Le 5 verità che ci hanno lasciato le Final Eight di A2

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Si sono appena concluse a Jesi le Final Eight di Coppa Italia di serie A2, con il trionfo per molti inaspettato della Bertram Tortona. E’ stata una 3 giorni di basket interessante, che ha messo in evidenza diversi spunti in attesa della volata finale a caccia dei playoff promozione per la serie A. La redazione di Basketuniverso ha provato ad analizzare le 5 verità che queste Final Eight ci hanno lasciato.

1) Tortona: la vittoria della Bertram è stata netta, tanto quanto dicono i punteggi finali delle sfide vinte contro Trieste (+25), Biella (+16) e della finale contro Ravenna (+32). Ma ciò che ha impressionato di più è stata la facilità con cui queste vittorie sono arrivate. I Leoni infatti sono riusciti a punire gli avversari in diversi modi, alternando ottime percentuali dall’arco (contro Biella un inizio da 5/5, nella finale contro Ravenna lo strappo decisivo è stato

Sorokas – Foto LNP.

contraddistinto da un 8/13), a canestri attaccando il ferro sfruttando i varchi lasciati dalle difese impegnate a controllare i tiratori. Sorokas si è dimostrato un giocatore pronto per altri palcoscenici, Garri è ancora uno dei migliori centri della lega, Johnson è in grado di spaccare le partite in pochi minuti, e gli innesti in corsa di Gergati e Alibegovic consentiranno al Derthona di recitare un ruolo da protagonista nei playoff, senza dimenticare un “supporting cast” di spessore (ottime le prestazioni di Quaglia e Stefanelli)

2) Est/Ovest non così lontani: è vero che una rondine non fa primavera, che Trieste vista nel quarto di finale è troppo brutta per essere vera e che alla Fortitudo mancava Mancinelli, però numeri alla mano le 5 sfide che hanno visto confrontarsi squadre dei due gironi, hanno visto prevalere le squadre di Ovest per 3-2. Inoltre le vittorie di Tortona e anche di Biella sono state abbastanza nette, e Trapani contro la Effe è rimasta in partita per tre quarti di gara. Sicuramente i playoff, giocati al meglio delle 5 partite, saranno un’altra storia, però questa Final Eight ci ha dimostrato che il divario tra i due gironi non è così ampio come forse tutti si aspettavano.

3) La caduta degli Dei: alzi la mano chi si aspettava che neanche una tra Trieste, Fortitudo e Casale Monferrato avrebbe  partecipato alla finale. I monferrini sono i dominatori del girone Ovest da inizio campionato, e sono sicuramente una squadra attrezzata e dalle rotazioni ampie, il che faceva pensare che i rossoblu sarebbero stati in grado di poter affrontare l’impegno di 3 partite consecutive mantenendo un livello prestazionale elevato. Invece già nel quarto di finale è arrivata la sconfitta contro Ravenna. Trieste arriva da un periodo non positivo in campionato, ma nessuno si attendeva un tracollo simile nel quarto di finale, perso contro Tortona senza neanche lottare. Sconfitta tanto pesante da indurre il presidente Mauro a scusarsi pubblicamente con i tifosi. L’unica delle favorite a vincere almeno una partita è stata la Fortutudo Bologna, la cui corsa si è però arrestata in semifinale contro Ravenna: per puntare alla promozione i biancoblu dovranno sicuramente cambiare l’atteggiamento, e l’assenza di Mancinelli non è una scusante sufficiente.

Trieste è stata la delusione della F8

4) Sede da rivedere: nessuno si sarebbe aspettato che il primo fine settimana di marzo sarebbe stato caratterizzato da una perturbazione che ha portato neve e gelo praticamente in tutta Italia, con grosse ripercussioni sul traffico stradale e ferroviario. Sicuramente questo ha influito negativamente sull’affluenza al PalaTriccoli, spingendo molti tifosi a restare a casa e a non raggiungere Jesi. Ciò detto, resta il dubbio che forse geograficamente Jesi non sia stata la scelta migliore come sede della Final Eight, visto e considerato che la città marchigiana è più a sud rispetto a quasi tutte le città che ospitano le squadre del girone Est, e che è lontana da praticamente tutte le città di Ovest, se si escludono forse le laziali, distanti comunque fin da inizio stagione dai posti che qualificano alla coppa. Basti confrontare le immagini dell’anno scorso a Bologna (furono circa 600 i tifosi giunti da Biella per la finale) con quelle desolanti degli spalti della finale tra Tortona e Ravenna. Probabilmente anche senza il maltempo le tribune del PalaTriccoli sarebbero rimaste ampiamente vuote, e una manifestazione del genere merita una cornice diversa.

5) Piemonte on top: 3 squadre iscritte al campionato e 3 squadre qualificate per la Coppa Italia, di cui 2 arrivate in semifinale, e la vincitrice finale. Il Piemonte ha fatto filotto, considerato che Torino si è aggiudicata la Final Eight di serie A, e a Fabriano, a pochi chilometri da Jesi, anche la Paffoni Omegna ha vinto la coppa della propria categoria, la serie B. E’ una grande soddisfazione per una regione che ha società storiche (Casale Monferrato ha da poco superato i 60 anni di età, la “giovane” storia quasi 25ennale di Pallacanestro Biella affonda le radici nella Libertas che negli anni ’70 assaggiò la serie A, Torino sembra essere tornata ai fasti della storica Auxilium), e in cui negli ultimi anni il basket sta “rubando” sempre più di frequente giovani ragazzi che lo scelgono rispetto ad altri sport. L’attenzione al settore giovanile di società come Casale Monferrato (i successi di quest’anno sono frutto anche dell’inserimento di giovani dal settore giovanile come Denegri) e Biella (dove Federico Danna ha cresciuto talenti come De Vico, Lombardi e Laganà) è un fiore all’occhiello per tutto il basket piemontese.

 

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