La magia della Coppa Italia: Torino 1984-85 e la sua cavalcata fino alla semifinale

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Il rapporto tra Auxilium Torino e Coppa Italia non è mai stato dei più rosei. Su 18 partecipazioni alla Serie A, la società piemontese ha preso parte a 13 edizioni della competizione, nelle quali vengono però conteggiate anche quelle con il sistema che non prevedeva le Final 8, bensì una fase eliminatoria a partire da un numero maggiore di squadre. L’Auxilium non è mai riuscita ad aggiudicarsi il trofeo ed il suo percorso è proseguito raramente oltre i sedicesimi di finale.

Torino attraversò il suo periodo di massimo splendore cestistico nella prima metà degli anni ’80 quando, sotto la denominazione “Berloni”, poteva permettersi di schierare nel proprio roster americani di spessore e giocatori che hanno fatto la storia del basket italiano, come ad esempio Romeo Sacchetti, il quale indossò la maglia giallo-blu dal 1979 al 1984. Grazie anche al contributo dell’attuale allenatore di Cremona, l’Auxilium avanzò fino alle semifinali scudetto per ben quattro volte su sei partecipazioni ai playoffs dall’’80 all’86.

È proprio in questo lasso di tempo che Torino raggiunse uno dei punti più alti della propria storia: la stagione 1984-85, anno in cui la squadra del capoluogo piemontese fu capace di conquistare la semifinale sia in campionato che in Coppa Italia.
L’annata non si aprì nel migliore dei modi. In estate, la piazza di Torino dovette fare i conti con il difficile addio di Meo Sacchetti, spedito a Varese nel momento in cui la Berloni aveva bisogno di monetizzare gli sforzi degli anni precedenti.
La sicurezza, per i tifosi torinesi, era costituita dalla continuità della guida tecnica. Al timone della squadra fu confermato Giuseppe “Dido” Guerrieri, coach di Civitavecchia arrivato sotto la Mole un anno prima. Nei suoi anni di permanenza nel capoluogo piemontese, Guerrieri fu capace di conquistare il cuore di tutti i torinesi ma soprattutto della curva del PalaRuffini, che oggi porta il suo nome. Dal punto di vista tecnico, i suoi meriti furono riconosciuti anche dalla Federazione Italiana Pallacanestro che nel 2011, due anni prima della sua scomparsa, decise di nominarlo membro dell’Italia Basket Hall of Fame.

Giuseppe “Dido” Guerrieri

Al suo fianco, in qualità di viceallenatore, compariva il torinese Federico Danna, il quale dopo aver occupato le panchine dell’Auxilium e di Varese, ricopre oggi l’incarico di assistente alla Pallacanestro Biella.

Alle loro istruzioni, quell’anno, sottostava un roster con diversi elementi di spicco. La regia della squadra era affidata a Carlo della Valle e Carlo Caglieris, playmaker che oltre alla maglia di Torino vestì quelle di Bologna, Treviso e della nazionale italiana, con la quale vinse l’Oro agli Europei del 1983.

Riccardo Morandotti in maglia Berloni Torino

Era però dentro l’area dove l’Auxilium esprimeva al massimo il suo potenziale. Il giovane Davide Pessina, allora diciassettenne, si faceva notare per l’ottimo tiro da due punti. Renzo Vecchiato, argento olimpico a Mosca 1980 e Oro Europeo nel 1983, garantiva una difesa solida e una feroce lotta a rimbalzo. Per ultimo, Riccardo Morandotti completava il pacchetto di lunghi italiani che molte delle altre squadre di Serie A1 invidiavano.
Fondamentale fu anche l’apporto dello statunitense Scott May. L’ala piccola americana arrivò a Torino dopo diversi anni passati in NBA tra Chicago, Milwaukee e Detroit e poteva vantare nel suo palmarès un Oro olimpico conquistato con gli USA a Montréal 1976.

Nella corsa per aggiudicarsi il titolo di campione della Serie A1 1984-85, la Berloni si arrese solo in semifinale alla SIMAC Milano che tra le proprie fila poteva vantare giocatori del calibro di Mike d’Antoni, Dino Meneghin, Joe Barry Carroll e Vittorio Gallinari, solo per citarne alcuni.
In Coppa Italia invece, l’Auxilium riuscì ad evitare la fase a gironi e fu inserita direttamente nel tabellone degli ottavi di finale. La prima sfida la vedeva accoppiata con la Stefanel Trieste. La gara di andata al PalaChiarbola terminò con il punteggio di 84-97 per i piemontesi, i quali riuscirono a chiudere la pratica vincendo anche il ritorno per 87-84 e si qualificarono ai quarti di finale.

Scott May in maglia Berloni Torino

Al turno successivo, la Berloni incontrò sulla sua strada la Granarolo Virtus Bologna.
Il duello principale era quello che vedeva coinvolte le due panchine: la coppia Guerrieri-Danna si trovava di fronte Alberto Bucci (head coach) ed Ettore Messina (assistente). Nel doppio confronto le difese non brillarono e la squadra torinese riuscì ad imporsi in entrambe le occasioni, 92-100 al PalaDozza e 97-94 al PalaRuffini.

In semifinale, il tabellone offriva la sfida tra la Berloni Torino e la Scavolini Pesaro. Anche per i marchigiani quella del 1984-85 fu una stagione particolare. La squadra di coach Giancarlo Sacco riuscì a raggiungere la finale dei playoff scudetto, poi persa contro l’Olimpia Milano, e vinse la Coppa Italia, guidata dalle prestazioni di A. Gracis, W. Magnifico e A. Costa.
La formazione di Pesaro non lasciò scampo all’Auxilium e si impose 119-78 nel vecchio Palazzetto di Viale dei Partigiani, conosciuto come “Hangar”, e 82-114 al PalaRuffini, per un -73 totale che condannò i torinesi all’eliminazione.

 

 

In seguito a quella grande stagione, l’Auxilium non riuscì più a superare gli ottavi di finale. Le successive annate in Serie A1 non regalarono molte emozioni e nel 1993 iniziò il lento declino. Prima la discesa in Serie A2, poi l’autoretrocessione in Serie B e infine l’arrivo in C1 decretarono la scomparsa di Torino dal panorama cestistico nazionale.
Nel 2015, dopo 22 anni di assenza, il nome Auxilium torna in Serie A sfruttando la cavalcata della PMS Torino negli anni precedenti. Alla terza stagione di permanenza al massimo livello, i piemontesi consacrano il loro ritorno nel palcoscenico nazionale conquistando la qualificazione alle Final 8 di Coppa Italia 2018.

I festeggiamenti della PMS Torino per la promozione in serie A.
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