L’anno di Luka

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Arrivati alla fine dell’anno si va sempre a fare il punto della situazione, su come sono andate le cose, cercando i migliori e i peggiori, chi è migliorato e chi no. Beh, il 2017 della palla a spicchi ha un nome e un cognome: Luka Dončić.

Anzitutto perché è stato l’anno del suo diciottesimo compleanno, e sappiamo tutti quanti l’importanza di raggiungere la maggiore età per una ragazzo, perché spesso ce ne dimentichiamo, ma Dončić è pur sempre un ragazzo di 18 anni, con però un talento da fenomeno, e per questo lo trattiamo da adulto fatto e finito.
Ma ridurre il 2017 di Wonderboy – soprannome datogli dai media spagnoli – al semplice raggiungimento della maggiore età sarebbe molto più che riduttivo. Perché quest’anno Dončić si è consacrato a livello mondiale, entrando a far parte dell’Olimpo dei giocatori di EuroLeague.
È impressionante come, nel giro di pochi mesi, si sia preso in mano le chiavi del Real Madrid – non stiamo parlando di una squadra qualunque, ma di quella con più titoli europei in bacheca – e l’abbia condotta fino alle Final Four di EuroLeague, poi perse con il Fenerbahce, nell’unica partita dove Dončić non è riuscito ad incidere come avrebbe voluto e dovuto (0 punti, 2 rimbalzi e 3 assist).
La crescita esponenziale del diciottenne di Lubiana è visibile anche dalle statistiche: ha chiuso la scorsa stagione di EuroLega a poco meno di 8 punti di media per ogni allacciata di scarpe, mentre in questo primo scorcio di annata è salito a quota 18.5, più che doppiando se stesso. La stessa EuroLeague si è resa conto di lui, nominandolo MVP della settimana 3 volte di fila, il che gli ha permesso di portare a casa di diritto il premio come miglior giocatore del mese di ottobre.
Un altro aspetto incredibile – e qui vanno dati grossi meriti al Real Madrid – è che se si pensava che i blancos avrebbero fatto fatica a stare ai piani alti senza probabilmente il suo miglior giocatore, Sergio Llull (out per infortunio almeno fino alla fine della stagione regolare di EuroLega), e così in parte è stato nel mese di novembre, ma Luka è comunque riuscito a sopperire all’assenza dello spagnolo e ora il Real è tornato a viaggiare a gonfie vele, a 3 vittorie dalla testa della classifica in Europa e primo in classifica in Liga ACB con 11 W e solo 1 L.

Eppure la vera consacrazione a livello mondiale, tanto da essere definito la prima scelta migliore di sempre da Mike Schmitz di ESPN, è arrivata nel mese di settembre, con l’incredibile vittoria di Eurobasket 2017 da parte della Slovenia. Cosa mai successa prima e con roster anche più forti. Il merito non è mai di un singolo negli sport di squadra, per questo allarghiamo il campo ad altri due suoi compagni: Anthony Randolph, che di sloveno ha solo il passaporto, ma questa è un’altra storia, e Goran Dragic, MVP a mani bassissime della competizione. Citazione speciale per Klemen Prepelic che, per due settimane, ha tirato da tre punti come il Basile dei tempi d’oro.
In tutto questo però nemmeno Dončić si è mal comportato, anzi, sono stati proprio i suoi canestri a trascinare la Slovenia fino in finale, dove lui ha potuto dare un contributo relativo (8 punti e 7 rimbalzi in 23 minuti scarsi, avrebbe sicuramente chiuso in doppia doppia) causa un infortunio alla caviglia, non grave, ma che l’ha visto costretto a guardare i minuti finali del match dalla panchina.
Il #77 sloveno ha comunque chiuso la sua storica avventura europea con 14 punti di media segnati (il suo high è stato di 27, contro la Lettonia ai quarti di finale, che gli ha anche permesso di diventare il realizzatore U18 più prolifico in un singolo incontro della storia di Eurobasket), conditi da 8 rimbalzi e 3.6 assist ad ogni allacciata di scarpe. Ha sfiorato addirittura una tripla doppia contro la Spagna, in semifinale, chiudendo con 11+12+8, in una partita che gli sloveni non dimenticheranno mai, al pari di

Eurobasket
fiba.com

quella con la Serbia, perché ha permesso loro di assicurarsi la prima storica medaglia in una competizione FIBA, dopo il quarto posto del 2009, finalina persa di un punto contro la Grecia di Schortsianitīs.

E ora cosa succederà nel 2018? Bella domanda. Il finale più scontato sembra l’NBA, ma sarà veramente così? Chi lo sa, forse nemmeno Dončić. Di certo c’è solo che sarà draftato, forse con la 1, difficilmente sotto la 3, ma il vero obiettivo che si è posto è tornare alle Final Four, questa volta a Belgrado, alla Kombank Arena, in Serbia – con la quale avrebbe potuto giocare per via del suo albero genealogico – e dalla quale spera di uscire in lacrime, come accaduto alla Sinan Erdem Spor Salonu, non a maggio, ma a settembre.

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