata nel 2000, l’Olimpia mai era riuscita a raggiungere la fase finale. Mai, prima di quest’anno. Quella che inizierà oggi, venerdì 28 maggio, sarà per i biancorossi la prima storica Final Four. Eppure, se si considera anche quella che era la Coppa Campioni, Milano vanta un palmares più ricco della sua diretta avversaria di venerdì. I lombardi, infatti, vantano ben tre vittorie nella storia della massima competizione europea (contro le due del Barcellona). Il primo titolo di sempre ad entrare nella bacheca biancorossa fu quello vinto dalla Simmenthal di Bill Bradley e compagni nel 1965-66. Gli altri due titoli europei arrivarono nelle stagioni 1986-87 e 1987-88 con la Tracer Milano, che per due anni consecutivi sconfisse in finale il Maccabi Tel Aviv. Maccabi Tel Aviv che l’Olimpia ha ritrovato sulla sua strada nella stagione 2013-14 quando, raggiunti per la prima volta i Playoff della moderna Eurolega, fu eliminata al primo turno proprio dagli israeliani (che poi si laurearono campioni di quell’edizione).

ABITUATI A VINCERE – Le Final Four erano un obbiettivo che mancava da tanto e che negli anni dell’era Armani i biancorossi avevano sempre inseguito senza successo, fino ad ora. Il successo è arrivato con il nuovo progetto avviato nel giugno 2019, dopo l’avvicendamento tra Proli e Pantaleo dell’Orco ai vertici della società. Il nuovo progetto Olimpia si è rivelato fin dai primi momenti molto ambizioso: si è deciso subito di puntare su Ettore Messina come Head Coach. Già nella stagione scorsa l’Armani Exchange aveva costruito una squadra estremamente competitiva, la cui stagione europea è stata complicata da più di qualche infortunio (si pensi ai reiterati infortuni di Gudaitis). Quest’anno il progetto ha investito in ulteriori rinforzi di altissima caratura, gente abituata a vincere nella massima competizione europea: Datome, Delaney, LeDay e la ciliegina sulla torta che porta il nome di Kyle Hines (inserito nell’All-Decade Team di Eurolega 2010-2020). Accanto a loro, si sono scelti volti nuovi per la competizione europea, ma già conosciuti ed affermati nel campionato italiano: Shields e Punter. Oltre a questi, Milano ha mantenuto in squadra certezze che aveva già acquisito: Rodriguez, Micov, Moraschini, Brooks e Tarczewski tra tutti.

INSIEME – Questo mix di esperienza, freschezza e costanza si è rivelato una chiave di lettura vincente per i biancorossi, che hanno finalmente centrato l’obbiettivo Final Four. Obiettivo che è stato raggiunto anche e soprattutto grazie all’unione di squadra: Milano vince perché gioca unita, i giocatori si muovono insieme. Ma non sono solamente i giocatori ad essere uniti: l’unione di squadra comprende anche l’allenatore (a cui bisogna dare non pochi meriti), i preparatori, la società, lo stesso Giorgio Armani e tutti quelli che come lui fanno il tifo per l’Olimpia. Ed è proprio così che l’Armani Exchange scenderà in campo stasera, insieme. Insieme a tutta questa bellissima realtà che si è creata attorno alla squadra e che ora sogna sempre più in grande. Perché il dizionario definisce sognare come “immaginare che qualcosa possa accadere”, e questa Milano ha tutto il diritto di farlo.

 

<<Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, sono spesso illusioni>>
Michael J. Jordan

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