Poche ore dopo la tragica notizia della morte di Brandon Clarke, giocatore dei Grizzlies, la NBA è costretta ad apprendere un’altra scomparsa: quella di Jason Collins, deceduto a 47 anni a causa di un glioblastoma al 4° stadio, una forma grave di tumore al cervello scoperto qualche mese fa.
Collins ha giocato in NBA dal 2001 al 2014 con le maglie di New Jersey Nets, Memphis Grizzlies, Minnesota Timberwolves, Atlanta Hawks, Boston Celtics, Washington Wizards e Brooklyn Nets. In carriera contava 735 partite con 3.6 punti e 3.7 rimbalzi di media. Le cifre però non sono nulla in confronto a ciò che Collins ha rappresentato per la comunità NBA e per lo sport: nel 2013, in un articolo di Sport Illustrated, divenne il primo giocatore in attività a fare coming out, non solo in NBA ma in tutti i 4 maggiori campionati sportivi americani. Ruppe così un tabù, dichiarandosi apertamente gay e fungendo da ispirazione per tantissimi giovani che ancora faticavano ad accettarsi, a maggior ragione in un mondo come quello dello sport di squadra.
Anche dopo il ritiro, avvenuto appunto nel 2014, Jason Collins ha proseguito le sue attività di promozione degli ideali di uguaglianza e dei diritti della comunità LGBTQ+, di cui era diventato il volto in ambito NBA.
13-year NBA veteran Jason Collins has died at 47 years old after a battle with Stage 4 glioblastoma. Collins was the first active, openly gay player in NBA history. RIP.
— Shams Charania (@ShamsCharania) May 12, 2026
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