Venezia-Brescia, le pagelle: la testa di Luca Vitali, il granito di Burns e la mano di Bramos

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Con il match tra Venezia e Brescia, si è chiuso il quadro dei quarti di finale di questa Final Eight di Coppa Italia. Quattro partite emozionanti e piene di sorprese palpitanti. In attesa delle semifinali di domani, ecco le nostre valutazioni sull’ultima partita da poco conclusa.

haynes veneziaUMANA REYER VENEZIA:

Haynes 4,5: chi vi scrive, è convinto che il giocatore in questione non possa essere il play di riferimento di una squadra che ispira a raggiungere traguardi importanti e realizzare significative ambizioni. Può avere lampi di genio di tanto in tanto, ma sul lungo periodo non garantisce certezze. Abusi di tiri non andati, di secondi persi per scelte errate.

McGee 5: sarebbe l’uomo deputato a far effettuare il cambio di passo alla squadra, ma i suoi tentativi per una sera vanno a vuoto. Un paio di triple girano intorno al ferro per poi uscire beffardamente; erano i tiri che avrebbero potuto proiettarlo ancor di più nel match? Chissà.

Viggiano 5-: tirare da fuori è un’opportunità ghiotta, ma non l’unica possibilità di un gioco che presenta una grande vastità di soluzioni.  Il suo nome va associato al rumore dei ferri, sempre colpiti dai suoi tiri mai a bersaglio. Ha la colpa di non ampliare il proprio bagaglio.

Bramos 7,5: una luce nel buio offensivo che stasera ha divorato i lagunari. Segna 22 punti con fattezze al solito eleganti ed esteticamente mirabili. Un cecchino da dietro l’arco e mai stanco di prendersi responsabilità A lungo andare però, la solitudine fa male anche a lui.

Ejim 5,5: due sciocchi falli in attacco nel terzo quarto lo limitano e condizionano. Peccato, perché dà sempre l’idea di poter essere uno dei giocatori in grado di suonare la carica e combinare sempre qualcosa con la palla tra le mani.

Peric 5: cosa sarà successo al giocatore in grado di dominare in ciabatte fino all’infortunio dello scorso anno? Ancora non si sa, ma ciò che è certo è che stasera è stato il ritratto dell’impalpabilità, almeno fino a un paio di giochi da 3 punti che avrebbero potuto raddrizzare la situazione nel finale. Troppo poco per bastare.

Hagins 5: fuori luogo. Soffre Berggren, bullizzato da Burns e mai messo nelle condizioni di far valere il suo atletismo contro gli avversari. Una pedina che dovrebbe essere vitale, ma che in realtà si trasforma a tratti in una piccola zavorra.

Ress 6: non gli si può più chiedere la luna. Gioca il minimo e lo fa con umiltà, concedendosi anche qualche perla di tanto in tanto. D’altronde la classe non è acqua e perderla risulta complesso, nonostante l’incedere di Dio-Tempo.

Ortner 6: qualche minuto nemmeno niente male, dove porta punti e il solito contributo non sgradito. Forse, nella ripresa, avrebbe meritato un po’ di fiducia in più. Su Burns un po’ di mestiere non avrebbe fatto mica male.

Coach, De Raffaele 5,5: se quasi tutti i tuoi giocatori in campo hanno le polveri bagnate, c’è poco da fare.  Forse avrebbe potuto dare più fiducia a Ress e a Ortner con un Hagins in palese difficoltà? Attende con impazienza un altro lungo e spera di recuperare Tonut, anche se forse il vero problema è in regia. Potrebbe inventarsi qualcosa per sopperire ad alcune lacune individuali.

moss bresciaGERMANI BASKET BRESCIA:

Moore 5: forzature continue che non producono nulla, se non una lunga panchina nel secondo e decisivo tempo. Se il talento non è esplosivo e la testa non gira a dovere, i risultati, personali, ne risentono.

L.Vitali 7,5: la testa, una parola tanto abusata ma mai così calzante. Luca Vitali gioca, e vince, con la testa. Luca Vitali è un perno sul quale si può fare sempre affidamento se viene posto in testa, per l’appunto, a un progetto sportivo ben delineato. Sforna assist prelibati, gestisce il ritmo con autorità, tiene botta in difesa e segna nel momento più caldo della partita. Chapeau.

Bushati 6,5: nelle sere più importanti il gregariato può elevarsi alle stelle. Una prassi che Bushati mantiene in pieno, trovando addirittura due fondamentali buzzer e rendendosi molto utile sul parquet. Alla faccia della panchina corta.

M.Vitali 5,5: non ce la sentiamo di mettergli una sufficienza, dal momento che le sue percentuali dal campo sono state scadenti. Nel primo tempo si era accorto che il suo tiro non fosse in serata, ragion per cui nel prosieguo del match si è speso molto in difesa e rimbalzi. Ha poi riprovato a rientrare nel match con qualche tiro di alta classe, ma son bastati il fratello e qualche altro degno compare per centrare l’obiettivo.

Moss 6,5: l’esperienza che fa la differenza. Ha la forza di non apparire nonostante il suo status di stella conclamata, aspettando il momento di colpire e ferire, come nel canestro mancino che fa calare quasi il sipario sulla sfida. Per il resto, difesa e rimbalzi, specialità delle casa.

Landry 7: un talento puro, capace di trascinare la squadra nel primo tempo, ma anche in grado di farsi trovare pronto nella ripresa, quando ci si affida a lui nonostante le redini del comando siano passate ad altrui mani. Accetta di buon grado l’evolversi del match e si adegua alla perfezione.

Burns 7,5: un secondo tempo da incorniciare, durante il quale fa il buono e il cattivo tempo sotto le plance. Non concede nulla ai lunghi avversari, ma soprattutto, trascina tutto e tutti dall’altra parte del campo. Un fisico di granito che non gli impedisce di regalare qualche elegante movimento in post e di mettere in mostra una mano più che educata.

Berggren 7: a sorpresa si rivela l’asso offensivo vincente dei primi due quarti, quando il pick and roll con Luca Vitali funziona che è una meraviglia. Dopo il riposo lungo negli spogliatoi lascia il posto a un Burns indemoniato. Ciò non cancella quanto costruito dapprima.

Coach, Diana 7,5: ha costruito un gioiellino niente male dopo le difficoltà di inizio stagione. Ha scelto gli uomini al quale affidare lo spartito da dirigere e, nella lettura delle partite, è bravo a capire e a cavalcare l’onda positiva di ogni suo giocatore.

 

 

 

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