Lewis e Troisi: scusate il ritardo

Oltre il Canestro Rubriche

Dunbar High School. Le stagioni dall’81 all’83 non verranno dimenticate facilmente.  I Dunbar Poets hanno vissuto due anni che capitano poche volte nella vita di una High School.  Durante tutti e due gli anni non hanno perso neanche una partita. Il primo anno il record fu di 29 vittorie e zero sconfitte, mentre nel secondo vinsero ben 31 volte senza ovviamente perdere mai. La stella di quella squadra è Reginald Lewis. 201 cm di altezza per 88 di peso.  Vero portento della natura. Un futuro assicurato. Gioca da ala piccola, una macchina da punti.

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Roma. 1982. Su Rai Tre va in onda uno speciale televisivo dedicato ai nuovi comici italiani. In quel preciso istante stava cambiando la storia della televisione e del cinema italiano. Una nuovo modo di fare cinema stava prendendo piede. Una via diversa che avrebbe esportato la comicità italiana in tutto il mondo.  Allo stesso programma televisivo, “Che Fai, ridi?”, collaboravano tra gli altri: Massimo Troisi, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone. Lo stesso anno, proprio con Lello Arena, Troisi collaborerà a “Scusate il ritardo“. Un film che farà conoscere Napoli. Che avvicinerà generazioni. Che sancirà la svolta artistica del giovane Massimo.

Boston, aprile 1993. Al Boston Garden è tempo di playoff. Celtic e Hornets si stanno affrontando al primo turno. Lewis è il capitano dei “bianco verdi” e ha viaggiato in stagione regolare a 17 punti di media a partita. Questa partita, però, è di quelle che si gioca con il coltello tra i denti. La squadra di casa è sotto di 5.

Durante il time-out Reggie parla ai compagni. Li invita a dare tutto. A pensare che quella sia la loro ultima partita. Bisogna vincere. Poco dopo Lewis vedrà tutto nero. Si accascerà al suolo. Un collasso lo ha gettato al tappeto. Racconterà di aver sentito una fitta in pieno petto, poi più niente.

Procida, 1994.

“Non puoi rimandare l’intervento, non starai dicendo sul serio?”

“Voglio prima finire il film. E’ troppo importante per me.”

Il dialogo riassunto in queste due righe vede come protagonisti Troisi e Renato Scarpa. Massimo ha una malformazione alla valvola mitrale. Nel 1976 sostenne un intervento chirurgico negli Stati Uniti, ma ora il problema è più grave del previsto. Dovrebbe operarsi d’urgenza. Neanche per sogno. Sono da poco iniziate le riprese del “Postino“, Troisi vuole finire il suo capolavoro ad ogni costo. Dodici ore dopo la fine delle riprese morirà nel sonno. Stroncato da un infarto. Il suo cuore non ce l’ha fatta. Quel film, il suo ultimo sforzo.

Brandeis University di Waltham, Massachusetts. 27 luglio 1993.

Reggie non ha mai smesso. Non ha smesso di credere che il basket sia il “suo” sport. Non ha mai smesso di allenarsi da quella volta che ha visto nero. Corre per il campo. Incita i compagni. L’anno precedente uscirono al primo turno proprio contro gli Charlotte Hornets. Bisogna che i Celtics tornino a vincere. Corre più di prima per dimostrare che non sta male, che può sconfiggere ogni problema. Poco dopo vedrà tutto nero. Si accascerà al suolo ancora una volta. Nessun racconto di nessuna fitta. Il cuore ha smesso di battere a soli 27 anni.

Nello stesso istante in cui la maglia di Reggie Lewis verrà ritirata per sempre da i Boston Celtics “l Postino” di Troisi riceverà cinque nominations all’Oscar.

“L’amore credo che sia quel sentimento che riesce ad uscire indenne a durare, nel tempo, rispetto alla stanchezza, alla rottura di scatole, alla noia, ai dolori. Ma bisogna aspettare l’ eternità, per riconoscerlo.”

Massimo Troisi

Ah dimenticavo… scusate il ritardo. Quale ritardo. Siete andati via troppo presto.

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