Il possibile sbarco della NBA in Europa mette in apprensione l’EuroLega. Anche per questo motivo i club azionisti hanno recentemente optato per una nuova leadership, affidandosi a Chus Bueno. Il dirigente spagnolo appare deciso ad aprire una linea di dialogo con NBA e FIBA, con l’obiettivo di giungere a una super competizione in cui i tre attori possano collaborare.
Nel frattempo Mateo ha tracciato la roadmap, puntando deciso alla volontà di collaborare con la NBA. Nel caso in cui la lega USA riuscisse a raccogliere i 5 miliardi che ha preventivato, EuroLega sarebbe pronta a sedersi al tavolo per lavorare assieme. Se, invece, lo sbarco della NBA in Europa non si concretizzasse, EL metterebbe in pratica il piano di espansione triennale che ha presentato qualche settimana fa.
Il possibile arrivo di una NBA Europe non implica automaticamente la fine dell’Eurolega. In questa fase la NBA sta ancora studiando il progetto: ha condiviso materiali con alcuni stakeholder e, una volta concluso questo processo, tirerà le somme internamente. Solo dopo si aprirà un confronto più concreto, anche con l’Eurolega, per capire se esistono spazi di collaborazione. Per ora è necessario attendere, valutando con attenzione quale sarà la risposta del mercato e il reale peso economico dell’iniziativa. Gli scenari possibili sono due. Se la NBA riuscisse a raccogliere i 5 miliardi di euro previsti, si aprirebbe una grande opportunità per tutto il movimento europeo, che non ha mai beneficiato di investimenti così rilevanti. In questo caso, la strada più logica sarebbe quella di collaborare, perché un sistema unificato consentirebbe di aumentare il valore complessivo ed evitare ulteriore frammentazione. Se invece il progetto non dovesse andare in porto, l’Eurolega continuerebbe con il proprio piano strategico già definito. In ogni caso, la prospettiva ritenuta più sensata resta quella di una competizione condivisa, anche se richiederà compromessi da entrambe le parti.
Nell’intervista con El Mundo Deportivo, il CEO di EuroLeague ha parlato anche della possibilità di allargare il numero delle partecipanti e della possibile divisione in Conference, oltre alla necessità di investimenti sulle infrastrutture, della trasformazione dei club in franchigie e della necessità di superare la frammentarietà, ritenuto il principale ostacolo finora alla redditività dell’attuale massima competizione continentale. C’è stata, inoltre, un’apertura ad aumentare il peso del merito sportivo, garantendo l’accesso anche tramite i campionati domestici e non solo attraverso l’EuroCup.
Il nodo centrale resta la difficoltà del basket europeo nel generare ricavi, dovuta a un ecosistema troppo dispersivo, con molte leghe nazionali e diverse competizioni che finiscono per dividere risorse, attenzione e valore commerciale. Per questo l’Eurolega sta lavorando su più fronti: da un lato vuole sostenere lo sviluppo delle infrastrutture, in particolare delle arene, considerate fondamentali per una crescita organica e per aumentare le entrate da pubblico, sponsor ed eventi; dall’altro punta a dare maggiore stabilità ai club, anche attraverso modelli simili alle franchigie, che garantirebbero orizzonti più lunghi e maggiore sicurezza per gli investimenti. Si sta inoltre valutando un ampliamento della competizione, sia nel numero di squadre sia nella struttura, con ipotesi come le conference, per rispondere all’interesse crescente di club di alto livello. Parallelamente, resta aperta la possibilità di integrare maggiormente il merito sportivo nei criteri di accesso, affiancando ai percorsi esistenti nuove opportunità legate ai campionati nazionali. Nonostante le criticità, il quadro generale viene visto con ottimismo: il valore dell’Eurolega è in crescita, il brand è sempre più riconosciuto e, con nuove risorse e strategie, i club potrebbero beneficiare di ricavi più consistenti e di una crescita strutturale nel medio-lungo periodo.
