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La storia della sparizione e dell’omicidio di Lorenzen Wright

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Torniamo a parlare di cronaca nera ed NBA, due mondi che spesso, purtroppo, sono stati strettamente collegati. Avevamo iniziato questa rubrica parlando di Javaris Crittenton, attualmente in prigione per omicidio. Oggi racconteremo la storia di Lorenzen Wright, un centro nativo di Memphis con ben 13 stagioni NBA all’attivo e anche discreti risultati personali, che però ha terminato la sua esistenza nel modo peggiore possibile, ovvero venendo ucciso.

La storia di Lorenzen e del suo amore per la pallacanestro nasce grazie a suo padre Herb, discreta ala ai tempi del college che una volta adulto si dedica all’apertura di un centro ricreativo a Memphis. Qui, durante una partita tra squadre miste, Herb interviene per sedare una rissa. Al termine della gara viene colpito da due proiettili nel parcheggio della palestra, finendo in coma per una settimana e poi confinato a vita sulla sedia a rotelle. Appresa la notizia, Lorenzen si trasferisce nuovamente vicino al padre e nel frattempo, al college, tiene medie importantissime: in entrambe le stagioni a Memphis va in doppia-doppia di media, e nel Draft 1997 viene selezionato con la settima scelta assoluta dai Los Angeles Clippers.

Le prime stagioni sono discrete, anche se non ai livelli di ciò che aveva mostrato al college. Quando però nel 2001 torna nella “sua” Memphis, firmando il contratto con i Grizzlies, produce il suo miglior basket della carriera, chiudendo a 12 punti e 10 rimbalzi a partita la sua prima stagione. Nel 2006 lascia di nuovo Memphis, la sua carriera prosegue tra alti e bassi, va a Cleveland ed Atlanta ma non lascia mai il segno, prova anche l’avventura cinese ma ormai la sua carriera non ha più nulla da dire.

Se la vita privata di Wright fosse una partita, l’highlights principale sarebbe il matrimonio con la moglie Sherra, con la quale ha 6 figli. La relazione però è burrascosa, resa ancora più complicata dalla tragedia della morte della piccola Sierra, che a soli 11 mesi perde la vita a causa della sindrome della morte in culla. Oltretutto, Lorenzen inizia ad avere molte difficoltà economiche, è costretto a vendere immobili e beni personali per mantenere la famiglia, e sfiora più volte la bancarotta.

Il 19 Luglio 2010 Lorenzen scompare ufficialmente. Sua sorella, che aveva in custodia in quel periodo i figli, lo stava aspettando ad Atlanta per passare dei giorni insieme. A quell’appuntamento Wright non arriverà mai. Passati pochi giorni dalla denuncia della sorella, il corpo viene ritrovato crivellato di colpi d’arma da fuoco in un bosco poco distante da Memphis. Inizialmente si parla di un suicidio a causa della bancarotta, eppure nessuno si sarebbe mai aspettato qualcosa del genere.

Le indagini però proseguono, viene scoperta una telefonata al 911 partita proprio dal cellulare del giocatore, in cui si sentono nitidamente molte urla e ben dieci colpi d’arma da fuoco. Prende sempre più piede l’ipotesi dell’omicidio, nonostante manchino ancora dei veri indagati. Intanto i funerali del compianto Wright vengono svolti al FedEx Forum, con tutta la città di Memphis in lutto.

 

Family, friends remember Lorenzen Wright on death anniversary, hope for  closure in upcoming trial - Memphis Local, Sports, Business & Food News |  Daily Memphian

La polizia interroga le persone vicine a Lorenzen, su tutte la moglie, la quale inizia a parlare di giri di droga, senza però convincere a fondo gli inquirenti. Nei giorni successivi viene trovata l’arma del delitto in fondo al lago di Walnut, a circa 100 chilometri da Memphis. Sulla pistola vengono rinvenute le impronte di un certo Billy R. Turner, diacono della chiesa di Collierville. Inizialmente il nome dice poco, ma tutto cambia quando si scopre il suo rapporto con la moglie di Lorenzen, Sherra Robinson, che frequentava la chiesa di Turner. La donna viene accusata di essersi messa d’accordo con lui per uccidere Wright e intascare il milione di dollari dell’assicurazione sulla vita dell’ex giocatore NBA.

Sherra fin da subito nega ogni accusa, ma le prove contro di lei sono schiaccianti. Per arrivare a una confessione ci mette addirittura 9 anni, nonostante venga già condannata in primo grado, ammettendo di aver organizzato il tutto con due complici, senza però mai rivelare l’altro nome, oltre a quello Turner. Ad oggi la donna sta scontando una condanna a 30 anni di carcere.

La stessa Sherra ha dichiarato che ci furono molteplici motivazioni dietro la propria scelta. In parte l’assicurazione, in parte alle ripetute violenze che avrebbe subito dall’ex marito nel corso del loro matrimonio.

Così dopo la tragedia di papà Herb, paralizzato con due pallottole nella schiena, finisce a soli 34 anni la vita terrena di Lorenzen Wright, ucciso a colpi di pistola dalla moglie e dai suoi complici.

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