La verità di Derek Fisher

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Negli ultimi mesi ne abbiamo sentite molte su Derek Fisher, ormai da qualche settimana ex coach dei New York Knicks. Tutto era partito la scorsa estate, quando la notizia di una lite tra l’ex Lakers e Matt Barnes a causa della frequentazione tra l’allenatore e l’ex moglie del giocatore dei Grizzlies era divenuta di dominio pubblico. Si era parlato di rissa e successivamente Barnes, non esattamente una persona calma e razionale, era più volte tornato sull’argomento minacciando Fisher e procurandosi anche una multa da parte della NBA.

Fisher, finché è stato allenatore dei Knicks, ha mantenuto il silenzio, non commentando le voci. Fino ad oggi il Venerabile Maestro non si era espresso nemmeno su quanto riportato dopo l’esonero, rumors che collegavano il provvedimento della franchigia non tanto ai risultati (New York in quel periodo aveva perso nove delle ultime dieci partite) ma al comportamento di Fisher fuori dal campo, quindi alla sua vita sentimentale. Alcuni avevano addirittura menzionato che Tim Hardaway Jr, giocatore dei Knicks fino all’anno scorso, aveva avuto problemi simili a quelli di Barnes con il coach.

A distanza di tempo, Fisher ha finalmente parlato, usando come mezzo Sport Illustrated. Il sito sportivo non è nuovo nel pubblicare editoriali importanti scritti di proprio pugno da giocatori o allenatori, basti pensare a quello che aveva steso Lebron James per annunciare il suo ritorno a Cleveland nell’estate del 2014. Per leggere l’intero editoriale dal titolo “Truth” in lingua originale potete cliccare qui, noi riporteremo la traduzioni delle parti più importanti qui sotto, prima riguardo alle voci successive all’esonero e in seguito alla vicenda legata a Barnes. Insomma, ecco la verità di Derek Fisher.

“E’ passata qualche settimana da quando sono stato esonerato dai New York Knicks. Nel tempo che è trascorso, sono state scritte molte cose su di me, la maggior parte delle quali non sono altro che rumors e gossip” – ha esordito Fisher – “Mentre la storia si è espansa, l’unica cosa che mancava era la mia voce, la mia versione”.

Poi subito la verità sulle voci: “Quando l’organizzazione mi ha informato della sua decisione, la conversazione è stata corta. Il messaggio sottolineato era che le cose non stessero funzionando come avrebbero sperato. Ho ringraziato la dirigenza per l’opportunità, ed è tutto. In nessun momento alcuna persona presente all’incontro mi ha parlato del fatto che storie della mia vita personale stessero distraendo il gruppo o, più importante, che qualche mio giocatore avesse comunicato alla dirigenza di aver perso fiducia in me come allenatore. Niente nemmeno lontanamente paragonabile a questo è stato mai tirato fuori o discusso”.

In secondo luogo, la precisa versione di Fisher sulla diatriba con Barnes e il ruolo della donna in questione, Gloria Govan, ex moglie del giocatore e madre dei suoi due figli: “Per prima cosa, sono sconvolto e deluso dal modo in cui Gloria è stata trattata dai media. Dopo che la molto pubblicizzata (e sventurata) vicenda accaduta a Los Angeles lo scorso anno, storie dopo storie l’hanno dipinta come una proprietà, invece che la forte, indipendente donna e madre qual è; una persona che è capace di fare le proprie scelte. Stiamo parlando di un essere umano, non di una pedina nel gioco. Quel che Matt [Barnes, ndr] dice, che abbiamo avuto chissà quale rapporto prima della lite, è un’esagerazione. Abbiamo giocato insieme ai Lakers nella stagione 2010-11 più un paio di mesi in quella più corta a causa del lockout. E’ tutto. Questo è il nostro rapporto. Durante quel periodo eravamo compagni di squadra e non abbiamo mai avuto problemi. Non abbiamo comunque mai avuto una vera relazione fuori dal campo. I nostri bambini non passavano tempo insieme, le nostre famiglie non interagivano. Non c’erano feste di compleanno a cui partecipavamo entrambi e nemmeno cene post-partita. Non eravamo amici e non avevamo amici in comune”.

Descritto il rapporto che i due avevano, e che per quanto misero fosse è stato poi deteriorato dall’accaduto, Fisher è passato a descrivere quello che sarebbe successo l’anno scorso a Los Angeles: “Quando io e Gloria abbiamo iniziato a frequentarci, lei e Matt erano già separati e vivevano lontani da più di un anno. Lo stesso vale per me, io e mia moglie eravamo separati da tempo, lei era a LA, io a New York. Matt e Gloria non stavano provando a riavvicinarsi. La relazione non era qualcosa che volevo pubblicizzare, ma nemmeno nascondere. Non c’era ragione per farlo. Non so cosa passasse nella testa di Matt quando quel giorno di Ottobre si è presentato senza invito alla casa di Gloria ed ha iniziato a sbraitare. Io non ho contrattaccato. Nessuno presente ha fatto altro che cercare di calmarlo, in particolare perché i figli suoi e di Gloria erano presenti. Non c’è stata alcuna rissa. E’ tutto. Non c’è altro che questo. Al tempo non avevo intenzione di dire nulla di quanto accaduto, e certamente non speravo che l’incidente divenisse di dominio pubblico. Per quanto fossi turbato, era qualcosa che avrei voluto lasciar passare e, come allenatore NBA, ero molto più preoccupato che azioni fuori dal campo potessero riflettersi su molte altre persone invece che solo su di me. Poi successivamente la storia della ‘rissa’ è stata pubblicata dai media. Vi lascerò speculare su chi l’ha resa pubblica e perché, oltre che sulla natura dei loro caratteri. La mia reputazione parla da sola. So di non essere perfetto. Sono umano e imperfetto. Ho fatto degli errori. Ho dei difetti, tutti li hanno. Detto questo, sono stato in NBA e sotto i riflettori per 20 anni. Molte persone mi conoscono bene e sanno quale sia il mio vero carattere. Non mi avrebbero mai concesso di guidare le squadre che ho guidato senza il carattere e l’integrità di cui dispongo. Ringrazio per il supporto i fans e le persone che mi vogliono bene e sanno come sono. Ho imparato molto nella transizione da giocatore ad allenatore. Valorizzerò sempre la mia esperienza a New York e so che ne trarrò beneficio andando avanti. Cosa accadrà prossimamente? Il tempo lo dirà, io sono pronto per continuare il mio viaggio e sono esaltato per quello che verrà”.

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