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L’USPTO ha rigettato la richiesta di registrazione del marchio di Bronny James

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Sebbene Bronny James sia a malapena un giocatore di rotazione in NBA (2.9 punti di media in questa stagione), il cognome gli ha finora aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Comprese quelle di Nike, con la quale il classe 2004 ha un contratto di sponsorizzazione proprio grazie a suo padre LeBron, uno dei volti del celebre brand statunitense. Nell’ottica di costruire un marchio per Bronny, Nike nei mesi scorsi aveva sottoposto allo United States Patent and Trademark Office (USPTO) la registrazione di un logo che doveva rappresentare “B9”, ovvero l’iniziale di Bronny e il suo numero di maglia, molto semplicemente. Il marchio sarebbe stato utile poi per vendere prodotti targati proprio James Jr. Sarebbe, perché in realtà l’USPTO ha rifiutato tale richiesta, come riportato da ESPN.

Sebbene la notizia farà sicuramente sorridere qualcuno, le motivazioni non riguardano ovviamente Bronny James. Secondo la commissione giudicante infatti il logo B9 sarebbe troppo simile ad “un altro B9”, ovvero il logo della Back9 Golf Apparel, un’azienda di Austin, in Texas, che vende abbigliamento da golf, soprattutto cappellini.

Ora Nike avrà 3 mesi per presentare ricorso per questa decisione e motivare come i loghi invece possano coesistere perché non abbastanza simili tra loro. In alternativa il potente brand di abbigliamento sportivo potrebbe mettersi in contatto con la Back9 Golf Apparel e “convincerla” a concedere il permesso di utilizzare il logo B9 di Bronny. Per il giocatore è un problema fino ad un certo punto, visto che in passato ha già registrato ben 3 marchi a proprio nome: “Bronny”, “Bronald” e “B J Jr.”.

Francesco Manzi

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